Il SudEst

Monday
Nov 23rd
Dimensione carattere
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home Cultura Cultura Donne e cultura cyborg, alcune riflessioni

Donne e cultura cyborg, alcune riflessioni

Email Stampa PDF

di ANNA CAPRIATI

Una nuova epistemologia cibernetica di matrice decostruttivista à la Derrida, unita alla genealogia della morale femminista, quella della Haraway per uscire dal vuoto post moderno.

Un “manifesto” anni ’91 (l’uso del termine nel titolo attesta la presa di posizione socialista marxista della filosofa statunitense) formato da nuove soggettività femministe oltre – e non oltre – il fascino della corporeità ibrida del cyborg (non è una Donna ex machina o robot). L’avvento sia delle culture punk/rock e sia delle letterature fantascientifiche ha innescato diversi ripensamenti del femminismo storico, partorendo l’idea di fusione tra i movimenti politici delle donne (e le comunità lgbtqi+) e il cyberspazio delle relazioni sociali contemporanee. Una trans-politica del cyberfemminismo significa gettarsi in un “mondo post-genere” (pag. 36) in cui il cyborg definisce una polis tecnologica, superando la dicotomia classica del pubblico/privato. “Dio è morto; Marx è morto; il patriarcato sta morendo di noia e noi non stiamo tanto bene, ma tanto si sa che le donne vivono di più” scrive provocatoriamente la femminista Rosi Braidotti alla Prefazione del libro. Il cyborg non è il soggetto della biopolitica di Michel Foucault, egli simula la politica in un campo più vasto, trasfigurando un sé postmoderno collettivo e personale. Se le tecnologie di comunicazione e le biotecnologie sono “gli strumenti principali per ricostruire i nostri corpi” allora vanno ripensati i linguaggi, cioè imparare a codificare i ‘segni’ mandati da ciò che Luciano Floridi chiama “infosfera” o realtà informazionali. Quali sono i confini tra l’organico e il tecnologico? Delle potenziali identità cyborg sono secondo la Haraway le donne di colore, le identità sessuali queer (ambiguità, fluidità) e i sé mostruosi della fantascienza femminista: la ‘biomitografia’ di Audre Lorde, l’attivista chicana Cherrìe Moraga, e altre. Il cyborg non è corpo innocente, è multiforme, tuttavia anche i nostri corpi sono delle “mappe del potere e dell’identità” o “protesi significante” (pag.82 e pag.119). Infine, non è l’apoteosi alla tecnica il medium discorsivo della filosofa, anzi, la sua riflessione si basa essenzialmente sulla possibilità di “costruire e distruggere allo stesso tempo macchine, identità, categorie, relazioni, storie spaziali” (pag. 84) perché preferisce essere una cyborg inquietante che dea. (Donna J. Haraway, Manifesto cyborg. Donne, tecnologie e biopolitiche del corpo, Feltrinelli, Milano, 2018).