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Situazione operativa sui fronti siriani

Situazione operativa sui fronti siriani

di STEFANO ORSI

Bollettino di guerra n. 98 del 30.5 2017


Quando i fronti si muovono in fretta, altrettanto devono fare gli aggiornamenti.

Vediamo quindi le due situazioni attive come stanno procedendo.

Fronte desertico, Sud di Palmira

Come abbiamo visto nell'ultima analisi, abbiamo avuto in questo settore il più rapido e importante guadagno di territorio che si ricordi durante questo conflitto, migliaia di Kmq sono tornati ad essere liberi dal giogo dei terroristi o delle forze ribelli in questo caso le NSA.

Le 4 autostrade 30, 90, 45, e 53, sono ora interamente praticabili, da Damasco fino a Palmira si può transitare tranquillamente, sono in corso i controlli di routine, di tutti i covi ISIS e stanno recuperando davvero molto materiale bellico abbandonato.

La città cristiana di Qaryatayn è ora totalmente in sicurezza e gli abitanti potranno tornare ad abitarla a breve.

Le truppe siriane si stanno muovendo sospingendo ISIS in profondità nella ritirata, il fronte ha ormai raggiunto la perpendicolare di Palmira e non accenna ad arrestarsi.

L'azione siriana interessa anche le truppe filo occidentali NSA (acronimo di New Syrian Army) che a loro volta stanno sbaraccando dal deserto e ritirandosi verso la Giordania.

È da segnalare che le forze NATO, ricordo che truppe speciali norvegesi sarebbero entrate dalla Giordania in Siria per proteggere le NSA, avrebbero lanciato volantini sulle truppe siriane per invitarle a non proseguire oltre nell'avanzata, ben immaginando l'esito degli eventuali scontri delle medesime con l'NSA.

Invito per ora caduto nel vuoto.

Partendo dall'autostrada due, similmente a quanto fatto in precedenza contro ISIS, le forze congiunte russo-siriano-Hezbollah, si sono dirette con veloci penetrazioni a  sud, come indico in mappa, avvicinandosi ulteriormente a quelle che avanzano dal confine Giordano più a sud.

Si sta quindi formando una sorta di sacca nel deserto ad est di Damasco, una zona difficile da tenere per truppe isolate, si immagina dunque che prima di rimanere chiuse al suo interno, destinate al meglio a abbandonare il materiale in loro possesso ed essere trasferite altrove dopo aver negoziato la resa, alla peggio a restarci in eterno, se ne vadano spontaneamente, evitando ogni accerchiamento e si dirigano verso il confine giordano da cui sono entrate, dopo di che le forze siriane, una volta preso possesso della zona, procederanno a occupare la rimanente area desertica fino a chiudere definitivamente ogni varco di entrata dalla Giordania.

Al Tanf verrà presa forse al termine di questo processo graduale, al fine di permettere l'esfiltrazione delle “temutissime” forze speciali norvegesi, che potranno rientrare da dove sono arrivate.

La mia previsione comporta entro breve termine, la liberazione di altre migliaia di Kmq di territorio siriano, con grandissimo beneficio logistico e strategico, recuperando totalmente tutta quella mobilità per fronti interni finora sempre mancata, questo garantirà ulteriore accelerazione nella risoluzione di una guerra che invece pareva infinita.

Est di Hama

Quando scrivevamo della necessità di chiudere il fronte tra Qaryatayn e Palmira, nel contempo ci siamo spinti a proporre lo scenario di spingere le forze ISIS ad abbandonare tutto questo fronte ad ovest della linea immaginaria che unisca Palmira a Itryiah.

Attaccando ora questo saliente, e spingendo contemporaneamente da nord e da sud, si costringerebbero le truppe ISIS a ritirarsi per evitare l'imbottigliamento, al momento sanno di non poter più ricevere alcun rinforzo e forse iniziano a scarseggiare viveri, munizioni, carburante e ...Captagon, la droga che ne ha reso celebri gli assalti folli e la resistenza alle ferite.

Per cui assistiamo ad un ben diverso comportamento di questi tagliagole, i quali ben lontani dal loro passato, e persa ogni speranza di vittoria, abbandonano le posizioni e si danno alla fuga, abbandonando ciò che non possono trasportare.

