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"The Connection", l'ultimo lavoro di Aldo Bagnoni

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di ROSAMARIA FUMAROLA

Dedico volentieri lo scritto settimanale alla figura del batterista e compositore barese Aldo Bagnoni ed al suo progetto appena presentato al pubblico, "The Connection".

Nato a Bari nel 60, Aldo Bagnoni è una figura atipica nel panorama jazzistico italiano per una sua idea che vede il genere "frequentato" e contaminato sempre, tanto dalla poesia (ha egli stesso all'attivo la pubblicazione del volume di liriche "Bebop dell' animo"), quanto dal teatro (ha ricoperto il ruolo di  condirettore artistico per il settore musicale del Teatro Kismet di Bari dal 93 al 94). Dopo l'impegno universitario con indirizzo musicologico presso il DAMS di Bologna, studia batteria e dall' 83 incomincia un lungo percorso che lo vede collaborare al fianco di figure del calibro di John Surman, Michel Godard, John Zorn, Cristina Zavalloni, Paolo Fresu, Daniele Sepe, Furio Di Castri, Stefano Battaglia e Gianluigi Trovesi, per citarne solo alcuni. Incide  nel 2000 e nel 2001 con la Dolmen Orchestra, che contribuisce a fondare, due cd: "Sequenze armoniche (Some Gregorian Reflections)" e "Minotrauma" con, tra gli altri, Michel Godard, Cristina Zavalloni e John Surman. È giornalista pubblicista e critico musicale (ha collaborato con la rivista Musica Jazz ed i quotidiani Puglia e Barisera), nonché autore di un saggio sulla musica jazz, inserito nel  volume "Le altre musiche" del 1989, curato da CEDAM e dal Conservatorio Niccolò Piccinni di Bari. È ideatore e direttore artistico dal 2008 del Phonetica Jazz Festival di Maratea. Questa l'estrema sintesi della carriera artistica di Aldo Bagnoni. Quanto invece al suo ultimo progetto, il cd  "The Connection", con i musicisti Emanuele Coluccia, Mauro Tre e Giampaolo Laurentaci, appena uscito, converrà anticipare che si tratta di un lavoro di grande spessore, nel quale quanti amano il jazz e la buona musica in generale, non faranno fatica a rinvenire un numero pressoché infinito di "citazioni" e nuovi, originali spunti e chiavi di lettura, non solo musicali.

Il suo è infatti il racconto profondo di tanti stili: il "discorso" autentico della cultura nera, primo tra tutti quello di John Coltrane, quello della sintesi, della lettura del mondo europea ed in particolare italiano, ma anche della vicinanza ad altri linguaggi, come quello del tango e della musica popolare. Nei brani, tutti composti da Aldo è presente un amalgama perfetto tra i musicisti, di suoni e d'intenti  ed il viaggio che l'autore ci  propone ci consente di arrivare lontano, di raggiungere ed aggiungere nuove corde al sentire di chi ascolta. Si tratta dunque di un lavoro maturo, curato in ogni dettaglio, che quanti siano avvezzi alla frequentazione del jazz troveranno all'altezza della migliore produzione attuale. I fraseggi sicuri del sax sono ipnotici e si lasciano accarezzare dal piano, che ci parla di Evans e Jarrett, con la sapienza del miglior jazz nero degli anni sessanta, spezzati anche da una lezione che porta ad discorso lontano, ad una sintesi nostrana, regalando momenti, "parole" diverse ed originali non udite prima. In "The Connection" si percepisce anche il fascino della cultura mediterranea, nonché quello di un certo esotismo e si ha la sensazione di essere presi per mano e portati in tante stanze differenti senza soluzione di continuità, senza alcuna insicurezza, con padronanza assoluta dei contenuti, l'equilibrio dei quali rivela uno statuto sapiente, ricco di esperienze diverse, che per questo riesce ad interloquire agilmente con quanti di più hanno espresso nel genere e di aggiungere a questo patrimonio la propria personale visione. Ma qual è la visione che Aldo Bagnoni ci trasmette con questo cd? Una visione indubitabilmente colta,, nella quale si avverte il debito nei confronti della letteratura, in particolare della poesia ed un' idea di arte come impegno nei confronti del bello, un bello che però non cessa di interrogarsi sull'uomo, inserito in un mondo che non sempre lo garantisce e per tale ragione in questo suo lavoro non potrà non avvertirsi anche la presenza di un'idea, di un discorso anche politico. Concludo con un mio personale interrogativo: un progetto dall'indiscutibile valore intellettuale come "The Connection" e più in generale il lavoro di Aldo Bagnoni, come quello di altri musicisti che hanno trovato spazio in questa pagina, come si inserisce nella quotidianità un paese che fa fatica a riconoscere nella cultura un bene indispensabile per la vita umana? Varrà anche in questo caso la nota massima "Non c'è gusto a nascere intelligenti in Italia"?