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Jazz italiano, Maria Pia De Vito

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di ROSAMARIA FUMAROLA

"Nemo propheta in patria est"


Maria Pia De Vito è una cantante e compositrice jazz nata a Napoli nel 1960. La decisione di proporvi l'ascolto della sua musica nasce da una constatazione e cioè che la sua arte abbia dimostrato sin da subito di essere dotata di quelle caratteristiche che l'hanno messa in grado di avere un peso non inferiore a quello del miglior jazz internazionale. Se infatti molti sanno cantare, pochissimi sono in grado di essere dei virtuosi e molti meno degli intellettuali dell'espressione canora. Maria Pia De Vito è dotata di una cifra stilistica complessa ed ambiziosa, che non prescinde mai dallo studio approfondito, filologico, dei testi e delle musiche. Questo fa di lei un'intellettuale consapevole di veicolare un messaggio preciso, scelto, affinato meticolosamente, che si compone essenzialmente di jazz, ma che è contaminato da un lato con sperimentazioni che lo rendono sorprendente e dall'altro con un linguaggio poetico che sa attingere alla tradizione, in particolare quella della sua terra. Nella  musica di quest'artista, dotata di una grande potenza vocale, si potrà trovare analoga forza espressiva, un' analoga necessità di raccontare arte e vita, incidendo, tagliando, andando fino in fondo all'immaginario ed alla sensibilità di chi l'ascolta, perché Maria Pia De Vito non vuole solo essere una virtuosa del jazz, ma anche un'artista che ha bisogno di "parlare" con il suo pubblico, di partire cioè dalla misura di ogni cosa degna di essere presa in considerazione e cioè la dimensione umana.

Nella poetica della compositrice c'è l'intento di nobilitare la vita nell'arte, ma anche di restituire alla vita un'arte che parli della sua componente selvaggia e senza regole, per sublimarla, per allontanarsene ed incontrare, sposare poi ogni cultura. E così il pathos e la tristezza di talune sue interpretazioni saranno paragonabili solo a quelle della indimenticabile Billie Holiday.

Dunque alla base della produzione dell'artista vi è un progetto complesso che è pienamente rinvenibile ad esempio nei due album del 97  che si propongono di fondere jazz e tradizione napoletana "Nauplia" e "Fore Paese", in cui offre al pubblico pochi brani veramente noti e presenta al contrario pezzi splendidi e dimenticati, che restituisce sempre rispettando i testi originari. Il risultato, anche grazie al pianismo di Rita Marcotulli, risulta essere di grandissima eleganza, mai provinciale, un lavoro destinato a diventare e una pietra miliare per coloro i quali si proponessero di realizzare un progetto analogo. Maria Pia Devito non è tuttavia soltanto questo. Le sue collaborazioni con musicisti del calibro di John Taylor e Ralph Towner, Kenny Wheeler, Norma Winston e gli italiani Fresu, Pietropaoli, Pieranunzi, Rava, Trovesi, per citarne solo alcuni, lo dimostrano. Proprio la collaborazione con Towner e Taylor nell'album "Verso" e la tournée europea che ne seguì le sono valsi l'inserimento nel 2001 da parte delle più note firme del giornalismo jazz americano, nella categoria "Beyond Artist" del 49° "Down Beat Critics Pool", riconoscimento del quale possono vantarsi artisti come Joni Mitchell, Caetano Veloso e Carlos Santana.

I lavori citati sono soltanto una piccolissima parte di ciò a cui questa eccezionale artista si è dedicata e che sarebbe impossibile qui ricordare tutti. Val la pena però aggiungere che in più di un'occasione la cantante napoletana ha collaborato con la scultrice e videomaker Marisa Albanese, partecipando a prestigiose mostre come quella di Achille Bonito Oliva "Le tribù dell'arte".

Nonostante l'impegno della  De Vito di "dire", incidere nel panorama della migliore produzione artistica ed intellettuale del nostro paese, il suo nome rimane un nome per addetti ai lavori. Sebbene opere come "Nauplia" abbiano aperto strade prima inesistenti e sebbene dunque l'Italia si trovi nella condizione di esserle debitrice, su una cosa sola non vi è dubbio alcuno e cioè che a quest'artista nulla sarà mai restituito.