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Le vespe che incendiano la Florida

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di MADDALENA CELANO*

Red Avispa (in inglese, Wasp Network) è un film drammatico del 2019, scritto e diretto da Olivier Assayas, basato sul libro The Last Soldiers of the Cold War, di Fernando Morais. La pellicola racconta la storia vera (realmente accaduta) di un gruppo di spie cubane sul suolo statunitense, negli anni '90. La trama è basata su avvenimenti realmente accaduti, e tutto ha inizio negli anni ’90. Raccontiamo la trama di questo film poiché politicamente rilevante e storicamente notevole.

Sinossi

La sinossi, basata su eventi reali, racconta quanto accadde all'inizio degli anni '90, a La Habana, Cuba. A La Habana, il pilota René González, abbandonò la moglie Olga e la figlia Irma per iniziare una nuova vita negli Stati Uniti. Vola segretamente a Miami su un aereo rubato, un Antonov An-2. González si unisce a un gruppo di esiliati cubani che si oppongono a Fidel Castro, il gruppo è chiamato Brothers to the Rescue. Il gruppo anticastrista opera in Florida e lavora per la disintegrazione della fiorente industria turistica cubana; sorvolano persino lo spazio aereo cubano e violano palesemente i trattati internazionali.

Da parte sua, un'organizzazione dell'intelligence cubana, chiamata Red Avispa, cerca di infiltrarsi in questi gruppi anti-castristi. Questa cellula è guidata da Gerardo Hernández, alias Manuel Viramontez, che già nel 1992 operava a pieno regime con la sua rete di agenti a Miami.

Nel marzo 1995, i cubano-americani Martínez Rueda e Ramírez Oro, entrano clandestinamente via mare e seppelliscono armi ed esplosivi che avrebbero usato in un attacco all'hotel Meliá a Varadero, ma una settimana dopo furono arrestati all'aeroporto de La Habana prima di eseguire la loro missione. La Cuban American National Foundation (CANF) e Brothers to the Rescue lanciano opuscoli di propaganda su La Habana e guidano le barche dei “balseros” da Cuba fino alle coste della Florida, ma contrabbandano anche droga e armi . Dirigono anche attività terroristiche contro Cuba organizzate da Luis Posada Carriles. All'inizio del 1996, due Cessna Skymasters dei Brothers, che violarono lo spazio areo cubano e perciò il diritto internazionale, furono abbattuti dai MiG cubani, uccidendo quattro aviatori statunitensi, sul Mar dei Caraibi.

Juan Pablo Roque è un altro pilota militare cubano, che lanciandosi in mare per abbandonare il paese socialista, chiede asilo politico alla base navale di Guantánamo. Quando arriva a Miami, viene reclutato dai Brothers to the Rescue, e sposa Ana Margarita Martínez. Ma, dopo alcuni anni, ritorna segretamente a Cuba, chiarendo di essere una talpa infiltrata nei gruppi anti-castristi. In un'intervista alla televisione de La Habana, chiarisce perché è tornato nel suo paese e afferma che le organizzazioni anti-castriste violano espressamente lo spazio aereo cubano, organizzando attacchi terroristici sull'isola. Alla fine, ammette che l'unica cosa che gli manca della sua vita a Miami è il suo camion Jeep Cherokee.

Dopo mesi e molte procedure burocratiche, Olga e sua figlia sono autorizzate a lasciare Cuba per incontrare René a Miami. Ma prima del suo viaggio, Viramontez informa Olga che suo marito non è affatto un gusano, cioè un traditore del  governo di Castro, ma è in realtà un eroe e un agente dell'intelligence cubana che si è infiltrato nell'FNCA; ma deve mantenere il segreto per la sicurezza della sua famiglia e dell'intera rete Wasp.

Nel 1997, in El Salvador, Raúl Cruz León viene reclutato da un’organizzazione  anti-castrista per piazzare bombe C-4 in diversi  hotel e locali a La Habana. Un imprenditore italiano di origine genovese, Fabio Di Celmo, muore nell'attacco all'hotel Copacabana. Lo stesso giorno, Cruz León viene catturato dalla polizia cubana. Dopo essere stata catturata, l'organizzazione di Posada Carriles lo abbandona al suo destino. Infine, René González, Manuel Viramontez, e l'intera rete Wasp vengono scoperti e arrestati dall’ FBI, affrontando le accuse  di spionaggio, cospirazione  e l’accusa di agire come agenti di un governo straniero e altre attività illegali sul suolo statunitense. La rete viene condannata a pesanti pene detentive dal giudice federale Joan A. Lenard (Adria Carey Pérez). In un'intervista, Fidel Castro riconosce l'esistenza di agenti dell'intelligence cubana negli Stati Uniti ma, precisa, che furono inviati esclusivamente per salvare la vita al popolo cubano, vittima di frequenti attacchi terroristici/dinamitardi, da parte dei “gusanos” di Miami.