È un momento propizio e l'esercito siriano non deve mancare nel coglierne tutte le grandi opportunità che offre.

Territori ad est di Aleppo, Maskanah

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Lo sciopero della fame dei prigionieri palestinesi: un grido di libertà e dignità

Lo sciopero della fame dei prigionieri palestinesi: un grido di libertà e dignità

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Sono già passati trentadue giorni. Quattro settimane, 768 ore, nutrendosi di acqua e sale per sopravvivere, 1700 prigionieri politici palestinesi stanno portando avanti a oltranza un sciopero della fame, lo sciopero della dignità e della libertà.

1700 anime, da più di un mese a stomaco vuoto, chiedono semplicemente che siano rispettati i diritti fondamentali di una vita in carcere, previsti in tutte le convenzioni di Ginevra, nel diritto internazionale e nel diritto umanitario. Ma il governo coloniale di Israele continua a ignorare queste richieste, e la maggior parte dei mezzi di informazione tacciono, pur conoscendo bene il rischio che corrono questi prigionieri.

Un grido di giustizia che attraversa i muri, i continenti, gli oceani, i monti, ma la sua eco non ritorna in quelle maledette carceri. Le piazze si muovono, ma le istituzioni, nazionali e internazionali, non danno segni di vita davanti a quei corpi umani che si trasformano in scheletri viventi, nelle carceri dello "Stato più democratico" chiamato Israele. Quel grido di libertà e giustizia è il grido di un popolo intero che resiste e lotta per la sua libertà, insieme a tutti gli uomini e le donne amanti della pace e della libertà nel mondo.

A stomaco vuoto, lottano per la vita e per la dignità, contro un governo occupante, responsabile di una atroce occupazione che perdura da più di mezzo secolo. Essa ha trasformato la vita del popolo palestinese in un inferno, dai posti di blocco alle esecuzioni a sangue freddo di ragazzi solo per un sospetto, per non parlare di un muro illegale lungo 650 km, che ha chiuso i palestinesi in ghetti. E ancora, parlano i numeri: su una popolazione di tre milioni, almeno in 800 mila hanno subito l’arresto, il che significa che tutte le famiglie palestinesi hanno avuto un prigioniero nelle carceri israeliane. E in queste carceri ci sono ancora più di 7000 mila prigionieri.

L'attuale battaglia dei prigionieri assume una grande importanza nella lotta per la libertà, di fronte alla fine di ogni speranza di una soluzione politica. E rischia, nel caso malaugurato di decesso di qualche prigioniero, di far scoppiare caos e violenza, con conseguenze imprevedibili, sia per i palestinesi sia per gli stessi israeliani.

Non ci stancheremo mai di rivolgerci alle organizzazioni internazionali ed ai singoli Stati, per un intervento deciso e forte nei confronti del governo occupante, e per trovare i modi adeguati per costringere Israele a rispettare i dettami delle convenzioni di Ginevra riguardanti i diritti dei prigionieri.
Da sottolineare la denuncia dei famigliari dei detenuti, che accusano di negligenza il comitato internazionale della croce rossa (ICRC), che non affronta con la dovuta responsabilità la questione dei 1700 prigionieri. ICRC ha sempre vantato di avere un ruolo neutrale rispetto alle condizioni dei prigionieri, tuttavia resta in silenzio mentre 1700 prigionieri sono arrivati al 32° giorno di sciopero della fame vivendo solo con acqua e sale, e alcuni di loro solo acqua, dopo che le amministrazioni penitenziarie hanno confiscato loro anche il sale. Non è la prima volta che ICRC rimane in silenzio di fronte ai prigionieri in sciopero della fame mentre l’amministrazione penitenziaria israeliana li punisce. Il silenzio della Croce Rossa Internazionale e il suo rifiuto di incontrarsi con i prigionieri all'interno delle loro sezioni e delle loro celle può essere interpretato soltanto come collaborazione e connivenza con l’occupazione israeliana; esso contribuisce all’aggravamento della crisi e mette a rischio la vita dei prigionieri.

