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Il principio dei principi: Duilio Scandali

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di STEFANO BARDI

Quando si parla della poesia vernacolare anconetana, subito ci vengono in mente giustamente i nomi di Franco Scataglini e Piero Pieroni, ma ancora prima di questi dobbiamo ricordarci del poeta anconetano d'adozione Duilio Scandali (Udine, 27 novembre 1876 – Ancona, 11 luglio 1945), il quale può essere ben concepito e definito, come il primo poeta vernacolare anconetano. Grande intellettuale e uomo di scienze fu lo Scandali, il quale grandi onori ricevette da Ancona attraverso la sua deposizione nel Famedio, riportando nella sua lapide la frase “il Popolo di Ancona al suo Poeta”; e attraverso un'intitolazione di una via cittadina, a lui dedicata.

Un vernacolo quello dello Scandali, dai sapori arcaici e più precisamente ottocenteschi, ovvero ancora, il vernacolo usato dallo Scandali è in prima battuta, delle “pasquinate” e delle canzonature, nei riguardi della monarchia e dell’universo ecclesiale. Un vernacolo, che, si evolverà attraverso l’Unità d’Italia, trasformandosi in uno strumento d’indagine delle origini e dell’eternità del popolo anconetano; e che ribalterà i canonici modi stilistici e sensoriali, trasformando in questo modo le sue poesie in componimenti antropologici, che ci fanno capire chi e come eravamo. In parole più semplici, il suo vernacolo può essere concepito, anche come una scelta civile poiché secondo il poeta anconetano, è l’unico strumento per tenere unito il popolo durante momenti difficili e pericolosi.

Un vernacolo conosciuto a menadito dallo Scandali, di cui ne replica nelle sue liriche l'afrodisiaca arguzia, la particolare, svenevole, e irrisoluta frase, la ragnatelica similitudine, la fulminea reminiscenza, e infine il buffo e verecondo eufemismo. Inoltre il vernacolo usato dal poeta anconetano si basa su più modulazioni, che si mutano in riguardo alle classi sociali, ai sessi, alle tematiche, e alle persone che ne fanno uso. In definitiva, il vernacolo dello Scandali parla per reminiscenze, che a loro volta mostrano le origini di Ancona, per poi infine partire da queste sue radici e usarle, come uno strumento di salvaguardia e conservazione della nuova Ancona, ovvero, della cittadina dopo il 1945. Passiamo ora, prima di trattare più nel dettaglio le sue principali opere tematiche, all'analisi delle principali tematiche della sua poesia vernacolare. Poesia la sua, in cui sono rappresentati semplici e umili personaggi, che, consumano la loro esistenza nelle locande, nelle piazze, e negli angiporti. Lirica realistica e comica allo stesso tempo, in cui la verità e l'ironico sono rappresentati, attraverso le rappresentazioni degli sfortunati, dei rozzi, e dei borderline. In particolar modo, la sua  poesia è legata al mare, alle barche a vela, ai cacciatori marini, e ai politicanti compassionevoli di Ancona. Una poesia quella dello Scandali, che vuole fissare, conservare, e fermare l'oscuramento nelle sue opere e la rilettura totale degli stili, da lui proposti e riproposti nell'intera sua produzione poetica. Poesia realistica abbiamo detto e mai affermazione più vera, può essere detta per la produzione lirica marchigiana in vernacolo, poiché lo Scandali non vuole creare false e alteranti liriche, ma bensì, delle poesie colme di spazio-temporalità, attimi, ombre, sentimenti, e vocaboli dell'Ancona di una volta; e la sua grandezza, risiede nell'aver creato un gigantesco romanzo urbano, che si basa sulle principali eticità popolari e cittadine, che sono la rivoluzione, la negazione, l'assurdo, l'anarchia ecclesiastica, e la guerriglia contro il potere.

Ancora molto c'è da aggiungere sulla sua poesia, spendendo due parole veloci ed essenziali su come nascono le sue raccolte poetiche, le quali vengono create dallo Scandali con un leggero intelletto, una potente forza spirituale, e con un'oceanica investigazione psicologica. Soggetti preferiti della sua poesia, come ormai abbiamo più volte detto e ripetuto, sono gli anconetano fotografati nella loro oziosità, giocosità, vergogna, impavidità, e scostumatezza, che si esprimono attraverso una vulgata declamata da pescatori  piccoli imprenditori, che è composta a sua volta da lessemi sbagliati, da bestemmie, e da sintassi tragiche. In conclusione, stavolta veramente, la sua poesia può essere definita con tre parole, che sono emarginazione, costernazione, e sottomissione.

Il 1900 è l'anno della raccolta “Scenette e scenate” dallo Scandali aggiornata definitivamente, per l'edizione del 1922. Un'opera in cui è rappresentato il semplice e “povero” popolo, ovvero, il basso e umile ceto dalle insicure fatiche, dalle veloci e brevi assunzioni contrattuali, e dalle faticose sopravvivenze giornaliere; e il ceto scandaliano è una classe sociale che parla, che critica, e che è sottomessa alla politica nazionalocale. Più nel dettaglio questo basso e umile ceto, è costituito da portolotti, venditori ittici, marinai, e da pescatori poeticizzati dal poeta anconetano, attraverso i loro lessemi, i loro sentimenti, e le loro erudite conoscenze. Un popolo quello omaggiato dallo Scandali, che non si basa su artefici o linguaggi spettacolari, ma bensì solo ed unicamente, sulla sua lingua semplice e senza ornamenti decorativi aggiuntivi. In questa raccolta però, i personaggi che più predominano sono le donne, rappresentate come compagne, come madri, e come nonne.

Il 1909 è l'anno del poema “La Sor' Alvira” diviso in quattro sezione, ovvero, La visita, 'Na sfugita a Roma, El volo de la Sor' Alvira, e La Sor' Alvira a Fiume. La prima sezione è ambientata nell'Ancona medio-borghese, dei primi anni del '900, in cui il personaggio della Sor' Alvira è onnipresente in tutte le case, le piazze, e in tutti i discorsi del popolo anconetano. La seconda sezione è composta invece, dal soggiorno della Sor' Alvira a Roma, da essa osannata e contemplata, con totale spontaneità e libertà. Della terza e quarta sezione, non sappiamo niente a livello critico-saggistico e solo i suoi sonetti inediti, sono arrivati a noi. Il 1926 è l'anno della raccolta “Quel mazzolin di fiori... Trilogia di guerra”. Poesia bellica quest'opera può essere ben definita, poiché canti patriottici e calori familiari essa contiene, i quali sono intonati da aspri uomini accarezzati dal vento e portatori di un dolce spirito. Un dramma bellico che però, ci mostra chi sono realmente gli uomini, ovvero, degli esseri viventi colmi di ansiosi e paurosi sentimenti; e degli esseri, dall'anima eternamente lacrimante. Accanto al tema della guerra però, c'è quello del dolore, che secondo il poeta anconetano è l'eterna compagna degli uomini, fino a lacerare in essi le loro carni e la loro anima. In poche parole, questa raccolta può essere riassunta in tre parole, che sono dipartita, patimento, e sangue psico-fisico. Il 1928 è l'anno dell'ultima sua raccolta di successo, ovvero, l'opera “El Vangelo de mi' nona” in cui non c'è traccia di una spazio-temporalità, poiché essa è sostituita dalla fusione quotidiano-sacro, che è dislocata dallo Scandali all'interno di un'atmosfera fiabesca colma di felicità, contemplazioni, lacrime, e patimenti sotto la forma, di inni e filastrocche.