Il SudEst

Saturday
Sep 26th
Dimensione carattere
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home Cultura Cultura Antica Roma: La famiglia

Antica Roma: La famiglia

Email Stampa PDF

di MARIA PACE

La famiglia si basava innanzitutto su due cose: la castità delle figlie e la fedeltà delle mogli… non che la morale fosse così rigida e il malcostume inesistente!

Il malcostume c’era. C’era, ma non riusciva a corrompere la famiglia: i maschi frequentavano prostitute prima e qualche volte anche dopo il matrimonio, senza troppo rumore… in questo  nulla è  cambiato!

Fin dall’epoca arcaica il rito nuziale era di due specie: sine manus cum manus.

Con la forma di matrimonio detta sine manus il marito non acquisiva alcun potere sulla moglie, la quale restava legata alla famiglia di origine e non aveva prospettive ereditarie nei confronti della famiglia del marito. Con la forma cum manus , invece, la più comune forma di matrimonio, il marito poteva  acquisire  manus ossia “potere” sulla moglie; il potere della manus comprendeva anche il diritto di uccidere la moglie, legge risalente, pare, a Romolo, in caso di adulterio o di sbronza.

Il rito cambiava secondo la classe sociale di appartenenza: la confarreatio era riservata per lo più alle famiglie patrizie e la coempti, invece, alle famiglie plebee. La prima era una solenne cerimonia in presenza del Pontefice Massimo, al suono di canti e musica.  In corteo, la folla di parenti accompagnava in pompa magna la sposa fino alla casa dello sposo, dove lui era in attesa

e all’arrivo di lei chiedeva:

“Chi sei?”  oppure  “Dove sei?”

Lei rispondeva

“Se tu sei Caio io sono Caia”

Oppure

“Dove tu sei Caio, io sono Caia”.

La seconda forma di matrimonio simulava, invece, un atto di “vendita” della sposa da parte del padre di lei, in presenza di testimoni.

Nel primo caso la donna restava sotto la patria potestà anche  da sposata, ma nel  secondo caso, è vero che si sottraeva alla patria potestà, ma solo per passare sotto quella del marito… insomma, la donna romana doveva dipendere sempre da un uomo: padre, marito e perfino figlio, nel caso fosse rimasta vedova, e perfino seguita da un tutore.

Un terzo caso  la forma dell’Usus, che prevedeva una convivenza ininterrotta di almeno un anno sotto lo stesso tetto.

Durante tutta la cerimonia e il tempo precedente la preparazione, gli sposi erano assistiti da una pronube, una persona, cioè che si prendeva cura di ognuno dei due.

Generalmente il matrimonio era preceduto dal fidanzamento, che  era deciso dai genitori di entrambi gli sposi e si suggellava con la stipulazione di un vero e proprio contratto in cui si regolavano le questioni economiche.

Il matrimonio aveva soprattutto lo scopo di perpetrare la specie e quindi avere figli; questo, però, non lo rendeva indissolubile e il marito… e solamente lui... aveva il diritto di porre fine al matrimonio ripudiando la moglie con o senza colpe, ma sempre  per colpe imputabili a lei. L’uomo, naturalmente, non aveva alcun dovere di fedeltà.

Quella dura disciplina all’interno della famiglia arcaica andò col tempo pian piano allentando e così anche quell’assoluta autorità del padre andò pian piano attenuandosi, fino a cadere del tutto, già nel secondo secolo dopo Cristo. Anche il carattere della discendenza cambiò. Non più  limitata alla parentela  agnatizia, ossia quella legata al pater familias, ma anche alla parentela cognatizia,  ossia alla parentela per parte  femminile. Si giunse, così, a Marco Aurelio ed alla consacrazione ed al  riconoscimento del diritto di sangue.

Inarrestabile, con il passar del tempo, il processo di mitigazione di quel rigore e di quella dura disciplina familiare: gli affetti  che legavano tra loro i genitori e i genitori ai figli e  ai nipoti e perfino agli schiavi, restò sempre  un legame  assai forte e solido, ma  sempre più raddolcito e meno aspro e gravoso.  La donna, ossia la domina o “signora”, non era confinata in un angolo della casa  come  la donna greca, rinchiusa in un  gineceo. La donna romana era libera in casa sua e partecipava alla conduzione della casa e della famiglia: dirigeva i lavori domestici ed ella stessa vi partecipava… per quanto  volesse, vista l’abbondanza del ”personale di servizio”, costituito dal  numero perfino esagerato di  schiavi.

Le famiglie romane non erano numerose. Al massimo tre figli che, tra l’altro, non davano grossi pensieri ai genitori per il semplice fatto che dovevano “crescere in fretta”. I bambini poveri cominciavano a lavorare già a cinque  p  sei anni e quelli ricchi,  a 7 anni erano già sui banchi di scuola, che lasciavano a 11 anni per  imparare ad occuparsi degli affari di famiglia o per iniziare una carriera  politica o militare.

Quanto alle ragazze, a 14 anni erano pronte per il matrimonio.

Dell’educazione dei figli maschi, in realtà, si interessava il padre mentre la madre si occupava delle figlie femmine, però, la presenza di schiavi, lasciava loro davvero molto tempo da dedicare a se stessi.

La famiglia, come pure lo Stato, era  una istituzione che si voleva tenere solida con il cemento della educazione, il rafforzamento del carattere, il rispetto delle leggi,ecc… Per questo era indiscussa l’obbedienza al padre, la fedeltà al marito, il coraggio in guerra, l’obbedienza alle autorità. E il compito per attuare tutto questo, ossia l’istruzione, soprattutto in età arcaica, ma anche fino ad epoca imperiale, era affidato alla famiglia: al padre soprattutto, ma anche alla madre. Solo più tardi il padre si fece sostituire da uno schiavo, preferibilmente greco, nell’impartire quella che,  più che istruzione e cultura, era  disciplina e filosofia di vita.

tratto  da ANTICA ROMA  - le donne  di Re, Cesari e  Imperatori

Area degli allegati