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Ne Il giovane Holden di Salinger l’incapacità dello scrittore di adattarsi alle regole e alla ipocrisia della società

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di MARIA PIA METALLO

“È impossibile non sentire più l’odore dei corpi bruciati, non importa quanto a lungo tu viva”. Jerome David Salinger, Il giovane Holden


Decisamente l’esperienza vissuta nel lager nazista ha lasciato dentro Salinger delle ferite mai cicatrizzate che lo scrittore stesso, restìo a parlare di sé, ben sintetizza in modo lapidario in questa frase. Da quella misteriosa ritrosia di Salinger molti sono stati i tentativi di afferrare la complessità del suo animo. Basta leggere il romanzo “Il giovane Holden”, che lo ha reso noto in tutto il mondo, per comprendere la grandezza di un uomo incapace di adattarsi alla società e alla sue, talvolta incomprensibili, regole e ipocrisie. La parola ipocrisia si ripete, infatti, spesso in quel libro da cui si può trarre la visione della vita dello scrittore. La storia de “Il giovane Holden“ è un romanzo di ribellione nei confronti della società borghese, osservata spietatamente dal protagonista adolescente che tenderà a distaccarsene senza lasciarsi influenzare dal putridume e dall’assenza di valori che la caratterizzano. E su quella famosa domanda esistenziale rivolta ad un tassista «Mi saprebbe dire per caso dove vanno le anitre quando il lago gela?», domanda che tormenta quel giovane disorientato che in quel lago gelato sembra vedere la situazione immobile di un presente asfittico, si è prestata ad innumerevoli interpretazioni. Quella domanda senza risposta lo induce a provare le esperienze degradanti più svariate nella spasmodica ricerca di quel luogo sconosciuto in cui si rifugiano le anatre, metafora di un futuro, ai suoi occhi, nebbioso e angosciante. Romanzo cult per numerose generazioni di giovani, si distingue per uno stile sferzante e sarcastico e un linguaggio scurrile che, nel periodo in cui viene pubblicato, suscita scandalo tra i perbenisti; per molti anni la lettura de “Il giovane Holden” viene proibita in molti paesi e scuole statunitensi.

La New York descritta da Salinger è disperatamente triste, i personaggi che ruotano intorno al giovane Holden, sedicenne angosciato e insofferente che mira alla fuga, sono senza tempo nel loro stagnante conformismo che schiaccia chi osa calpestarne le loro retrive regole. Ancora oggi attuale, forse oggi più di ieri, visto il quadro desolante che circonda tutti coloro che, adolescenti e non, mal riescono ad adattarsi ad una società dove il dio denaro e l’apparenza dominano incontrastati. Siamo stati un po’ tutti dei giovani Holden alla ricerca del nostro posto in questo mondo. E se Holden è forse riuscito ad afferrare quella bellezza della vita, oscillante tra alti e bassi, e che in quei dissidi interiori riesce a far crescere e meditare negli affetti familiari, la domanda che sorge naturale è se lo abbiamo trovato noi il nostro posto nel mondo, o ancora oggi ci sentiamo angosciati nel vivere in un mondo siffatto.