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L’isola di Malta e la Dea dell’ombra

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di MADDALENA CELANO

Le intuizioni di Margaret Murray


L’ antropologa ed egittologa inglese Margaret Murray, fu un’ iniziatrice della teoria e
dell’ ipotesi dell’ esistenza persistente di un culto femminile rivolto alla dea Diana, in
una serie di pubblicazioni iniziate con  The witch cult Western  Europe. Secondo l’
opinione della Murray, un culto femminile legato alla Dea Madre, era stato attribuito
incessantemente nel corso dei secoli assieme a quello  di un dio maschile “delle
 corna”, dio della fertilità, legato ad un’ idea del potere o potenza del seme maschile.
In sintesi, la Murray rammentava la sopravvivenza in Europa di una religione delle
“coppie fertili”, datrici della fertilità delle messi, delle bestie e degli uomini.

L’ antropologa ed egittologa inglese Margaret Murray, fu un’ iniziatrice della teoria e
dell’ ipotesi dell’ esistenza persistente di un culto femminile rivolto alla dea Diana, in
una serie di pubblicazioni iniziate con  The witch cult Western  Europe. Secondo l’
opinione della Murray, un culto femminile legato alla Dea Madre, era stato attribuito
incessantemente nel corso dei secoli assieme a quello  di un dio maschile “delle
 corna”, dio della fertilità, legato ad un’ idea del potere o potenza del seme maschile.
In sintesi, la Murray rammentava la sopravvivenza in Europa di una religione delle
“coppie fertili”, datrici della fertilità delle messi, delle bestie e degli uomini.

La
primitiva   religione   sarebbe   sopravvissuta   addossandosi   forzatamente,   in   ambito
cristiano,   una   connotazione   diabolica.   Il   “dio   delle   corna”,   che   avrebbe   assunto
diversi nomi nelle diverse zone d’ Europa, sarebbe stato identificato univocamente
dai cristiani con il diavolo. Durante l’ anno, nei solstizi e negli equinozi, i seguaci di
questa   religione   occulta  avrebbero  festeggiato   quattro   grandi   sabba:   Beltane   (30
aprile), Lammas (1 agosto), Halloween (31 ottobre) e Candlemas (2 febbraio). Le
teorie della Murray furono attaccate e demolite con particolare virulenza e già negli
anni   Settanta   del   secolo   scorso   l’  opera   demolitoria   aveva   occupato   argomenti 
decisivi, che causarono il discredito della teoria. L’ accanimento con cui la Murray fu 
criticata si spiega con il fatto che ella fu una studiosa inserita nel potere accademico:
collaboratrice di William Flinders Petrie nelle missioni archeologiche dell’ Egitto,
autrice di apprezzate monografie sulla civiltà e religione egizia e insegnante all’
University College di Londra. Aveva pubblicato studi e libri sulla civiltà egizia, sulla
lingua copta ma anche una relazione sugli scavi condotti nei siti archeologici   di
Malta, luogo che diventerà centrale nell’ elaborazione della spiritualità della Dea.
Quando teorizzò l’ esistenza di una diffusa religione della fertilità, segreta, dedicata
“al dio delle corna” , la Murray giocò il proprio credito e quello di coloro con cui
lavorava. La Murray riferisce nella sua autobiografia I miei primi cento anni,   che,
dopo essere tornata dall’ Egitto per una convalescenza, scelse di stare a Glastonbury,
“dove non si può stare senza sviluppare un interesse per Giuseppe d’ Arimatea e il
Santo Graal”.   In questo modo, tornata a Londra, quell’ anno scrisse un saggio
intitolato “Elementi egizi nei romanzi del Graal”. Tuttora non è chiaro il ruolo che
giocarono nella sua vicenda intellettuale i contatti con una controcultura spiritualista
già allora molto attiva a Londra, soprattutto in cerchie come la Golden Dawn e la
Theosophical Society, dove l’ interesse per l’ Egitto e l’ Egittologia era altissimo. Il
mistero dei Templari, ad esempio, viene percepito legato a quello del Graal o del
Bafometto, o dei Catari e della Maddalena.
· Le influenze Templari a Malta  nell’ iconologia e nelle rappresentazioni
artistiche
 Lo scioglimento del mistero dei Templari porta lo scioglimento di altri misteri,
all’ interno di narrazioni mitiche che hanno come fine la funzione di immaginare