Nonostante le offerte dell'FBI di ridurre la pena, René González rifiuta di cooperare con le autorità statunitensi.

Le conseguenze delle azioni della Red Avispa

• Olga Salanueva-González viene consegnata a Cuba dopo aver trascorso 3 mesi in prigione. Incontra le sue figlie Irma e Ivette e organizza campagne per la liberazione di suo marito.

• René González resta in carcere per 12 anni. È stato rilasciato il 7 ottobre 2011.

• Gerardo Hernández, alias Manuel Viramontez, è stato condannato a 2 ergastoli. È stato rilasciato nel dicembre 2014, come parte di uno scambio di spie dopo essere stato in prigione per 15 anni.

• Ana Margarita Martínez ha citato in giudizio il governo cubano. Un tribunale gli ha riconosciuto $27 milioni in danni, ma ne ha ricevuti solo $200.000.

• Juan Pablo Roque non ha mai più pilotato aerei. Di fronte a problemi finanziari, ha dovuto vendere il suo Rolex su eBay.

• Raúl Cruz León continua a scontare la sua pena di 30 anni.

• Luis Posada Carriles è morto nel 2018, all'età di 90 anni. Non è mai stato processato per aver organizzato gli attentati dinamitardi presso i locali e gli hotel de La Habana, nel 1997.

Gli effetti mediatici della pellicola sono stati eclatanti. In Florida hanno minacciato di bruciare i cinema, se mai il film fosse mostrato al cinematografo, e si stanno raccogliendo firme per costringere la produzione a ritirare il film.

A Miami, in questo momento, il tema del film è diventato una sorta di “gogna” anticomunista, con i media locali che attaccano il regista francese, Olivier Assayas, accusandolo di propaganda a favore di Cuba. Il particolare importante  è che The Wasp Network racconta eventi reali che sono stati documentati dalle stesse autorità degli Stati Uniti in un processo che è considerato il più lungo nella storia della giurisprudenza di quel paese e in cui tre generali e un ammiraglio, hanno testimoniato. Un ex consigliere presidenziale e vari terroristi confessi, appaiono sullo schermo per quello che sono.

La trama di Red Avispa inizia a La Habana, all'inizio degli anni ‘90. È la storia di ciò che è accaduto nel suo stato più puro, privo di opinioni o interpretazioni da parte dello sceneggiatore e del regista; una verità intollerabile per uno dei personaggi reali che appare nel film, José Basulto. In quegli anni si presentò come un buon samaritano, salvatore dei balseros, nello stretto della Florida, ma sostenne le sue azioni con il traffico di droga, violò felicemente lo spazio aereo di Cuba e finanziò sparatorie contro i bagnanti cubani e stranieri, sulle spiagge.

Paradossalmente, le prove dei suoi crimini non sono state fornite dal Ministero degli Interni Cubano, ma dall'FBI, che era a conoscenza di tutto ciò che stava accadendo. Ora Basulto si oppone a Netflix e dichiara: "sono più che d'accordo con Trump nel porre fine al rapporto e agli accordi con Cuba".

C'è una storia che sembra semplicemente aneddotica riguardo agli eventi accaduti più di 20 anni fa, ma che è attuale se vista correttamente. Gentaccia come José Basulto o Luis Posada Carriles, organizzatori di attenti terroristici contro gli hotel all'Avana e il sabotaggio di un aereo civile, in cui morirono 73 passeggeri e membri dell'equipaggio, non sono oggi marginali nella società statunitense.

Il cubano dell'isola che ha visto The Wasp Network, all' Havana Film Festival, lo scorso dicembre, sa che l'odio che ha ispirato gli attacchi terroristici negli anni '90, permea i discorsi del presidente Donald Trump oggi e conquista altri fascisti che brulicano attraverso i forum di Facebook e i canali YouTube, collegati ai suprematisti bianchi. Inoltre, George W. Bush ha scatenato la sua guerra al terrore su altri paesi, ma proteggendo i suoi amici terroristi a casa. Ora Trump sta corteggiando gli incendiari della Florida e si mostra evasivo nel condannare gli estremisti di destra che hanno lasciato la loro scia di morte, durante la sua amministrazione, da Charlottesville a Minneapolis, passando per El Paso.

