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Cornelia e Pompea, mogli di Cesare

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di MARIA PACE

“Suspicionem Caesar supra uxorem”

(la moglie di Cesare deve essere al di sopra di ogni sospetto)

Chi non conosce questa frase?

La pronunciò Cesare durante il processo per il divorzio  dalla  moglie, Pompea Silla, nipote di  Lucio Cornelio Silla. Pompea era già la terza moglie di Cesare, vedovo di    Cornela Cinna, morta di parto.

Cornelia aveva  solo ventisei  anni quando morì  di parto, ma  aveva  già dato a  Cesare l’unica  figlia,  l’amatissima Giulia. Cesare l’aveva sposata quando lei aveva solo tredici anni ed egli stesso ne aveva solamente diciotto. Per lei Cesare aveva  sfidato anche  la volontà e gli ordini del potente dittatore  Cornelio Silla il quale  gli  aveva ordinato  di divorziare  da lei  per sposare una  sua  nipote.  Cosa  che più tardi Cesare farà, ma dopo  la morte di Cornelia.

Pompea non doveva essere propriamente una donna irreprensibile. Questo, però, non lo sapremo mai: i fatti che la videro protagonista nell’anno 61  a.C.  dal sapore un po’ boccaccesco,  non sono del tutto chiari.

Che cosa accadde da  spingere il grande  condottiero romano a cercarsi una quarta moglie?

Nella notte tra il 4  e  il  5 dicembre  di  quell’anno, raccontano le cronache dell’epoca,  nella  casa di Cesare, nominato Pontefice Massimo, si celebravano i  riti  in   onore  della dea Bona. Riservati  esclusiva mete   alle donne,  erano rigorosamente  vietati  agli uomini.  Ogni  cosa   procedeva con  gioiosa serenità tra cori sommessi e accenni  di cetre,  quando   il   grido di un’ancella richiamò l’attenzione  di tutte  le donne  presenti,  compresa la madre  di  Cesare  che  coordinava  la cerimonia.

L’ancella indicò qualcuna in  mezzo  alla piccola  folla una  figura malamente nascosta sotto abiti da flautista. E non era  una donna,  ma  un  uomo camuffato  da  vesti  femminili. Il  suo  nome era Clodio, giovane  patrizio  romano, che  assai probabilmente intratteneva una relazione  amorosa  con la moglie di Cesare  il   quale, se  non  era  ancora  il ”dux”, stava   velocemente      scalando la via che lo avrebbe  portato ai massimi  vertici  del potere.

Ecco   come lo  descrive Svetonio:

Un uomo di nobile origine, conosciuto per le sue ricchezze e abilità oratorie, di nome Publio Clodio, per protervia e prepotenza non era secondo a nessun delinquente. Costui si invaghì di Pompea, moglie di Cesare…”

Smascherato, Clodio non ebbe la possibilità di fuggire e lo scandaloso  quanto piccante  ed esilarante  episodio, divenne  ben  presto l’argomento  principale delle  conversazioni  di tutta Roma con  le più che  immaginabili  conseguenze:  il prestigio  di  Cesare  e l’onore di  sua moglie.

Cesare, naturalmente, ripudiò Pompea, ma,  al processo, non solo non volle deporre contro Clodio, ma  si disse   convinto dell’innocenza della moglie. Alla domanda dei  giudici,sul perché volesse ripudiarla, dal momento che non la riteneva colpevole, rispose con  la celeberrima  frase:

“La moglie di Cesare non deve essere sfiorata neppure dal sospetto”