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9/13 gennaio 1947, a Palazzo Barberini nasce il P.S.L.I.

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di MARIO GIANFRATE

Dal 9 al 13 gennaio 1947,  si tiene a Roma il XXIV Congresso del Partito Socialista di Unità Proletaria. L’assise, preceduta da un serrato e, a volte, aspro dibattito tra i sostenitori dell’alleanza strategica con i comunisti e i fautori di una politica di autonomia, rende evidente l’inconciliabilità tra le due anime storiche del socialismo italiano – quella massimalista e quella riformista – causa di profonde lacerazioni nel partito che danno luogo a scissioni. Da due di esse, nel 1921 ha preso vita il Partito Comunista d’Italia e nel ’22 è nato il Partito Socialista Unitario di Turati, Matteotti e Treves.

L’ennesima scissione, che era nell’aria, sarà capeggiata da Giuseppe Saragat che a Palazzo Barberini costituirà il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani. Al nuovo partito aderiranno quasi la metà dei costituenti – 52 su 115 – e, tra gli altri, Giuseppe Emanuele Modigliani, Ugo Mondolfo, Angelica Balabanoff, Ludovico D’Aragona, Rinaldo Rigola, Giancarlo Matteotti. Successivamente a nuove scissioni nel P.S.I. entreranno nella formazione socialdemocratica, in tempi diversi, Ignazio Silone, Ivan Matteo Lombardo, Pierluigi Romita, Matteo Matteotti, Piero Calamandrei di provenienza, quest’ultimo, dal Partito d’Azione, contrari alle liste comuni con i comunisti nel “Fronte Popolare”. In seguito alla unificazione con formazioni socialiste minori – l’Unione dei Socialisti e il Partito Socialista Unitario – il PSLI assumerà la denominazione definitiva di Partito Socialista Democratico Italiano.

Nel contesto politico mondiale, caratterizzato dal contrasto tra Stati Uniti e Unione Sovietica – sono gli anni della “guerra fredda” – quella di Saragat è una scelta tra civiltà occidentale e quella sovietica; le contrapposizioni che in questo momento contano non sono soltanto – per Saragat – quelle economico-sociali ma quelle politiche; non borghesia o proletariato, ma democrazia o totalitarismo. Il PSLI – dal punto di vista ideologico – coniuga l’esigenza della giustizia sociale con la libertà politica.

“E’ necessario – afferma Saragat nell’assemblea costitutiva del nuovo soggetto politico – per noi socialisti di mantenere aperte le coscienze all’appello costante della libertà, di impedire che la contingenza dei mezzi faccia velo alla chiara visione dell’universalità dei fini, che la lotta rivoluzionaria per il trionfo della libertà umana attraverso la instaurazione del socialismo non si risolva in una tirannia soffocatrice”.