Il SudEst

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Salvare l’acqua pubblica

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di NICO CATALANO

 

«Oggi  la battaglia più importante è quella per salvare l’acqua pubblica, proprio qui a Bari organizzeremo una grande manifestazione contro la privatizzazione dell’ Acquedotto Pugliese, il più grande acquedotto d’Europa, a tal proposito voglio ribadire che il governatore pugliese Michele Emiliano mi ha deluso, infatti in campagna elettorale aveva promesso che una volta eletto avrebbe provveduto alla ripubblicizzazione dello stesso acquedotto e ora scopro che vuole fare addirittura una

Multi utility mista pubblico privato per la sua gestione »


Sono le parole di Padre Alex Zanotelli, missionario comboniano, ispiratore di vari movimenti di giustizia solidale e di tante campagne in favore dei poveri del sud del mondo, oggi parroco a Napoli nel rione Sanità e invitato a Bari da Amnesty International per parlare delle disuguaglianze generate dalla globalizzazione in un convegno tenutosi la scorsa settimana presso l’aula Magna del politecnico in una delle tante contromanifestazioni  organizzate nel capoluogo pugliese proprio in occasione del vertice dei ministri delle finanze delle sette nazioni più industrializzate svoltosi in contemporanea in quei giorni presso il cittadino castello Normanno-Svevo.

Veniamo ai fatti, secondo la data imposta dal decreto legislativo 141/1999  il 31 dicembre 2018 dovrebbe scadere l’attuale gestione dell’Acquedotto Pugliese, nei mesi passati il Comitato pugliese "Acqua Bene Comune" organismo  appartenente al Forum italiano dei movimenti  per l'acqua  ha chiesto alla politica regionale  il rispetto del voto espresso dagli italiani nel referendum del lontano giugno 2011 e la necessità di implementare un percorso di ripubblicizzazione dello stesso acquedotto tramite un percorso di cittadinanza  trasparente e partecipativo sulla base di quello che già è  stato fatto nella città di Napoli.

Grazie alle diverse rivendicazioni da parte del Comitato "Acqua Bene Comune" il consiglio regionale attraverso sia  la mozione consiliare del 21 marzo 2017  così come alla deliberazione di Giunta regionale n. 370/2017 finalmente ha istituito e insediato un tavolo tecnico paritetico regionale formato da nove componenti tra gli eletti in consiglio regionale in rappresentanza di tutti i gruppi politici presenti nell’assise regionale e da nove personalità indicate dal Comitato "Acqua Bene Comune"  allo scopo di individuare sia le  soluzioni giuridiche destinate a garantire la gestione pubblica del servizio idrico integrato  così come tutte le ipotesi trasparenti partecipative di nuova organizzazione di AQP.

Tra improvvisi posticipi e mancate convocazioni del tavolo, prassi vergognose purtroppo da addebitare a quella politica regionale la cui quasi totalità dei gruppi consiliari, salvo poche eccezioni, ha manifestato la volontà di non volere procedere alla reale ripubblicizzazione di AQP ribadendo quindi la volontà di continuare ad affidare la gestione del servizio idrico integrato ad una Spa con capitale pubblico o forse attraverso il passaggio delle azioni ai comuni, cosa molto difficile visto l’attuale situazione economica e finanziaria in cui versa la stragrande maggioranza degli enti locali, questo nonostante la proposta alternativa presentata e depositata dal comitato “Acqua Bene Comune” documentazione peraltro curata dai professori di diritto pubblico Lucarelli e De Maria.

Tutto ciò è confermato dalla recente convocazione da parte della Regione Puglia  di un secondo tavolo tecnico, chiuso alla cittadinanza a cui partecipano Regione Puglia, AQP, Autorità Idrica e Anci, organismo che da quanto è emerso dall'ordine del giorno del primo incontro, esclude aprioristicamente l'opzione di trasformare AQP dalla forma giuridica attuale ad un’azienda speciale e di pubblica gestione.

A tale proposito considerando sia i tempi ristretti fissati dal sopra citato decreto 141 che impone alla Regione di prendere una decisione rispetto alla futura gestione di AQP entro il 30 giugno, ma anche in virtù delle dichiarazioni preoccupanti rilasciate ultimamente dal presidente Emiliano favorevole ad un progetto riguardante un macroacquedotto meridionale,  che coinvolgerebbe anche  Gesesa di Benevento e Alto Calore di Avellino, infrastruttura la cui gestione sarebbe affidata ad una multi servizi a capitale misto pubblico e privato.

“Acqua bene Comune” ha ritenuto opportuno costruire una campagna politica e di pressione sulle istituzioni regionali, che culminerà con una grande manifestazione interregionale da tenersi a Bari tra il 18 e 17 Giugno prossimo per ribadire con forza il principio che l’acqua è un bene comune, non un mezzo di scambio ai fini elettorali e neanche un oggetto di profitti e interessi per pochi privati.

La politica se vuole ritornare ad essere credibile e non la barzelletta odierna, dovrebbe riconnettersi seriamente con la volontà dei cittadini e magari rispettare il voto di questi ultimi magari con azioni concrete e non soltanto con inutili slogan mediatici.