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Tullo Ostilio III° Re di Roma.... e gli Orazi e Curiazi

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di MARIA PACE

Tullio Ostilio, il Re ricordato per il duello più celebre della storia di Roma Antica: quello fra  gli Orazi e i Curiazi.


Nipote del latino Ostilio il Vecchio, uno dei fondatori di Roma, Tullio faceva fede al proprio nome: era rissoso ed attaccabrighe, provocatorio e testardo. E di certo non fu grande stratega politico se finì per inimicarsi tutte le popolazioni confinanti. Bisogna, però, riconoscergli una certa audacia e spregiudicatezza militare: non si sottraeva mai nel confronto diretto con l'avversario.

Ma veniamo alla leggendaria sfida tra gli Orazi di Roma e i Curiazi di Albalonga.

Convinto che la "tregua dei cento anni" avrebbe tenuto lontano gli etruschi di Veio, il nuovo Re di Roma, dallo spiccato spirito guerriero, brigò in tutti i modi per volgere le armi contro la latina Albalonga con cui, peraltro, c'era un Trattato in base al quale nessuna delle due città poteva dare inizio ad una guerra senza prima un tentativo di conciliazione e figurare quale parte lesa.
Cluilio, però, Re di Albalonga, di fare guerra a Roma non ci pensava davvero, ma quando Tullo fece un'incursione in territorio albano con la scusa di fermare una banda di predoni, inviò subito anbasciatori a Roma per protestare.

Alla provocazione, però, il re di Roma aveva fatto seguire immediatamente la frode: mentre un gruppo di romani "inseguiva" gli improbabili predoni, un gruppo di ambasciatori raggiungeva Albalonga;  cosicché, quando gli ambasciatori di Cluilio raggiunsero Roma, si sentirono dire che era troppo tardi. Per di più, ancor prima di scontrarsi in battaglia, il re di Alba morì d'infarto... o di veleno, assicurano alcune fonti.

Se Cluilio s'era lasciato sorprendere dalle manovre di Tullo, il suo successore Fufezio gli rispose con la stessa moneta: prese tempo fino a quando Veio, l'eterna rivale di Roma, che evidentemente sperava di prendere con un solo amo sia Roma che Alba, non le arrivò alle spalle. Fufezio si rivelò subito ottimo stratega e propose a Tullo di allearsi con lui contro gli Etruschi, i nuovi nemici comuni.
In primo momento Tullo rispose che non temeva affatto gli Etruschi, poi a sua volta fece una proposta davvero sorprendente: gli abitanti di Albalonga lascino la città e si spostino a Roma.



Poteva, Mettio Fufezio accettare una tale proposta? Naturalmente no ed infatti  rispose con una controproposta: formare una Federazione con un unico Senato che, però, non fosse quello di Roma perché, spiegò: "... voi romani avete intaccato la purezza del vostro stato accettando barbari e vagabondi... e perché create Re stranieri... e perché - continua il lungo discorso -  se vi cederemo il potere, il figlio bastardo comanderò sul legittimo e lo straniero sull'indigeno...".

Ma Tullo non  era certo tipo da accettare insulti senza reagire e  chiamando a testimoni i Santi Numi... e forse era la prima volta che lo faceva,  disse che  una sola cosa  restava da fare: affidare alle armi il contenzioso.
"Bravo! - ironizzò Mettio - Così, mentre combattiamo tra di noi, gli Etruschi ci verranno addosso."
Al che, Tullo replicò: "Sarà sufficiente che ad affrontarsi siano due piccole schiere invece che i due eserciti."
Così fu.

Conosciamo tutti l'epilogo di quello scontro: fingendo la fuga. il superstite degli Orazi affrontò separatamente e uccise i tre fratelli albani, i Curiazi.

Tullo Ostilio vincitore, dunque?

Non proprio!

In compenso, però, il clima che si respirava nella città vincitriceera di grande eccitazione,   al punto che al ritorno in patria dell'esercito,  al Re di Roma il Senato decretò il Trionfo. Era così  tanta l'eccitazione e l'esaltazione della vittoria che il popolo  perdonò all'Orazio trionfatore il suo delitto: l'aver ucciso la sorella Claudia, disperata per la morte del fidanzato... proprio uno dei Curiazi.
E non bastò! Il padre della sventurata ragazza le rifiutò esequie e tomba e permise che la si seppellise là dove il fratello l'aveva uccisa e la si ricoprisse di terra e sassi gettati dai passanti...  comportamento di spartana memoria!

