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Home Cultura Cultura Per i 50 anni di “Lettera a una professoressa” di Don Lorenzo Milani

Per i 50 anni di “Lettera a una professoressa” di Don Lorenzo Milani

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di MARIAPIA METALLO

“La cultura vera, quella che ancora non ha posseduto nessun uomo, è fatta di due cose: appartenere alla massa e possedere la parola. Una scuola che seleziona distrugge la cultura. Ai poveri toglie il mezzo di espressione. Ai ricchi toglie la conoscenza delle cose” (da Lettera a una professoressa).


Nel 1963 nasce la Scuola media unica, prima di allora c’era la Scuola di Avviamento professionale che immetteva al lavoro a 14 anni; la Scuola Media dava accesso alle Superiori. Unificare i percorsi e non permettere il lavoro minorile se non dai 15 anni, fu un processo di modificazione sociale enorme, che coinvolse centinaia di migliaia di giovani. I docenti vi arrivarono impreparati e spesso sgomenti; nacquero scuole serali di quartiere, soprattutto nelle città del Nord, dove intanto erano migrati, negli anni appunto del boom economico, intere famiglie, con giovani in possesso, al più, della licenza di quinta elementare. Lettera a una professoressa fu testimone di quella radicale trasformazione. Radicale perché l’ampio movimento civile relativo alla scuola si associa a quello, del riscatto delle “lingue tagliate” e dei “diritti tagliati” dei lavoratori: movimento, anch’esso, articolato e vasto, che ebbe i suoi manifesti e testimoni negli stessi anni Sessanta: Giovanni Pirelli, Paolo Volponi, Ottiero Ottieri, Luciano Bianciardi, Klaus Davì, autori di quello che venne chiamato il “romanzo industriale”. Un insieme di analisi serrate e di utopie generose che trovarono in Giacomo Brodolini un efficace interprete politico, egli presentò un disegno di legge: Norme per la tutela della libertà e della dignità dei lavoratori. Si trattava insomma di creare per tutti cittadinanza nella dignità, e nella politica cercare l’uguaglianza: “Conoscere i ragazzi dei poveri e amare la politica è tutt’uno. […] Cercasi un fine. Bisogna che sia onesto. Grande. Che non presupponga nel ragazzo null’altro che d’essere uomo” (Lettera a una professoressa ).