Fadwa Al-Barghouthi, moglie del leader prigioniero Marwan Al-Barghouthi – in sciopero della fame da più di 30 giorni -, ha detto che la Croce Rossa ha rifiutato di informarla sulle sue condizioni di salute, e si è limitata a trasmetterle solo i saluti del marito.

Ahmed Sa’adat, leader del FPLP, in sciopero anche lui, in un incontro con Addameer ha dichiarato che i prigionieri non hanno voluto incontrare la Croce Rossa in visita al carcere di "Askalan", essendosi essa rifiutata di incontrare i prigionieri nelle loro celle.

La leadership dello sciopero, in una lettera uscita dal carcere, ha espresso la determinazione di continuare fino al raggiungimento degli obiettivi fissati all'inizio dello sciopero.
La solita politica dei due pesi e due misure viene applicata ogni volta che si parla di Palestina e di Palestinesi; è assordante il silenzio dei mass media italiani davanti al pericolo di morte di 1700 esseri umani in sciopero della fame, l'unica arma che hanno contro uno Stato potente; uno Stato che pretende di essere chiamato democratico.

Quando l’indifferenza diventa complicità, ribellarsi è un diritto.

Bassam Saleh | da forumpalestina.org

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Lo Stato cileno continua a violare i diritti all’infanzia dei Mapuche

di ECO MAPUCHE

I bambini Mapuche crescono nel terrore dei raid quotidiani della polizia che violano i loro diritti e molte volte vengono feriti

Nuovamente i diritti del popolo mapuche si giocano nei tribunali. In particolare se hanno a che vedere con la vita di bambini e bambine. Com’è successo ad un bambino di 14 anni, ferito alla gamba con i colpi di un fucile in un raid  notturno a casa sua nel nominato WallMapu o pais mapuche. I suoi genitori e fratelli sono stati anche loro picchiati, ma non sono saltate fuori mai le armi che cercavano la polizia.

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Islam business

Islam business

di LELLA LEOCI

 

E così l'antislamista Trump se ne torna dal Medio Oriente con contratti supermiliardari di armi,

 

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"Sola a Raqqa" la filosofa siriana uccisa dall'ISIS a soli 30 anni

La foresta dei giusti

Un libro uscito in francese per i tipi di Equateurs, Seule dans Raqqa, della giornalista Hala Kodmani, racconta la storia della professoressa di Filosofia e blogger Ruqia Hassan, conosciuta con lo pseudonimo di Nissan Ibrahim.

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Repressione Mediatica in Turchia: nostra intervista all’ attivista curdo Kazim Toptas

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Sei da diversi anni attivo su più fronti, come coordinatore di MED Centro Culturale di Torino e del Centro Ararat di Roma.

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Appello dal Venezuela agli anarchic* dell’America latina e del mondo: la solidarietà e molto più di una parola scritta

Appello dal Venezuela agli anarchic* dell’America latina e del mondo: la solidarietà e molto più di una parola scritta

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Ci rivolgiamo a tutte le realtà del movimento libertario, in particolare a quelle di questo continente, non soltanto per richiamare l’attenzione di fronte alla situazione che stiamo attraversando nel Venezuela dall’aprile 2017, ma anche per quanto riguarda ciò che riteniamo un’urgenza, cioè far si che l’anarchismo internazionale si esprima con più enfasi su queste drammatiche circostanze, con posizioni e azioni coerenti con quello che è stato il discorso e la pratica dell’ideale anarchico nel suo percorso storico.

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Situazione operativa sui fronti siriani

Situazione operativa sui fronti siriani

di STEFANO ORSI

Bollettino di guerra n. 96 del 16.5.2017

 

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Comunicato dell’Ambasciata della Repubblica Bolivariana del Venezuela presso la Repubblica Italiana

Comunicato dell’Ambasciata della Repubblica Bolivariana del Venezuela  presso la Repubblica Italiana

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Causa degli ultimi eventi verificatosi in Venezuela e l’irresponsabile manipolazione politica e mediatica, l’Ambasciata della Repubblica Bolivariana presso la Repubblica italiana dichiara:
1. Settori violenti dell’opposizione venezuelana continuano ad agire in maniera violenta e con atti terroristici concentrati in alcuni centri urbani supportati da autorità municipali in cui governa l’opposizione di destra.

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