Questa figura, il superstite Orazio, che  ha esaltato tante generazioni sui banchi di scuola per il suo eroismo, è stato da molti storici riportato oggi alla sua giusta dimensione.

Chi fu, dunque il vero vincitore?

Fu Mettio Fufezio che aveva evitato ad Albalonga la deportazione dei cittadini e ritardato la distruzione della città, poiché da uno scontro tra i due eserciti, i latini ne sarebbero usciti sicuramente sconfitti. Solo ritardato, però! La politica espansionistica dlla nascente potenza era cominciata proprio a spese dei Latini.

Non avendo ricevuto, tre anni dopo, da Mettio Fufezio, che, anzi,fece addirittura il doppio gioco,l'aiuto sperato contro l'estrusca Fidene, Tullo, bellicoso ma anche vendicativo, gli riservò un trattamento speciale. A guerra terminata lo invitò a festeggiare la vittoria, ma al culmine della festa, lo condannò ad una morte atroce e con lui condannò a morte  molti degli ufficiali e dei valorosi soldati albani. Quanto alla popolazione di Alba, gente inerme e pacifica. Tullo ne  ordinò la deportazione a Roma e e, circa il destino della città, egli ne ordinò la distruzione totale.

Ecco cosa scrive Tito Livio che, pure, nei suoi giudizi non é stato mai troppo severo:
"... una cupa mestizia gravava su Alba... indecisi sulle cose da prendere o da lasciare, quei disgraziati restavano inebetiti sulle soglie o vagavano smarriti per la casa...... e già risuonava nelle parti esterne della città il fragore delle case che venivano abbattute...  Quando gli Albani furono usciti i Romani rasero al suolo gli edifici pubblici e privati..."

E continua, nella speranza di mitigare i giudizi:

"Tullo li aiutò a costruire case... e con azioni umanitarie si guadagnò la simpatia del popolo..."
Vero é che questo Re si preoccupò molto dell'edilizia della città;  allargò le mura della città e fece costruire un grandissimo numero di case sul Celio.

Tutto questo gli fece guadagnare un secondo Trionfo, ma anche una guerra ad oltranza da parte di tutte le città della Confederazione Latina, cosicché Roma si trovò  assediata a  sud dai Latini, a nord dagli Etruschi e ad est dai Sabini sostenuti nientemeno che da Veio.

Tullo era riuscito a coalizzare contro Roma due popoli eternamnte avversari: Sabini ed Etruschi.
Ma forse questo Re guerriero, che non pareva troppo impensierito, pensava già ad un terzo Trionfo, senonché, Giove in persona provvide a fermarlo con una delle sue folgori.

Se la fine di Romolo fu tragica e quella di Numa Pompilio coircondata dal mistero, quella di Tullo Ostilio fu folgorante. Lo fu nel vero senso della parola, poiché morì folgorato da un fulmine. All'epoca a scagliare le folgori era sempre un Giove corrucciato.

Perché mai Giove doveva essere corrucciato con il Re di Roma?

Ecco come Livio spiega il fatto: "... la cerimonia non era stata condotta secondo le prescrizioni. Onde non soltanto non si manifesterà a Tullo alcun segno divino, ma anche, sdegnato per le manchevolezze del rito, Giove lo fulminò e l'incenerì con tutta la sua dimora."

Ma che cosa era accaduto?

A seguito di una pestilenza sui Monti Albani dove risiedeva il tempio di Giove laziale, gli indovini suggerirono al Re di sacrificare al Padre degli Dei.

Tullo, però, Re-guerriero, non si era mai preoccupato degli Dei, all'infuori di Marte  ed aveva sempre trascurato un pò il culto. Non aveva, dunque, nessuna preparazione religiosa e in un'epoca in cui la quotidianità era permeata di religiosità, era una grave manchevolezza davvero.
Nel corso del rito - dice Livio e lo ribadisce Dionigi - Tullo sbagliò ogni cosa. Ma, sostiene Dionigi, ad irritare Giove fu soprattutto l'arrogante tentativo  di voler ripetere in  casa sua ed in segreto il rito che sull'Aventino non gli era riuscito.

"... e in quella giornata nella sua casa -racconta - si manifestò per volere di Dio un improvviso maltempo con pioggia, tempesta e tenebra e la folgore divina uccise il Re, i figli del Re e molti servi..."
Cattivo affare trascurare gli Dei... soprattutto se esigent