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Io voglio vivere. Il diario di Èva Heyman

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Redazionale

Inizia così "Io voglio vivere. Il diario di Èva Heyman", morta ad Auschwitz all'età di tredici anni. Un documento commovente ed estremamente significativo.

Ho compiuto tredici anni, sono nata di venerdì, il giorno tredici. Ági è molto superstiziosa ma se ne vergogna. Questo è il mio primo compleanno senza di lei. So che dev’essere operata, ma sarebbe potuta venire ugualmente. Ci sono bravi medici anche a Nagyvárad. Non è tornata a casa proprio per il mio tredicesimo compleanno. Ági ora è felice, lo zio Béla è uscito di prigione. Ági vuole molto bene allo zio Béla, gli voglio bene anch’io. Nonna dice che Ági vuole bene solo a lui e a nessun altro, neppure a me, ma io non le credo. Forse non mi amava quando ero piccola, ma ora sì. Specialmente da quando le ho promesso che sarei diventata una fotoreporter e avrei sposato un ariano inglese. Nonno dice che quando mi sposerò non farà più differenza se mio marito sarà un ebreo o un ariano, anzi, secondo lui la parola «ariano» non significherà più nulla. Non ci credo, penso che agli ariani la vita sorriderà sempre. Anche quando non esisteranno più le «leggi antisemite» e quando gli ebrei non saranno più deportati in Ucraina come è successo allo zio Béla e agli ebrei benestanti di Nagyvárad. Ági dice che dopo la guerra queste leggi non ci saranno più ma lei afferma anche che i tedeschi perderanno la guerra. Lo credeva anche quando, nell’estate di due anni fa, avevano deportato lo zio Béla in Ucraina. Non dimenticherò mai quel giorno. Stavo riflettendo sul fatto che mi erano successe già tante cose che ricorderò anche da adulta, e persino da vecchia.

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Io voglio vivere. Il diario di Èva Heyman - La Giuntina

Fonte: Sito della Casa Editrice Giuntina