Il SudEst

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Università gratuita: si apre un vaso di pandora

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di MARCO SPAGNUOLO

Inizia la campagna elettorale e si scaldano i dibattiti. In particolare, in questi giorni, abbiamo assistito ad un intenso dibattito sul caro-tasse a carico degli studenti universitari, a partire dalla proposta di Pietro Grasso (Liberi e Uguali) di rendere l’accesso all’università gratuito. Tale proposta ha, infatti, sollevato critiche da destra e da sinistra:  da un lato, chi dice che sia una pura utopia, dall’altro, chi accusa il presidente del Senato di «trumpismo». Quest’ultima affermazione, sicuramente provocatoria, è stata indirizzata verso l’idea di un accesso largo, inclusivo, gratuito agli studi universitari, perché così si favoriscono i più ricchi. Se l’accusa di «trumpismo» è risultata un boomerang – al massimo si può parlare di antitrumpismo, visto l’innalzamento dei costi di accesso a sanità e istruzione in America –, il favorire i ricchi si presenta come bufala vera e propria. Infatti, se guardiamo un momento al sistema fiscale, non impieghiamo molto a comprendere come una proposta di accesso gratuito per tutti, nessuno escluso, richieda necessariamente una riforma fiscale in termini progressivi. Chi ha di più, paga di più. “A ognuno ciò che gli spetta, da ognuno quanto può”.


A fronte di questo dibattito, importante perché pone al centro la questione del welfare – smantellato, pezzo a pezzo, negli ultimi trent’anni – e perché collega immediatamente il tema della crescita a quello dell’istruzione, e viceversa, in termini fortemente alternativi di quelli della Legge 107/15 (la cosiddetta “Buona scuola”). Guardare, quindi, al tema dell’università come luogo libero e garantito a chiunque, non può prescindere dal guardare i dati sull’occupazione. Infatti, ci ritroviamo, come effetto della legge sul lavoro “Jobs Act”, a osservare dati come questi riguardo l’anno appena passato: un solo impiegato a tempo indeterminato su dieci; 450 mila contratti a tempo determinato su 497 mila contratti stipulati; un aumento di 0,2 punti percentuali tra gli under 34 anni e di 0,3 tra gli over 50, a fronte di un calo dello 0,5% tra i 34enni e i 49enni.

Insomma, quella di garantire, attraverso la gratuità, l’accesso all’università a tutti – in maniera tendenzialmente universalistica e incondizionata – è stata la goccia che ha fatto cadere un vaso ormai rotto da tempo. Cocci sparsi qua e là, dal sistema fiscale all’occupazione, passando per la qualità del lavoro e dell’istruzione, fino alle condizioni di vita di migliaia di famiglie. Forse, questa è la giusta direzione verso un dibattito più articolato su povertà, reddito e misure di welfare del comune? A partire, magari, da una proposta di reddito minimo garantito, libero, universale e incondizionato? Il futuro, non solo economico, del paese è fermo a questo bivio.