Il SudEst

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La vicenda della nave Lexie e dei due marò

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di FALCO ACCAME*

Il 22 ottobre avrebbe dovuto essere resa nota la sentenza del Tribunale dell’Aja.

 

Da recenti notizie si apprende che vi saranno dei ritardi nell’emanazione della sentenza per via di condizioni di malattia del giudice responsabile. E’ comunque da tener ben presente che questa sentenza riguarda gli aspetti “esteriori” della vicenda e non quelli interiori, intendendo con aspetti “interiori” gli aspetti legati alla scelta del personale che doveva eseguire l’attività di polizia militare “antipirateria” sulla LEXIE, attività che venne affidata (a mio parere in modo assolutamente improprio) a personale del San Marco esperto in “fucileria” ma non certo di polizia militare. A tali compiti è preparato piuttosto il personale della Capitaneria di porto. Ciò a parte il fatto che il “guardianaggio armato” deve essere affidato a civili perché una nave mercantile che reca a bordo personale militare rischia di perdere la sua connotazione strettamente “civile” e non militare. Tra l’altro a bordo della LEXIE Esisteva un deposito di ben 10000 proiettili (un pò in eccesso per quanto riguarda la dotazione di un mercantile). Il personale della Capitanerie sa bene che per andare all’arrembaggio di una nave mercantile i mezzi navali (barchini) impiegati dai pirati debbono possedere una velocità molto elevata e certamente superiore a quella del mercantile da abbordare (i barchini dei pirati possono sviluppare anche velocità superiori ai 25 nodi). Il povero peschereccio indiano tra l’altro gravato dalle reti, poteva sviluppare una velocità di 8-10 nodi, cioè una velocità non superiore ma addirittura inferiore a quella della LEXIE (16 nodi). Quindi un peschereccio di questo tipo non poteva in alcun modo costituire una minaccia di abbordaggio per la LEXIE. Il guardianaggio armato su mercantile deve essere eseguito da civili e non da militari perché la presenza dei militari può mettere in forse lo status prettamente civile della nave mercantile. Ma certamente guardando la problematica dal punto di vista “interno” non si può attribuire ai Marò il fatto di un impiego improprio. Ritengo sia deplorevole in proposito l’impiego di personale militare “a basso costo” per agevolare un armatore. Ma questi aspetti “interni” della vicenda della LEXIE ritengo che non riguardino la sentenza dell’Aja. In qualche modo la questione implica anche il comportamento del Comandante della LEXIE che si trovava in rotta di collisione con il peschereccio ma che pure in tale situazione di emergenza avrebbe dovuto auspicalmente stare sul ponte di comando. Tra l’altro nella situazione di “rotta di collisione” la precedenza di manovra spettava al peschereccio che proveniva da dritta e non alla LEXIE. Il Comandante della Lexie avrebbe dovuto essere stato interrogato, a mio parere, dalle Commissione Trasporto della Camera e del Senato. Per quanto riguarda i fucilieri dal San Marco è giustificabile la loro non conoscenza di questioni di polizia militare. Inoltre eseguivano ordini emanati da Roma dalla centrale operativa di Santa Rosa. Ma dalla centrale operativa di Santa Rosa non poteva essere a conoscenza della situazione tattica locale (cioè nello specifico specchio d’acqua interessato) e l’esecuzione/ non esecuzione di ordini riguardava la situazione locale. Ciò a parte le disposizioni dell’IMO. In questione non era solo la distanza da terra (le acque internazionali partono da una distanza di 30 miglia da terra, ma la Lexie si trovava a 20,5-22 miglia da terra, quindi non in acque internazionali. Ciò mette in campo un’altra questione riguardante la condotta della navigazione e le informazioni sul “punto nave” e quali erano le conoscenze sulla posizione della LEXIE da parte del comandante ma anche da parte dei Marò (che avrebbero dovuto essere edotti sulla situazione nautica). E’ bene tener presente che su una nave il Comandante esercita i suoi doveri/competenze su tutti i componenti dell’equipaggio e una doppia dipendenza dal Comandante e da Santa Rosa (Roma) è scarsamente accettabile. Credo quindi sia importante quanto deciderà la Corte dell’Aja ma che sia anche importante considerare gli aspetti “interni” sui quali la decisione non interverrà. Sulla dipendenza e sulla esecuzione-non esecuzione degli ordini sarebbe interessante conoscere il parere degli esperti della Ficiesse.

*Ammiraglio di Vascello, già Parlamentare