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George Bernard Shaw e la sua idea – innovativa – di intendere il teatro

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di MARIA PIA METALLO

“Non sa niente, e crede di saper tutto. Questo fa chiaramente prevedere una carriera politica.” George Bernard Shaw


Insofferente alle convenzioni sociali, morali e religiose, usa la sua produzione artistica come strumento di elevazione dell’uomo, ponendo così le basi per un nuovo modo di intendere il teatro, non più visto come semplice intrattenimento, ma come attivo veicolo volto a scuotere le coscienze in modo saggio e creativo.

Tutte le sue opere teatrali si pongono l’obiettivo di dimostrare il suo pensiero, di denunciare qualche male sociale o morale attraverso una critica feroce o un’appassionata proposta. Uno dei messaggi sociali ricorrenti nella sua produzione investe lo stato di sudditanza della donna ed è doveroso sottolineare che proprio a Shaw, e naturalmente anche a persone come lui, che con coraggio hanno messo a nudo le ingiustizie inerenti il ruolo marginale della donna, dobbiamo alcuni significativi mutamenti della condizione femminile nel mondo. Estremamente abile nel mettere alla berlina la borghesia inglese, Shaw riesce, tramite dialoghi di sottile umorismo tra i personaggi delle sue opere, a far sì che il suo messaggio sociale sia accessibile a tutti. E proprio in questo si esprime la sua grandezza. In quell’epoca di falso puritanesimo che caratterizza l’epoca vittoriana, Shaw affronta temi sociali drammatici, dalla prostituzione alle nefaste conseguenze del capitalismo, senza mai nemmeno pronunciare la parola prostituzione e donando al mondo commedie di considerevole pregio tecnico e stilistico. Nonostante la sua produzione di umanissima intensità affronti tematiche “scabrose” con garbo e prudenza, l’opera “La professione della signora Warren“ suscita molte polemiche e incorre nelle ire dei censori teatrali. Lo scrittore è infatti “reo” di aver osato portare sulla scena il dramma della prostituzione. Non si possono non condividere le parole di Shaw nella sua prefazione dove sottolinea che non è la presunta immoralità del tema trattato, ma il senso di colpa che ogni membro della società avverte nei confronti delle brutture che la tormentano e il sentirsi in qualche modo responsabile dello sfruttamento delle disgrazie altrui, a far scatenare l’ira della censura. Il pensiero dello scrittore sulla povertà e la condizione della donna è ben palese in quest’opera: non è il vizio o il desiderio di vivere nel lusso a indurre molte ragazze povere ad esercitare il mestiere più antico del mondo, ma la mancanza di alternative in una società dove, se una ragazza non è ricca, è costretta a bruciare gli anni migliori della propria vita dentro una squallida fabbrica prive di adeguate precauzioni sanitarie e, dunque, destinata ben presto a tramutarsi in relitto umano.

Emerge una figura femminile di grande interesse ne “La professione della signora Warren“: è la figlia della vecchia tenutaria della casa d’appuntamenti, una delle pochissime privilegiate che ha potuto frequentare l’università, decisa ad affrontare il mondo con coraggiosa indipendenza. In quella donna nuova, Shaw e pochissimi altri intellettuali del periodo, ripongono le loro speranze di un futuro libero dall’oppressione maschilista.