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La filosofia della totalità sociale come antidoto allo specialismo capitalistico

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di GIUSEPPE ROTONDO

E' passata poco più di una settimana dalla morte di George Floyd, evento che ha avuto una risonanza mondiale in tutti gli organi di informazione, infiammando la reazione spasmodica dell'opinione pubblica, tutta unita nella più che lecita condanna alla discriminazione razziale e nella campagna di sensibilizzazione dei diritti degli afroamericani. Al di là dell'importanza del singolo caso, che ha visto comunque la fine precoce della vita di un "quasi innocente", nella conseguente litania anti-razzista propinata dal mainstream giornalistico e televisivo si è messo per l'ennesima volta in luce uno dei punti di forza del sistema oggi dominante. Se infatti prendiamo per buono il principio secondo cui l'ideologia, la cultura, nonchè l'informazione siano il prodotto di interessi economici e finanziari di larga scala, possiamo dedurre uno dei tratti salienti del capitalismo contemporaneo: la capacità più o meno consapevole di individuare e mettere in risalto le sue molteplici e particolari contraddizioni, senza mai riferirsi alla contraddizione primaria che la caratterizza e che se smascherata potrebbe mettere a repentaglio la sopravvivenza del sistema complessivo. Questo abile trucco ideologico permette al capitalismo di presentare sé stesso come unico orizzonte di senso possibile e pensabile, togliendo dall'immaginario collettivo qualsiasi idea di società alternativa a quella vigente. Si tratta di un meccanismo manipolativo artatamente architettato e messo in pratica dai mezzi di informazione, che in tal senso risultano perfetti riflessi sovrastrutturali del potere dominante. Tale potere, fondato su una stretta cerchia di elitès liquido-finanziarie non votate e non concretamente visibili da alcun individuo, ha interesse nel nascondere in ogni modo le disuguaglianze sociali e i rapporti di forza realmente esistenti. E per riuscire in tale scopo non può far altro che inculcare nelle masse l'idea, tipicamente scientista ed intellettualistica, che esistano tanti singoli problemi, la cui propagandata rilevanza non soltanto nasconde la contraddizione sociale primaria, ma la rinnega in toto. Infatti, più si afferma con forza e virulenza che esiste una varietà sfumata ed infinita di contraddizioni singole e particolari, più si valorizza l'assunto per cui il sistema complessivo vada preservato ad ogni costo. E' il caso del fenomeno chiamato dal sociologo Baumann economicizzazione del conflitto di classe, grazie al quale la classe operaia perse la sua portata rivoluzionaria e fu incorporata nel sistema capitalistico di produzione. Questo processo fu attuato spostando le attenzioni del proletariato dall'ambizione ad una società comunista o comunque alternativa a quella capitalistica alle rivendicazioni salariali e sindacali, perfettamente coerenti ad un mantenimento conservativo del sistema sociale.

Ma al di là di questo caso, per lo più superato, è proprio la vicenda Floyd a fornire un esempio significativo della strategia manipolativa effettuata dai signori della finanza e degli interessi economici sans frontiérs. Quanto più si pone l'attenzione delle masse dominate su problemi singoli che non mettano mai in discussione il potere delle classi dominanti, tanto più si consolida e irrobustisce la tenuta generale del sistema. Che uno dei problemi particolari riguardi il tema del razzismo, dei diritti delle minoranze o ancora della corruzione politica e del conseguente "meno Stato", poco importa; il modus operandi rimane lo stesso e non smette mai di rivelarsi proficuo.

E' infatti evidente che lo specialismo e il settorialismo siano le inossidabili roccaforti dell'ideologia capitalista. Quest'ultima si fonda sull'esaltazione delle parti a tutto svantaggio della totalità sociale che dovrebbe spiegarle e che invece viene prontamente rinnegata, con lo scopo di legittimare l'ordine esistente: "Trionfo della razionalità se analizzato nelle singole parti che lo compongono, il mondo capitalistico rivela la propria essenza di totalità contraddittoria se esaminato olisticamente con la ragione, mostrandosi come un mondo capovolto in cui la produzione materiale potrebbe soddisfare i bisogni dell'intera umanità e, in coerenza con il "cattivo infinito" del profitto, viene invece dirottata verso l'illimitato accrescimento delle ricchezze di pochi."[i]

In questo senso l'unico antidoto alle contraddizioni e alle ingiustizie sociali prodotte dal capitalismo contemporaneo  resta, dal punto di vista teorico, il ritorno ad una filosofia della totalità sociale, che prenda come proprio compito principale la conoscenza complessiva e la critica morale del "mondo rovesciato" di cui siamo abitatori e delle sue riprovevoli tragedie etiche.



[i]Diego Fusaro, Minima Mercatalia, Bompiani, p.347