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Michele De Virgilio, Molfetta 1988.

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di STEFANO BARDI

Il cammino dell’Io

Puglia, selvaggia e dolce terra che negli ultimi anni sta partorendo raccolte poetiche di altissima qualità, come per esempio nel 2011 l’opera d’esordio Ho visto uomini cadere del tecnico della riabilitazione psichiatrica e poeta Michele de Virgilio nato a Molfetta nel 1988.

Opera d’esordio, che è costruita sulle tematiche riguardanti gli Uomini e la Vita. Uomini poetizzati attraverso liriche brevi sotto forma di schegge e frantumi declamanti meccaniche parole arrugginite, ovvero parole dipingenti creature puerilmente maligne capaci di deturpare, stuprare e infettare le verginee carni, poiché appartenenti a squallide esistenze animate da mercenarie carnalità. Uomini più nel dettaglio concepiti come creature dalle maligne puerilità e dagli oceanici cuori eternamente tristi, poiché condannati a consumare inanimati e rumorosi ricordi, ma in particolar modo a osservare dolci, elisiache e chimeriche reminiscenze ormai intoccabili, invivibili, inamabili e irriconoscibili. Cuori, quelli degli Uomini, dal molfettese concepiti come oscuri abissi oceanici, ovvero demoniaci Mondi partorienti sanguinose parole, brumosi sguardi e blasfeme eroticità psico-carnali. Uomini infine quelli virgiliani dai cadaverici e cimiteriali sguardi, ovvero specchi riflettenti confuse ombre femminili dalle carni emananti infuocate, ardenti, indemoniate, eroticità e da strazianti melodie declamanti robotiche parole, ovvero lessemi melodicamente immortali capaci di partorire utopici e alchemici universi ultraterreni. Tema, quello sulla Vita, dal molfettese costruito con neniose filastrocche, che la rappresentano come un Mondo popolato da ignudi corpi malinconicamente emarginati, infiniti sguardi elisiacamente vacui e silenziose dipartite emotivamente urlanti, ma in particolar modo da frenetiche esistenze declamanti paradisiache, decrepite e drogate parole. Esistenze in poche parole come energie schiave della madre Morte che ferisce, adombra e uccide i dolori per la rinascita dei suoi figli nella piena consapevolezza della vera Vita nella beatitudine divina. Rinascita virgiliana basata sulla donna, ovvero un’angelica creatura dalle palpitanti emozioni, dalle erotiche carni, dagli streganti sguardi e dalle droganti parole, che purificano il cuore degli Uomini dalle passate violenze, flagellazioni e ferite terrene.

Opera questa seguita nel 2018 da Tutte le luci accese. Poesie 2011-2017, che è divisa nelle sezioni Poesie low cost, Cronache dai giardini insondabili, L’urgente e l’importante e Poesie dello scontento. Opera questa mostrante un Io dalle nostalgiche e alchemiche reminiscenze, che sono imprigionate in fugaci, ambigue e abissali carni dalle afflitte lacrime colme di cadaverici sogni. Un Io, quello virgiliano, mostratoci ai nostri occhi come un fantasma costretto a compiere una oscura e brumosa Via Crucis in quattro tappe, che finirà con l’eterna dipartita spirituale perché non degno di rinascere spiritualmente in nome della beatitudine di Dio. Nella prima stazione Poesie low cost l’Io si mostra, come un fantasma dalle dannate mani partorienti ricordi invivibili e dagli oceanici sguardi ciecamente vivi, che si lasciano infettare da aspre malinconie ormai intoccabili. Io fantasmagorico, quello virgiliano, che dopo aver consumato dolorosi passi nella malinconia più totale giunge nella seconda stazione Cronache dai giardini insondabili, ovvero un Mondo dove è abbracciato da commoventi chimere e riscaldato da intimi visi riflettenti scheletrici affetti, umide ombre e profetiche parole, che saranno illuminati da fulminei momenti di quiete nella terza stazione L’urgente e l’importante. Gioiosi e luminosi attimi esistenziali qui rivissuti assai velocemente dall’Io virgiliano, poiché animati da commoventi reminiscenze esistenziali, ardenti eroticità anatomiche, palpitanti sguardi emotivi e oceaniche chimere spirituali, che verranno però oscurate dalla sua crocifissione nella quarta stazione Poesie dello scontento. Crocifissione che corroderà le sue carni, violenterà i suoi occhi, strozzerà le sue parole e ucciderà le sue emozioni perché indegno di resuscitare nella beatitudine divina. Via Crucis infine simboleggiante il doloroso cammino quotidiano degli uomini e delle donne fino al loro Monte Golgota, che è intimamente rappresentato dal poeta molfettese sotto le sembianze della dolce e amara Puglia, ovvero un Mondo consumato e stuprato da Uomini spiritualmente malinconici, eticamente deturpati e carnalmente violentati da nostalgiche reminiscenze per loro ormai irreplicabili.