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"Cento anni dell'infinito di Charlie Parker"

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di ROSAMARIA FUMAROLA

Nel 1949 a New York, fra i club della cinquantaduesima strada nasceva il "Birdland", il locale il cui nome rimandava inequivocabilmente al nomignolo con cui Charlie Parker, il bopper di Kansas City, era noto tra i jazzisti e non solo dell'epoca.

Bird era ancora in vita e dunque non fu quello un omaggio in memoriam, ma il tributo che i suoi contemporanei avvertivano già come necessario ad un genio della musica di tutti i tempi.

Il destino avrebbe fatto sì che proprio in quel locale a Charlie Parker fosse in seguito vietato l'accesso, a causa del suo stile di vita irregolare, che lo avrebbe portato non molto tempo dopo, giovanissimo, alla morte.

Parker era nato il 29 agosto del 1920. Avrebbe compiuto pochi giorni fa cento anni e come spesso accade agli artisti profondamente influenti,  non sembra essersene mai andato, anzi è oggi più presente che mai e c'è da supporre che lo sarà per molti decenni ancora a venire.

Lo sapevano tutti che sarebbe accaduto, ma in particolare ne erano consapevoli protagonisti indiscussi di rivoluzioni musicali come Miles Davis, il quale più volte sottolineò l'impossibilità da parte di chiunque, anche dei musicisti più dotati, di imitare i vertiginosi fraseggi di Bird, le cui improvvisazioni in tanti si sforzavano di mandare a memoria per riuscire a riproporle al pubblico, forse col malcelato intento di carpirne il segreto.

Ma perché il discorso artistico di Charlie Parker risulta essere ancora così attuale? Perché anche noi comuni ascoltatori ci domandiamo ancora quale sia il segreto della bellezza delle composizioni del sassofonista, che furono immediatamente percepite come radicalmente innovative già dagli artisti e dal pubblico dell'epoca?

Una delle infinite risposte possibili è che con il suo sax Bird ci ha parlato non solo di estetica, ma di un modo di interpretare e vivere la vita, abbattendo qualunque limite che ne impedisca la conoscenza.

Il genio di questo musicista non è infatti consistito solo nello scomporre e ricomporre a proprio piacimento armonie preesistenti, come davvero nessuno era stato fino ad allora capace di fare, no, il genio di Charlie Parker è andato ben oltre una rivoluzione squisitamente tecnica, lasciandoci un messaggio preciso e cioè che la libertà espressiva (e non solo) non può subire ingabbiamenti di sorta e deve essere seguita senza aspettarsi di incontrare prima o poi una rassicurante quanto stupida palizzata.

Charlie Parker ci ha insegnato a cercare l'infinito nel finito ed è per questo, per un coraggio comune solo ai più grandi dell'arte di tutti i tempi, che merita di essere ascoltato ancora e sempre come un imperativo categorico, in grado di far luce sulle strade  buie della vita a cui spesso molti di noi sono costretti.