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Rivisitando "Questi fantasmi!" di Eduardo

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di MARIAPIA METALLO

Nei protagonisti della commedia lo specchio dei tempi d’oggi

“I fantasmi non esistono. I fantasmi siamo noi, ridotti così dalla società che ci vuole ambigui, ci vuole lacerati, insieme bugiardi e sinceri, generosi e vil”. Eduardo De Filippo


Eduardo De Filippo ha scritto “Questi fantasmi!” nel 1945, in pieno dopoguerra, intendendo rappresentare tutte le incertezze e paure di un Paese distrutto che deve ricominciare da capo una nuova vita. Racconta Eduardo “ho dichiarato sempre che si tratta di una tragedia moderna perché c'è la capitolazione di tutti i sentimenti, la distruzione di tutti i poteri morali di questa nostra, tra virgolette, civiltà. Insomma, è il momento di sbandamento del dopoguerra che ha rivoluzionato poi tutto. I fantasmi, chi sono? … Io dico che i fantasmi siamo noi, lo siamo quando non vogliamo credere che una realtà ci annienta, anzi ci schiaccia, ne consegue che per salvare la faccia crediamo in tutto quello che può illudere”. Eduardo lo fa dire a chiare note al protagonista con la sua battuta alla fine del secondo atto: “Niente, professore… non è niente, i fantasmi non esistono, li abbiamo inventati noi; siamo noi i fantasmi!”. Pasquale Lojacono, simbolo della borghesia del tempo alle prese con le difficoltà della vita, è andato ad abitare con la giovane moglie in un appartamento che si dice sia infestato da fantasmi. Quando incontra Alfredo, l’amante della moglie, lo scambia per il fantasma di cui ha sentito parlare ma non se ne spaventa; accetta di buon grado i regali del “fantasma”, regali che lo sollevano dalle difficoltà economiche della famiglia. Eduardo disegna un Pasquale dal comportamento ambiguo; davvero crede nell’esistenza del fantasma? Davvero non ha capito che si tratta dell’amante della moglie? Oppure vuole irragionevolmente convincersi che esiste ancora per lui la speranza, la prospettiva di un mondo migliore e vuole credere in una illusione che lo allontani da una realtà che rifiuta? Qui l’accostamento è con il relativismo di Pirandello, in particolare con “Il gioco delle parti”. Nella scena finale Pasquale dice al fantasma: “dal momento che posso credere in qualche cosa mi sento forte e la forza mi dà fiducia, mi dà speranza”. In “Questi fantasmi!” Eduardo ha un’intuizione teatrale straordinaria: inventa un personaggio, il Professor Santanna, un’“anima utile”, che non si vede mai, non ne sentiamo le parole, ma ha un ruolo fondamentale nella struttura della commedia: è il dirimpettaio che dal proprio balcone assiste a tutto quello che accade in casa di Pasquale. Notissimo cammeo, nei colloqui tra i due, è la scenetta nella quale Pasquale espone la ricetta perfetta per ottenere il miglior caffè con la classica “macchinetta napoletana”. Si è molto discusso sul tema: Pasquale c’è o ci fa? Penso che questo non sia il punto, Eduardo ci dice che “Questi fantasmi!” non è una commedia ma “una tragedia moderna”: Pasquale Lojacono è il simbolo di chi, uscito da una guerra devastante, vissuta sul proprio territorio, che tutto ha distrutto, non sa quale futuro lo aspetti, non sa dove reperire quanto necessario per far fronte alle necessità basilari, più impellenti, della vita. Deve risolvere il problema prioritario: trovare risorse per la propria sopravvivenza, ovunque esse siano e comunque si possano reperire. Nel primo caso - Pasquale c’è - si è disposti a credere se non nel soprannaturale almeno in qualcuno benevolo nei nostri confronti; nel secondo caso - Pasquale ci fa - ci si tappa il naso, si guarda da un’altra parte, pur di poter sperare in un futuro. Per Pasquale il boom economico degli anni sessanta è ancora lontano, non può nemmeno intuirlo, concepirlo. Ma l’analogia tra i vari Pasquale Lojacono del 1945 e situazioni del nostro tempo è troppo evidente per non rimarcarla. Allora, oggi, chi è Pasquale Lojacono? Ci viene da dire: un precario che vuol credere, comunque e fermamente, nel proprio futuro e che intende lottare per realizzarlo.