Il SudEst

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Apr 30th
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Home Inchiesta

Mettiamo fine all’impunità degli Stati Uniti in materia di torture sessuali

Mettiamo fine all’impunità degli Stati Uniti in materia di torture sessuali

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Promossa una petizione

Marion, Nicolas et Stéphane (ZERO IMPUNITY)

Francia

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Trump, primi incidenti diplomatici su ripristino della tortura e muro con il Messico

di MICHELE PETTINATO

Primi incidenti diplomatici per il Donald Trump. Il neopresidente americano,

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Trump – Clinton: Oltre i talk show televisivi

di ADELE DENTICE

Oltre i talk show televisivi e i dibattiti del centro-sinistra, la democrazia oligarchica,

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Il conflitto in Siria verso una imminente conclusione

di GIUSEPPE ANGIULI*

La Russia nuovo protagonista di primo piano in medio oriente

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Perù: assassinata l’ultima donna che parlava la lingua amazzonica resígaro

Perù: assassinata l’ultima donna che parlava la lingua amazzonica resígaro

di ALBERTO CHIRIF

In Perù è stata assassinata una donna indigena, l’ultima in grado di parlare la lingua resígaro. Il suo corpo è stato trovato decapitato nella sua casa, nella foresta amazzonica.

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Dalla parte dei curdi di Siria, esposti più che mai al rischio di attacco militare dal lato turco

di LUIGI VINCI

Il quadro mediorientale ha preso da qualche settimana a cambiare tutta la sua parametratura; al tempo stesso le sue prospettive continuano ad apparire indeterminate. L’evoluzione di tale quadro ha il suo evento decisivo nella vittoria di Aleppo da parte del regime siriano, della Russia, dell’Iran e dei loro alleati minori. A essa ha corrisposto una serie di fatti politici di grande portata, su iniziativa della Russia. La capacità di iniziativa degli Stati Uniti, di converso, dato anche il risultato delle elezioni presidenziali, che già era debolissima e incoerente è precipitata a zero, essi sono stati addirittura esclusi da parte russa, finché sarà presidente Obama, dalla discussione in avvio sulle sorti politiche e istituzionali della Siria.

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Turchia: autobomba a Smirne davanti a un tribunale

Turchia: autobomba a Smirne davanti a un tribunale

Redazionale

Ancora un attentato in Turchia dopo la strage di Capodanno.

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Cinque anni dopo il massacro di Roboski. Chiederemo giustizia fino alla fine

Cinque anni dopo il massacro di Roboski. Chiederemo giustizia fino alla fine

UIKI

Sono passati ormai cinque anni dal massacro di Roboski. Il 28 dicembre 2011 l’aviazione turca nella zona di confine di Şirnex-Qilaban (Şırnak-Uludere) un grosso gruppo di giovani che vivevano del commercio frontaliero e in quella fatidica notte tornavano dal Kurdistan del sud. L’aviazione turca in quel 28 dicembre ha assassinato almeno 34 giovani uomini. Oggi Roboski purtroppo è uno dei numerosi fatti sangue commessi dal regime dell’AKP contro la popolazione curda. Ma con Roboski si è rivelato del tutto lo spirito ostile ai curdi del regime dell’AKP. L’allora Ministro dell’Interno Naim Şahin ad esempio ha dichiarato di non capire il subbuglio per via della morte di 34 persone. Che le vittime sono pur sempre commercianti di confine e che se non fossero stati uccisi, sarebbero stati arrestati e condannati.

Oggi, il 26 dicembre 2016, i parenti delle vittime di Roboski continuano ad aspettare giustizia. Ma invece di perseguire gli autori di Roboski, la giustizia turca per anni ha ricoperto i parenti delle vittime con procedimenti penali perseguitandoli per via della loro pubblica richiesta di giustizia. Oggi con Ferhat Encü, un deputato dell’HDP, che come parente delle vittime del massacro di Roboski voleva portare le loro richieste in Parlamento, si trova in carcere. Solo ieri è stato arrestato dal regime dell’AKP Veli Encü, il Presidente dell’associazione Roboski-Der, che sostiene i parenti delle vittime del massacro di Roboski. I recenti sviluppi in Turchia rendono chiaro come il regime dell’AKP si comporta rispetto ai suoi crimini contro l’umanità. Ma la lotta per la giustizia continuerà – ce lo spiega Hazal Encü nel modo più chiaro possibile:

Hazal Encü: vengono rifiutati i pagamenti degli indennizzi

La 52enne Hazal Encü nel massacro ha perso suo figlio Cemal Encü di 17 anni. È una dei molti parenti delle vittime che continuano a lottare per avere giustizia. Hazal Encü spiega che a fronte della sua richiesta di condannare i responsabili, dallo Stato turco ha ottenuto solo la proposta di pagamento di un indennizzo. Lei l’ha respinta con chiarezza. „Mio figlio Cemal faceva l’ultimo anno di liceo. Dava molta importanza alle lezioni e aveva anche molto successo. Ora sono passati cinque anni dalla sua morte. Ma rivivo il dolore di nuovo ogni giorno. Perché in questo periodo non è cambiato niente. All’inizio ci hanno offerto il pagamento di un indennizzo, ma lo abbiamo rifiutato perché chiedevano la condanna degli autori. Allora hanno querelato noi, quindi le madri, i fratelli delle vittime. Attualmente ci sono due processi contro di me e le mie due figlie“, così Hazal Encü.

La giustizia è sotto il controllo dell’AKP

La madre di Cemal Encü spiega che è arrivata fino alla Corte Costituzionale turca. Ma da nessuna parte ha trovato giustizia. Riferisce ancora: „Alla nostra causa davanti alla Corte Costituzionale non abbiamo ricevuto nemmeno una risposta. La ragione è che questa corte è sotto il controllo dell’AKP. Se non fosse così, allora i tribunali prima o poi avrebbero individuato e condannato i responsabili. Continuiamo a denunciare: perché in quella notte sono stati assassinati 34 giovani. Era evidente che si trattava di giovani che vivevano di commercio frontaliero. Circa 40 giovani e 70 muli erano in cammino quella notte. Questo per noi significa che la politica dell’AKP funziona solo con l’assassinio di persone innocenti. E come se questo non bastasse, ora querelano noi e veniamo arrestati. Ma Erdoğan deve sapere che con i suoi omicidi, i suoi arresti, non potrà mai annientare noi curdi.“

Chiederemo giustizia fino alla fine Hazal Encü sottolinea con parole chiare che chiederà giustizia fino alla fine della sua vita. „Abbiamo sporto querela davanti alla Corte Europea dei Diritti Umani. Vogliamo sapere chi ha assassinato i nostri figli. I responsabili devono essere individuati. Devono scontare le loro giuste condanne. Non molleremo mai questo caso. Devono anche rilasciare i nostri deputati. Ferhat Encü, il nostro deputato, è stato arrestato solo perché ha rappresentato il nostro caso. Ha anche sempre reso chiaro che seguirà il caso fino alla fine. Per questo lo hanno rinchiuso“, spiega Hazal Encü.

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Il mondo ha dimenticato lo Yemen

di ROSSELLA PERA

Il mondo ha dimenticato lo Yemen”,

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