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Le contraddizioni del mondo contemporaneo nei film di Bertolucci

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di MARIAPIA METALLO

“Signori, magistrati, moralizzatori: vorrei sapere in quale forno crematorio sarà bruciato il negativo di Ultimo tango a Parigi. Con la vostra sentenza avete mandato in un campo di sterminio le idee al posto di alcuni milioni di spettatori adulti, gli stessi che si sono guadagnati il diritto di votare, di scioperare e di divorziare, colpevoli di aver amato, odiato o comunque di avere visto Ultimo tango. Ma non fatevi illusioni: nell'Italia del 1976 siete soltanto una minoranza in via di estinzione storica, naturale, biologica”.

Così scriveva Bernardo Bertolucci in una lettera aperta ai giornali poco dopo la famigerata sentenza della Cassazione del 29 gennaio 1976, che ordinava la distruzione di tutte le copie, compresi i negativi, del suo capolavoro. Di recente la Siae ha calcolato che è al secondo posto tra i film più visti di ogni tempo in Italia.

I personaggi dei film di Bertolucci sono incapaci di lottare fino in fondo per quel che già ben presto comprendono si tratti di un sogno irrealizzabile. Egli riesce a portare sul grande schermo le contraddizioni del mondo contemporaneo racchiudendole nei protagonisti dei suoi film, di cui riesce a trasmetterne quell’interiorità fragile e inadeguata a sostenere il peso della vita. Il successo internazionale arriva con “Il conformista“, tratto dal romanzo di Alberto Moravia, il cui protagonista, interpretato da Jean-Louis Trintignant, con la sua riservatezza e incapacità di guardare la gente negli occhi, vende se stesso per raggiungere il potere e annientare quella parte di sé profondamente diversa dalle azioni commesse. Nel lasciar annegare il suo vero io, di cui prova una profonda vergogna, il “conformista” riesce mirabilmente a rappresentare la banalità del male in modo notevolmente drammatico, pur nell’apparente quiete dei suoi gesti. La macchina da presa tratteggia il destino universale di un comune mediocre a cui il fascismo dona un caldo conforto al suo terrore di essere diverso dalla massa. Nel sarcasmo di quel nauseante fascismo quotidiano, che spesso avvolge gli uomini dando loro un tiepido e rassicurante rifugio, si evidenzia lo stile inconfondibile del regista che già con “Prima della Rivoluzione” aveva posto in risalto l’ambiguità esistenziale e politica dei suoi personaggi. Successivamente, con la pellicola cult “Ultimo tango a Parigi”, il nome di Bernardo Bertolucci diventerà noto in tutto il mondo. Il caos esistenziale di uno dei film più drammatici della storia del cinema esprime potentemente il disagio di due amanti di notevole differenza di età, interpretati rispettivamente da Marlon Brando e da Maria Schneider, che sperimentano un erotismo estremo senza voler sapere nulla l’uno dell’altro. E la loro incomunicabilità trova sfogo attraverso amplessi che sembrano voler esorcizzare la loro inquietudine verso una vita dal significato ignoto. Film lungimirante, viene ritirato dalle sale e mandato al rogo con una sentenza della Cassazione. Fortunatamente viene conservata una copia grazie alla decisione del Presidente della Repubblica. Al regista, condannato a due mesi di carcere per offesa al comune senso del pudore, viene impedito di esercitare il diritto di voto per cinque anni.