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Gli "Oregon" di Ralph Towner

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di ROSAMARIA FUMAROLA

Sulla Luna vi sono due crateri che dal 1971 portano il nome di due composizioni di Ralph Towner e questo per volontà dell'astronauta dell' Apollo 15 Joseph Allen.


Apro il consueto scritto settimanale sul jazz con questa piccola notizia, per consentire a chi mi legge di farsi un'idea del seguito di cui gli Oregon  godevano negli anni settanta e di cui godono  ancora oggi.

Il gruppo statunitense si formò nel 1970 e ne facevano  parte Ralph Towner ( piano, sintetizzatore, chitarra classica, tromba), Paul McCandless (oboe, clarinetto, sax soprano e sopranino, corno inglese etc.), Glenn Moore (basso, contrabbasso, violino, piano), Collin Walkott (percussioni, sitar, tabla). Una  particolarità evidente del gruppo è dunque che i suoi componenti sono tutti polistrumentisti, la qual cosa già in sé fa ben comprendere quale possa essere la caratura artistica degli Oregon, per descrivere i quali mi è tornata in mente la posizione che Euripide, nel Vl sec.a.C. assunse in relazione alla disputa se l'uomo nascesse compiuto, finito, impossibile da cambiare, da migliorare o se fosse  la paideia, l'educazione intesa in senso ampio soprattutto culturale, a formarlo  nella sostanza, nel carattere. Ebbene il poeta tragico a tal proposito riteneva che sebbene vi fosse un primato della natura, senza gli strumenti che la paideia ci mette a disposizione, non potendo esprimerci adeguatamente, non potremmo nemmeno essere conosciuti per ciò che siamo davvero. In effetti la posizione di Euripide ben si attaglia agli artisti di cui sopra, poiché ciascuno di essi in particolare Ralph Towner, ha studiato musica praticamente tutta la vita, ma ciò non sarebbe bastato se non fosse stato dotato di una eccezionale talento dalla nascita.

La musica degli Oregon già ad un primo, superficiale ascolto appare molto contaminata: innegabile la conoscenza e l'uso del linguaggio del jazz, ma anche di quello della classica, della folk, dell'indiana e questo è senz'altro in linea con la cultura dell'epoca, sebbene il suo peso specifico le consentirà di superare i tempi e continuare a rimanere "significativa" anche per i decenni successivi. La presenza e l'influenza degli anni settanta, con il loro sogno di una totale libertà espressiva, di un'arte capace di cambiare il mondo e della fiducia incondizionata che ciò potesse davvero accadere, rimarranno comunque sempre presenti nella produzione di questi musicisti.

Walkott morirà in un incidente ed il suo posto alle percussioni sarà preso per due album dal grande Trilok Gurtu, per lasciare definitivamente spazio in quelli successivi a Mark Walker. Nel 2000 "Oregon in Moscow" otterrà ben quattro nominations al Grammy Award, ne consiglio pertanto l'ascolto, assieme a "45th Parallel", " Beyond Words", "Northwest Passage"," Ecotopia" etc. Quanto ad alcuni brani in particolare segnalo per creatività, poeticità, nonché maestria esecutiva i seguenti: "Icarus","Beneath an evening sky","If","Claridade","Take Heart" e la splendida "The silence of a candle". Concludo con un ricordo personale. Forse una decina di anni fa Paul McCandless ed  il grande pianista John Taylor, oggi purtroppo scomparso, si esibirono nella mia città assieme a due musicisti italiani di cui possiamo essere orgogliosi, Pierluigi Balducci e Michele Rabbia, in uno splendido concerto, della cui tournée conservo il cd "Blue from Heaven" ed in quell'occasione, mentre McCandless, prima dell'esibizione, girava tranquillo in platea, ebbi modo di fermarlo e di parlargli, ovviamente per ringraziarlo della splendida musica che aveva regalato al mondo. Mi sorrise e mi abbracciò lasciando che gli scattassi qualche foto che è per me oggi un prezioso ricordo, la testimonianza di aver conosciuto un mito e di aver tenuto per sempre per me un suo sorriso.