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La Disobbedienza civile di Henry David Thoreau

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di MARIAPIA METALLO

 

“Per sei anni non ho pagato la ‘‘poll-tax’’. Una volta per questo fui imprigionato, per una notte;

 

e, mentre stavo lì ad esaminare i muri di pietra massiccia, spessi due o tre piedi, la porta di legno e ferro spessa un piede e le grate di ferro dalle quali filtrava la luce, non potevo fare a meno di rimanere colpito dall’assurdità di quell’istituzione che mi trattava come fossi semplice carne e sangue e ossa, da mettere sotto chiave.” Henry David Thoreau “Disobbedienza civile” (1849)


Henry David Thoreau trascorre una notte dentro una cella carceraria per aver rifiutato di pagare una tassa, imposta dal governo, il cui obiettivo era quello di finanziare una guerra schiavista nei confronti del Messico, contro cui lo scrittore si scaglia con decisione, infatti si prodiga ad aiutare gli schiavi fuggitivi e a criticare apertamente la schiavitù e la società del suo tempo considerando la coscienza individuale, e non la legge, il suo giudice morale.

Egli rappresenta una delle voci più significative e originali di tutto il pensiero americano. Interessato “all’uomo, e non agli uomini“, la sua opera letteraria, saggistica e filosofica è strettamente connessa alla sua breve ma intensa esistenza ispirata alla fondamentale importanza dell’indipendenza personale che lo spinge ad incoraggiare ogni uomo a vivere esprimendo le proprie potenzialità, senza lasciarsi condizionare dalla società e da quei modelli volti ad annientare il pensiero creativo. Precursore delle lotte ambientaliste e della ricerca dell’intima essenza dell’uomo, da raggiungersi solo attraverso un vero contatto con la natura, costruisce da sé un’umile capanna dove trascorre gli anni più intensi della sua vita. E quella capanna assurge a simbolo di liberazione e ricostruzione per tutti coloro che avvertono il disagio di vivere in una società poco interessata e impaurita dal prevalere dell’individualità umana.