Uno studio sul database degli estremisti statunitensi, indica che il 74% degli attacchi terroristici che si sono verificati sul suolo americano, dopo l'11 settembre 2001, fino al 2016, erano opera di agenti dell’estrema destra statunitense. Da quando Trump è diventato presidente nel 2017, la maggior parte degli attacchi ai civili indifesi avvengono dalla parte dei suprematisti bianchi. Il profilo dell'aggressore non varia troppo: un maschio bianco, ispirato da discorsi violenti e con facile accesso alle armi d'assalto. È l'archetipo di José Basulto, che ha beneficiato dell'attuale estrema destra, protetta dalla legge statunitense. The Wasp Network è insolito e coraggioso. Si concentra sulla spiegazione di ciò che è stato nascosto per decenni e che non si vuole ammettere: sul perché gli agenti cubani siano stati inviati negli Stati Uniti.

Sia l'impunità con cui agiscono gli estremisti, sia l'assente reazione dell'amministrazione Donald Trump sul recente assalto armato, avvenuto questo 30 aprile 2020, contro l’Ambasciata della Repubblica di Cuba a Washington, rispondono silenziosamente alla domanda più grande:

Chi sponsorizza davvero il terrorismo?

Gli Stati Uniti sono stati il principale organizzatore e sponsor del terrorismo nel mondo, sin dalla sua nascita come potenza, con aspirazioni di egemonia universale.

Nel corso della storia contemporanea, quella nazione ha creato, strutturato e fornito ogni tipo di supporto a gruppi paramilitari e a terroristi in tutto il mondo. Ha anche fornito assistenza a numerosi governi dittatoriali che hanno usato il terrore, come strumento di repressione contro i loro popoli.

La professoressa cubana Acela Caner Román (storica e pedagogista), ne Il Ragazzo del Copacabana, scrive a riguardo:

La sicurezza cubana era a conoscenza del fatto che nel Salvador operava una rete di mercenari dedicati al terrorismo e al narcotraffico internazionale, strettamente legata ala controrivoluzione cubana di Miami. È risaputo che da molto tempo diversi appartenenti alla mafia anticubana di questa città appoggiano e intrattengono relazioni con le forze più reazionarie di quel paese centroamericano, inclusi gli squadroni della morte. È opportuno riferire come precedentemente, tra l’aprile 1994 e il settembre 1997, si sono avute notizie di più di 30 piani terroristici progettati a Miami contro il nostro paese, tra cui più di 15 con l’utilizzazione dell’esplosivo C-4, organizzati dalla Fondazione Nazionale Cubano Americana e da altri gruppi controrivoluzionari, come Alpha 66, IL PUND e il gruppo di Orlando Bosh responsabile del crimine alle Barbados,  i quali hanno tutti base negli Stati Uniti.[1]

La guerra terroristica scatenata contro Cuba è stata concepita come politica governativa. La varietà di azioni militari, economiche, biologiche, diplomatiche, psicologiche, di propaganda, di spionaggio, l'esecuzione di atti di sabotaggio e i tentativi di liquidare fisicamente i leader del processo rivoluzionario, fanno parte di una strategia ufficiale creata ed eseguita dalla Casa Blanca per sconfiggere la Rivoluzione e fermare la costruzione del socialismo sull'isola.

Troppe sono le prove che sono state citate così tante volte: il dirottamento di aerei, che fino al 1959 non avevano precedenti nel mondo, era un metodo ideato e utilizzato proprio dalla CIA nel suo programma di azioni terroristiche. Le cifre di 3.478 cubani morti e 2.099 cubani disabili, come vittime di tutti i piani violenti sulle Grandi Antille, mostrano le gravi conseguenze del flagello.

Due mesi dopo che, il terrorista Alazo Baró, sparò "per uccidere" contro l'Ambasciata Cubana a Washington, il silenzio complice della Casa Bianca ha portato alla luce il fantasma di un passato ancora vicino nel tempo.

Lo spirito che animava il mercenario e i suoi burattinai a Miami, nacque dalla politica di intolleranza, complicità e dai discorsi di odio che per anni permisero a Orlando Bosch, Posada Carriles e altri mostri, nati sotto la tutela del governo statunitense, di agire in completa libertà.


[1] Acela Caner Román, Il Ragazzo del Copacabana, Editorial José Martì,  La Habana, 2004, p. 29.

* responsabile esteri di Convergenza Socialista