Il SudEst

Tuesday
Aug 04th
Dimensione carattere
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home Cultura Cultura Hella, signora degli inferi

Hella, signora degli inferi

Email Stampa PDF

di MARIA PACE

Un cavaliere, nella notte senza luna, immersa nella profonda oscurità rotta da lampi e tuoni, attraversava la campagna, la figura sepolta in un mantello scuro; il cavallo correva  veloce come il vento.  Galoppava veloce tra valli buie e profonde, come spinto da una forza arcana verso le profondità degli Inferi.

Ed era proprio la strada per gli Inferi che stava percorrendo.

Quel cavaliere era  Hermóðr,  figlio di Odino, incaricato dagli Dei di riscattare  Baldr, l’altro figlio di Odino, dal mondo dei morti e riportarlo a d Esgard, la residenza degli Dei.

Nata dall’accoppiamento di Loki e di Angrbboda,  HELLA era la Signora degli Inferi.

“Signore dell’inganno”  era il nome del primo e “Presagio di sventura”, quello della seconda e dall’amplesso di simili creature, non poteva che nascere un essere letale. “Morte”, era, per l’appunto,  il significato del  suo nome e con il suo arrivo a questo mondo, arrivarono anche  tutti i guai per l’umanità: disgrazie, dolore e disperazione.

A completare il quadro di quella simpatica famigliola, c’erano altre due mostruose creature: Fenrir, il Lupo della Brughiera e Jormungand. il Serpente degli abissi marini.

I tre “pargoli”, però,  vennero allevati in gran segreto nello Jotun-heimr, la terra dei giganti,  per tenerli celati agli Dei, i quali non gradivano davvero  la loro presenza, presagendo che, da quella genia, non potevano arrivare che disgrazie.

Quando Odino scoprì  la loro esistenza, li esiliò negli angoli più remoti del creato per limitare gli eventuali danni che avrebbero  potuto provocare: inabissò Jormungand  nelle profondità delle acque e isolò  Fenrir, nelle  lande desolate delle brughiere.

Ad Hella, invece,  affidò il  Mondo-di-sotto, orrendo e gelido.

Hella, però,  si trovò subito a perfetto agio in quella plaga desolata e fredda  ed era talmente felice e soddisfatta di quell’assegnazione, che per dimostrare ad Odino la sua riconoscenza , gli inviò una coppia  di corvi: Huginn e Muninn, che il Re degli Dei accettò  molto volentieri e con la stessa gratitudine, tanto da  permetterle di accogliere nel suo regno, tutti i defunti che fossero stati respinti dal Walhalla, il regno dei combattenti morti di  morte eroica.

Due Dimore, dunque, accoglievano i defunti: il  Walhalla,  Regno di Odino, per gli eroi e l’Hella,  il regno di Hella,  per tutti gli altri: morte naturale, a causa di malattie, ma anche  i traditori e i criminali.

Come tante divinità ancestrali, Hella è raffigurata  in una palese dualità; il suo  volto è metà nero e cereo, a rappresentare  l’aspetto ferale della sua natura, ma l’altra metà, sereno e pacato, ne raffigura invece l’aspetto protettivo e benevolo.  In tempi arcaici infatti, presumibilmente in epoca matriarcale, essa era venerata quale Grande Madre Terra.

Quando perdette questo suo ruolo di mediatrice tra l’umano e il divino?

Sicuramente quando  lo scettro del  dominio passò dalle mani femminili in quelle maschili, con l’avvento del patriarcato. Proprio nel periodo di transizione e poi per tutto il tempo a seguire… ed ancora oggi,  la figura femminile diventò  simbolo di inganno, causa di   disordine e confusione e mille altre cose.

Ancora oggi vale il detto “Chi dice donna, dice danno”.

E così, quanto l’uomo è saggio, tanto la donna è irrazionale; quanto l’uomo è coraggioso, tanto la donna e pavida, ecc…

Ma torniamo alla “dolce” Hella, la quale non amava la solitudine e si scelse presto uno sposo tra i sui “ospiti” e non si trattava di un ospite qualunque, ma dell’eroico e famoso re Dyggvi,  disgraziatamente morto di morte naturale e non per  una delle sue gesta eroiche.

I due, però, filavano d’amore e d’accordo e regnarono in pace sul mondo dei morti, nell’immenso palazzo Eliudnir, letteralmente: “freddo di neve”.

Non era un posto allegro, ma tetro e gelido, all’interno del quale si trovano le suppellettili della Dea,  dai nomi assai significativi: Hungr, ossia “fame”, era il piatto, Sulltr o “carestia” era il coltello, Kor o “letto per ammalatti,   era naturalmente  il letto.

Non meno suggestivi ed inquietanti erano anche i nomi dei due servitori della particolarissima coppia e cioè,  Ganglati, ossia Il Pigro  e  Gagnlot, ovvero La Sciatta.

Per  accedere a quel posto di delizie, il povero defunto doveva prima attraversare  la grande caverna Gnipahellir ed affrontare il suo guardiano, il feroce mastino Gmar, dal pelo sozzo di sangue, che, pur  saldamente legato a una catena,  cercava di impedirne l’ingresso; per vincerne la resistenza, però, bastava offrigli un pezzo di pane inzuppato nel proprio sangue.

Attraversata la caverna, occorreva oltrepassare  anche il fiume Gjoll,  attraverso un ponte lastricato d’oro,  custodito da un altro feroce guardiano, la gigantessa Mooogor.

Superata ogni difficoltà, le anime dei defunti venivano accolte nel palazzo Eljuonir,  eccetto  gli assassini e i traditori, che erano trasferiti nel Nastrond, un orribile posto dove venivano sottoposti ad ogni forma di torture e maltrattamenti, in attesa della fine del mondo, ossia del  Ragnorok  o Apocalisse, durante il quale la terra si sarebbe rigenerata per un nuovo  ciclo.

Hella, come si è detto, viveva appagata nel suo regno ed assai raramente saliva in superficie per avventurarsi lungo i sentieri del Mondo-di-sopra e lassù, tutti si auguravano che quelle “passeggiate”,  regolarmente notturne e con il favore delle tenebre, avvenissero il più raramente possibile. La ragione era semplice: ognuna di quelle apparizioni,  era accompagnata da morte, distruzione, miseria e sventura.   La ferale  Hella portava  sempre con sé, in quelle occasioni, due oggetti dall’innocua apparenza: un rastrello e una scopa. Gli uomini sapevano che se ad essere in azione era il rastrello, qualcuno degli sfortunati incappati nel suo raggio d’azione, avrebbe potuto anche scamparla, ma se avanzava usando la scopa, allora non ci sarebbe stato scampo per alcuno.