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Il fascino del Mito - Mitologia Nordica. Thor, dio del tuono e del fulmine

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di MARIA PACE

Non è, naturalmente, il personaggio esagerato e dall’arcaico linguaggio che siamo abituati a vedere a cinema o sui fumetti, ma è sicuramente uno dei personaggi mitologici più seguiti. Lunga barba, chioma di un rosso fiammeggiante, è così che egli viene raffigurato: alla guida di un carro trainato da due capri.

Figlio di Odino, Re degli Dei, e di Joro, Dea della terra, Thor, “Dio del Tuono e del Fulmine” era il più forte fra tutti gli Dei, ma non è di certo il personaggio di fumetti e videogiochi. Forte e talvolta anche brutale nella perenne lotto contro i Giganti, nemici giurati degli Dei, ma anche generoso e bonario. Thor , era assai vicino agli uomini ed ai loro bisogni e per questo assai amato dai popoli del nord, al punto che i Vichinghi giunsero e definirsi “Figli di Thor”

Per compagna aveva Sif, dea della fertilità, assai bella e famosa per la sua chioma, d’0ro come il grano nei campi, che il popolo dei Nani avevano tessuto proprio per lei, quando il dio Loki le aveva tagliato quelli originali.

Proprio come Giove, però, anche Thor ebbe molti amori, tra cui, Jarnasaxa, da cui ebbe un figlio, Magni; Ullr, invece era suo figlio adottivo.

Thor era la divinità più conosciuta, amata e venerata della stirpe degli Asir, divinità della mitologia nordica; l’altra stirpe, i Vanir, dopo una lunga guerra, avevano finito per allearsi e combattere insieme a loro contro le forze distruttive di Hella, Signora della Morte. Secondo la leggenda, al termine di questo ciclo vitale, arriverà il Ragnorok, una specie di Apocalisse, una battaglia finale tra le potenze della luce e dell’ordine e quelle delle tenebre e del caos, in seguito alla quale il mondo verrà prima distrutto e poi rigenerato.

Gli Asir non erano Divinità immortali, ma destinati a morire proprio durante quella battaglia. Dimoravano nella mitica residenza di Asgard, il castello Bilskirnir, uno spazio sacro separato dal Miogaror, il mondo profano dei mortali. Immenso come una città, questo castello era circondato da possenti mura costruite da Hrìmpursar, gigante di ghiaccio.

Thor, significa “Tuono”, nome che gli deriva dal fragore del carro a bordo del quale amava spostarsi attraverso il cielo, annunciato dal Lampo, manifestazione della sua potenza. Creatore e distruttore dell’energia celeste, tutte le forze della natura, dalle nubi, donde scaturisce la pioggia, ai tuoni e ai fulmini, che sconquassano il cielo durante le tempeste, sono provocate dal passaggio nel cielo del suo carro..

Il culto di questa divinità si perde nella notte dei tempi. Dio del tuono, del fulmine e delle tempeste, Thor era forte, generoso e considerato anche il paladino dell’umanità. Conosciuto anche con il nome Donar, era venerato presso tutti i popoli germanici, dove gli furono dedicati culti e numerose ballate. Per questa sua natura misericordiosa verso gli uomini, il suo culto venne tenacemente opposto a quello del Cristo, il nuovo Dio , proveniente dal sud . In seno alla cultura romana, invece, fu riconosciuto quale dio della guerra e sempre nell’antica Roma, alcuni studiosi lo associarono ad Ercole, sia per la straordinaria forza fisica ,che per le continue lotte contro mostruose creature.

I suoi principali nemici erano gli Jotnar e i Giganti: gli Hrimpusar, Giganti di ghiaccio e i Muspellmegir, Giganti di fuoco; il nemico più acerrimo, però, era Jormungard, gigantesco serpente che con il suo interminabile corpo snodabile, circondava tutta la terra. Thor, Dio mortale, si scontrò con lui, nella battaglia finale del Ragnorok, e lo uccise, ma, dopo aver percorso nove passi, crollò a terra, morto, vinto dal veleno del malefico serpente.

Altre mostruosi nemici combattuti da Thor erano i Troll, diaboliche creature della notte, frequentatori delle tenebre più più oscure, che la luce del giorno tramutava in pietra; la leggendo racconta che fossero terrorizzati dai suoi fulmini.

Thor era sicuramente il più forte fra mortali e immortali, ma ad aumentarne il valore, era anche il ssesso di alcuni oggetti di natura magica. Tre, questi oggetti: Mjolnir, il martello, e i guanti di ferro, che gli permettevano di bene impugnarlo, oltre ad una magica cintura che ne raddoppiava la già immensa forza fisica.

Il Mjolnir possedeva diverse virtù magiche: era in grado di frantumare qualunque cosa, tornare sempre nelle mani di chi lo brandiva e rimpicciolirsi fino a diventare un monile. Era perfino capace di resuscitare i morti.

Quale divinità poteva aver creato una simile meraviglia? Strano a sapersi, ma a costruire il “martello di Thor” non fu un Dio, bensì un mortale. Un mortale del tutto speciale, però, perché apparteneva al particolarissimo popolo dei Nani o Elfi, fabbri eccelsi e fu il frutto di una disputa. . Fra Thor ed il fratello Loki, infatti, era sorta una discussione su chi fosse capace di realizzare un oggetto degno degli Dei. Si cimentarono due Nani, Eitri e Sindri, e la palma del vincitore fu assegnata all’elfo Sindri, valente fabbro che creo un’arma altamente magica che chiamò: Mjolnir.

Si trattava di un oggetto in cui era stata infusa la potenza e l’energia del dio del cielo, in grado di colpire demoni e spiriti del male: proprio così appare nelle diverse iscrizioni runiche e proprio così così viene riprodotto per essere utilizzato nelle cerimonie sacre. Raffigurato sotto forma di ascia, martello o di croce uncinata, andò via via assumendo forma sempre più vicina al simbolo cristiano della croce. Nel periodo delle conversioni cristiane, entrò presto in contrasto con l’emblema della cristianità, ossia la croce. Il Mjolnir, dunque, il “martello di Thor” rappresenta il principio originario della vita ed è chiamato anche “Grande albero ” o “Grande Pilastro”… ossia “Albero del cosmo”.

Potenzialmente distruttivo, era anche associato al lampo e soltanto Thor e suo figlio Magni, erano in grado di maneggiarlo; per farlo, infatti, non bastava forza umana, né divina, ma occorreva il supporto di un altro magico oggetto: speciali guanti di ferro.

A bordo del suo carro rombante, brandendo il magico martello, Thor scorrazzava per i cieli all’inseguimento di Giganti di cui era nemico dichiarato. E tanti ne uccise. Poi, un giorno, il vecchio Thrym, Re dei giganti Jotnar, acerrimo nemico, furfante patentato e soprattutto … gaudente, gli portò via da sotto il naso il magico giocattolo.

Thor ci rimase assai male, anche perché l’intenzione del vecchio furfante non era quella di sfidare la sua potenza, ma di per ottenere in cambio i favori di Freyja, la bellissima Dea dell’amore e della bellezza. Durante il banchetto di nozze, però. grazie all’astuzia di Loki e alla forza di Thor, il magico martello fu recuperato e il vecchio re dei Giganti restò ucciso.