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“La Decima Legione”, un libro di Maria Pace

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di ALTEA ALARYSSA

Se dicessi che uno dei protagonisti di questa avventura è un sogno? Potrei aggiungere che l’altro attore in scena è l’incubo. Forse, sono le due facce della medesima medaglia o forse due esseri diversi, all’alba di un epoca di cui si sono dimenticate le gesta. Ho appena terminato La decima legione di Maria Pace, che al momento si compone solo di due volumi, ma presto potremo arrivare al terzo e personalmente lo aspetto trepidante.

Chi mi conosce, sa che ho una formazione archeologica, quindi la storia e più precisamente quella romana, vive in me come fosse linfa vitale. Potete quindi immaginare, che se questo libro mi è piaciuto, è la testimonianza che si può scrivere un romanzo storico senza dover stravolgere la Storia. Vi parlavo di un sogno, questo diverrà il filo del destino che collega tutti i personaggi di questa storia, ognuno di loro ne ha uno proprio ma sarà la forza motrice della storia, se non ci fosse, nessuno di loro si sarebbe incontrato.

In principio era Roma, l’enorme città sogno, croce e delizia di molti uomini. Alcuni l’hanno persino governata, anche se in modi che i posteri non dovrebbero giudicare a cuor leggero: scomoda e la testa che reca la corona, flebile è la voce di colui che tutto ha ma nulla possiede. Ci fu l’abbaglio di Nerone. Una Roma ellenistica, piena di arte, in cui la guerra è una trivialità di cui si occupano gli altri. La sua preghiera si trasformò presto nel terrore di non essere amato, non essere compreso. Lui rispose dando panem et circenses conditi dalla paura.

Una preghiera può essere una maledizione. Posso sentire Atte cantare: Ti Prego Nerone cedi la tua corona e guarda il sole che splende! Probabilmente avrebbe dovuto farlo. La città bruciava ma in un gioco di specchi distorti, lui vedeva una Roma migliore mentre Roma vedeva che l’imperatore non la comprendeva.

Dopo di lui ci furono sogni di morte, sogni rossi, pieni di tensione e di urla. L’unica a regnare in quel seggio vacante era solo l’incertezza dei suoi abitanti. Roma se ne stava seduta davanti al portale del tempio di Giano senza sapere da che parte voltarsi.

Tra tutti questi fili vive la storia della Decima legione.

Marco non sapeva di avere dei sogni finchè non li incontra negli occhi di Lucilla, per la loro realizzazione potrebbe rischiare la morte ma è disposto a giocare col fato.

Lucilla vede nel sonno, il velo stellato di una candida vestale. Solo quel velo la porterà a poter stringere a sè il suo Marco.

Attorno ai due protagonisti si costituirà davvero un manto stellato. un manto fatto di amici e compagni che vivranno e soffriranno con loro. Roma è il sogno e l’incubo in cui vivono, non possono fuggirla e non possono odiarla. Lei è ovunque, anche nella terra straniera in cui sono nati quel nuovo profeta e il liberto del nuovo imperatore Vespasiano. Ci imbattiamo nel problema della fede. La religione in una città dove regna l’assolutismo ma non può comprendere la fedeltà ad un solo re.Lucilla si ritrova a credere per tutti. Si affida al suo animo candido e nonostante la sofferenza, si siede ai piedi della città, le benda i piedi e le canta canzoni di amore lenendole le ferite provocate dalle caligae e dai rovi della cupidigia.

Maria Pace ha fatto un lavoro enorme di ricerca di un periodo storico, che parte dal termine della dinastia Giulio-Claudia e l’inizio della Flavia. Tutta la storia di quegli anni è ben documentata e vissuta da ogni anima che si trova coinvolta in quello che è stato, come ho detto, il sogno e l’incubo di molti. Nonostante l’evidente impronta didattica dei due libri, lo stile si adatta benissimo ad una lettura “profana”, non dovete sapere cosa storicamente accadde, lasciatevi trasportare da Maria e ascoltate il suono della Decima legione sui selciati di marmo, tra le onde del mediterraneo e davanti alle mura di Gerusalemme. Ascoltate le urla di una città ostaggio di volontà spesso contraddittorie a loro stesse e saprete che siete a Roma.

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