o concepire diversamente il mondo.  La vita della donna di Magdala è stata così
immaginata e legata alla spiritualità della dea ed ai miti ad essa collegati: quello dell’
occultamento dell’ aspetto femminile di Dio e quello del matriarcato storico. La
   Maddalena,   così,   è   diventata   funzionale   ad  una   nuova  cultura,   ma   anche   di   un
concetto più vago, che Goethe chiamò “il femminino sacro”, cioè l’ aspetto femminile 
del divino, la Sophia degli gnostici, messo in opposizione alla cultura gerarchica e
violenta   delle   società   patriarcali.   Questo   fu   un   concetto   che   aiutò   il   pensiero
utopistico ottocentesco ed immaginare una civiltà diversa.     Per chi contempla la
possibilità che la Maddalena dalla terra Santa si trasferì in Europa a bordo di 
un'imbarcazione,   Malta   fu   forse   un   bacino   di   approdo   temporaneo   lungo   il
percorso che l'avrebbe portata in Provenza. Su quest’isola sono ancora presenti
lungo la costa alcune piccole cappelle votive a lei dedicate. Malta fu un’ isola su
cui ebbero influenza l'ordine Templare e, successivamente, l'Ordine Giovannita,
successivamente divenuto dei cavalieri di Malta.
 Così come ricevette attenzione da parte di eloquenti membri della Massoneria
ed alchimisti, da Napoleone al Conte di Cagliostro. 
Sarà, forse, per la sua storia legata alla Grande Madre su cui la figura della
Maddalena venne associata in Provenza. A Malta sono ancora oggi riscontrabili
segni che riportano ad un suo culto. 
· Le Catacombe Paleocristiane situate a Malta 
 In effetti, a Malta vi sono le catacombe paleocristiane situate sotto la Chiesa di
S. Agata che conservano, al loro interno, una grande quantità di segni e simboli
esoterici. Nel cortile principale della chiesa di S. Agata, sulla sinistra, c’è un
busto   ottocentesco   della   santa.     La   donna   rappresentata   dal   monumento   è
incoronata, una classica rappresentazione della  Regina Maris,  la regina delle
acque, come viene chiamata la Maddalena e come spesso questa è rappresentata
nelle cattedrali francesi dedicate a Nostra Signora. Nella mano sinistra sostiene il
"libro della conoscenza" (sulla cui copertina spicca una croce patente), ed è noto che
nei vangeli gnostici la Maddalena era associata alla Pistis Sophia, la "Conoscenza"
appunto. Si sa anche che, nella cultura gnostica (come in quella del cristianesimo
protestante), il libro è designato come lo strumento-base di illuminazione, conoscenza
e riscatto. Non c’è “illuminazione” senza libro.  Nella mano destra la donna regge
viceversa uno scettro decorato da una croce di gigli, simbolo della linea di sangue
regale merovingia, che dichiarava di discendere direttamente da Gesù, attraverso
Maria Maddalena. L’indizio  principale è però nascosto nell'iscrizione in rilievo sotto
la statua dove vi è una "mano indicante" che sembra essere stata posta dall'autore del
rebus a volerne suggerire la reale identità. Il dito indica "Mer em Sanctam".

La scritta
va   letta  "rem   Sanctam"  in  quanto  una  "r"   è  andata   perduta.   "Mer   Rem"  è
"Miriam" cioè Maria. "Mer" vuol dire anche "Mare", e questo ci riporta alla Regina
Maris o Stella Maris (in quanto associata a Venere) ed l'acqua, due attributi di Maria
di Magdala  e   della  Grande  Madre e  non  di  Sant'Agata,   cuviene   erroneamente
attribuito il busto. Un’ altro elemento di continuità (o somiglianza) ch l’isola di
Malta ha con la tradizione religiosa Provenzale è che in Francia (al sud della
Francia) è molto diffuso il culto di Giovanni il Battista. A Marsiglia, ad esempio,
c’è il vecchio  forte di San Giovanni degli Ospitalieri,  che ancora protegge l’
entrata del porto. A Aix-en-Provence c’è la grande chiesa di San Giovanni di
Malta, mentre sulla parete di una casa che costeggia la chiesa si può vedere un
bassorilievo   di   Giovanni   decapitato.   Ovviamente,   la   prevalenza   di   edifici
dedicati a Giovanni Battista può facilmente essere spiegata con il fatto che gli Ospitalieri,   più   tardi   divenuti   Cavalieri   di   Malta,   lo   hanno   sempre
particolarmente venerato. Pochi chilometri da Nizza, vi è una zona di nome St. Jean   Cap   Ferrat,   dove   abitò   Jean   Cocteau   e   dove   sorge   il   castello   di   San
Giovanni (Chateau St. Jean).

Il villaggio ha una chiesa dedicata al Battista, il
santo  da cui  la  zona  ha preso  il nome.  Queste opere  sono sempre   dovute ai
Cavalieri di Malta, la cui cappella di St. Hospice sorge ancora nel luogo in  c’
era   il   loro   forte:   la   punta   estrema   della   penisola,   un   eccellente   posto   di

osservazione,   chiamata   appunto   “punta di San  Giovanni”.   Sulle   pareti  della
cappella ci sono lapidi che commemorano le visite, avvenute nel corso degli anni,
di vari Gran Maestri dell’ Ordine. L’ area esterna alla cappella porta il nome di
Place des Chevaliers de Malte (piazza dei Cavalieri di Malta). Essa è dominata
da un’ enorme statua di bronzo di nome Madonna con il bambino che, sebbene
ricoperta da una parte di verde scuro, è nota localmente come la Vierge Noire (la
Vergine Nera). Alta più di cinque metri, ha dominato il mare per quasi un secolo.
Così, in quel luogo dedicato a Giovanni il Battista, si trova anche una Madonna
nera. Iside, un’ antica dea di origine egizia ed adorata per secoli prima dell’
avvento del cristianesimo, era anch’ essa di pelle scura. Anch’ essa, come Maria la
madre di Cristo, veniva rappresentata con una mezza luna ai piedi e coronata da
stelle. È noto come i primi cristiani si ispirarono molto all’ iconografia di Iside per la
Vergine Maria. Per esempio, furono dati a Maria alcuni titoli dell’ antica dea come
Stella Maris e Regina del Cielo. Ma l’ immagine più frequente era quella della dea
Iside con il suo figlio Horus tra le braccia, coperta da un mantello azzurro.
I Cristiani possono credere che le statue di Maria con il Bambin Gesù siano proprie
della loro iconografia, ma in realtà erano già caratteristiche del culto di Iside.