Il SudEst

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La TAV e il governo del cambiamento

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di NICO CATALANO

Cambiano gli esecutivi, arrivano al governo persino quelli che si autodefiniscono “governo del cambiamento” ma gli equilibrismi degni dell’epoca d’oro di Bisanzio rimangono a contrassegnare la politica del nostro Paese.

 

È quanto sta avvenendo in merito alla vicenda TAV, il progetto di linea ferroviaria ad alta velocità che negli intenti ha lo scopo di collegare Torino con Lione tramite la costruzione di un tunnel scavato all’interno delle montagne Valdostane della Valle di Susa. Una pianificazione strutturale, l’operazione TAV che ha origine nel lontano 1991 ed è stata sostenuta dall’ establishment Europeo e dai governi sia di centro destra così come di centro sinistra, che si sono avvicendati in tutti questi anni a Palazzi Chigi, ma che nel tempo ha ricevuto l’opposizione di associazioni ambientaliste, comunità montane e amministratori locali. Difatti da più parti l’opera strutturale, è stata definita costosa oltre che inutile, per il fatto che interesserebbe un traffico su rotaia molto ridotto e non giustificabile rispetto all’investimento assegnato, così come pericolosa dal punto di vista ambientale in quanto dannosa per il paesaggio, l’ecologia dei luoghi e la biodiversità.  Alla tratta ad alta velocità in Valle d’Aosta si è da sempre opposto con forza e determinazione anche il movimento cinque stelle, una delle due forze che sostiene il governo Conte assieme alla Lega Nord di Salvini, attualmente una forza più possibilista degli stessi “Grillini” sull’implementazione della stessa TAV. Qualche giorno fa, la TELT, società pubblica, controllata dai governi di Italia e Francia, creata appositamente per ottemperare alla corretta  applicazione  degli impegni presi durante i trattati firmati dai due stati, nonché al rispetto[n1] della convenzione “Grant Agreement” stipulata con la Commissione Europea, ha avvertito i due governi, che un ulteriore rinvio dei bandi di gara della TAV avrebbe portato alla riduzione di circa 300 milioni di euro, rispetto al finanziamento Europeo stanziato per l’intera infrastruttura.

Una missiva questa, conseguenza della decisione del governo Conte di volere sottoporre il progetto alta velocità Torino-Lione, ad una nuova analisi costi - benefici, proprio in attuazione delle prescrizioni contenute in quella convenzione denominata “contratto di governo” firmata la scorsa primavera tra Lega e M5S, documento che ha sancito le regole condivise dalle due forze che sostengono l’attuale governo, questa presa di posizione da parte dell’esecutivo di governo deriva dalla forte opposizione alla tratta ferroviaria, da parte della base elettorale del M5S. Di parere diametralmente opposto è invece la Lega Nord e il suo leader Matteo Salvini, per il quale la TAV è un’opera assolutamente importante per lo sviluppo del nostro Paese, una posizione che accomuna la Lega, alle posizioni di Confindustria ma anche del Partito democratico, da sempre favorevole all’ opera infrastrutturale.

Intanto, Lunedì scorso, l’iter dei bandi è stato avviato, tramite la pubblicazione degli “avis de marchés” ovvero gli inviti alle imprese a presentare la propria candidatura relativa ai primi quattro lotti, quelli ricadenti nel versante francese della tratta, senza peraltro nessun vincolo per gli stati, infatti attraverso la cosìdetta clausola di dissolvenza, ciascun governo in un qualsiasi momento potrebbe revocare tale assegnazione, mentre l’emissione dei seguenti capitolati di gara, sarà effettuata in una fase successiva, un tempo questo necessario per permettere la “riflessione” richiesta dal governo Italiano.

Mentre, in Italia lega nord e M5S danno una diversa lettura alla vicenda, con il partito di Salvini che dichiara, addirittura l’inizio dei lavori per la TAV a differenza dei grillini, che invece annunciano un rinvio degli stessi bandi, sulla questione TAV tutta la politica del nostro Paese esce sconfitta, incapace di prendere una decisione definitiva, tanto da non andare oltre all’antico dualismo tra un Europeismo acritico e retorico e un’opposizione a prescindere inconcludente, così come stucchevole da parte della politica è il continuare a non ammettere con chiarezza, che probabilmente, le tante tratte ferroviarie locali, insicure e inefficienti, ogni giorno percorse da milioni di lavoratori e studenti pendolari potrebbero essere in questo Paese, una priorità maggiore rispetto alla TAV.

Fonte della Foto : Dagospia


[n1]