Il SudEst

Friday
Apr 26th
Dimensione carattere
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home Inchiesta

Russia-USA-UK: questione di equilibri

Russia-USA-UK: questione di equilibri

di NICO DELFINE

 

Siria epicentro di un sisma globale

Leggi tutto...
 

UIKI: La guerra di Erdogan contro la libertà di stampa arriva in Italia

UIKI Onlus

La guerra del AKP contro i media Curdi e dell’opposizione democratica contro il Regime continua.
Ancora una volta dobbiamo denunciare l’assordante silenzio che sta interessando i media Internazionali e Italiani su i recenti avvenimenti che hanno visto coinvolto anche il territorio italiano. Un Silenzio che ancora una volta si trasforma in complicità.

Leggi tutto...

Il martirio della Siria è quello della nostra civiltà

Il martirio della Siria è quello della nostra civiltà

di CRISTIANO RONCUZZI

“Donne in Europa che amate la vita, venite ad aiutarci in Rojava.”

(Roza Botan Hesekê, resistente curda uccisa un mese e mezzo fa dai soldati del regime siriano)

Leggi tutto...

Polonia e Italia, l’aborto, la libertà che non c’è

Polonia e Italia, l’aborto, la libertà che non c’è

di MARCO SPAGNUOLO

Le donne polacche, in questi giorni, sono scese a migliaia in piazza per protestare contro l’abolizione della legge sull’aborto. In breve, questa legge – comunque limitativa e conservatrice – prevede la possibilità di abortire solo in caso di stupro o di problemi sanitari. Le manifestanti stanno dimostrando per un “no” costituente: no all’abolizione dell’aborto, si all’allargamento della possibilità di abortire. “Stop ai fanatici del potere” e “abbiamo bisogno di cure mediche, non di quelle del Vaticano”. Questi sono due degli slogan delle femministe che stanno protestando, perché il partito di governo (SiP) si è espresso a riguardo sottolineando la volontà di “un ritorno ai valori morali della religione, contro il mainstream dell’Europa secolarizzata”.

Leggi tutto...

Dichiarazione rilasciata dal Consiglio Costituente per il Sistema Federale nel Rojava/Siria Settentrionale

Dichiarazione rilasciata dal Consiglio Costituente per il Sistema Federale nel Rojava/Siria Settentrionale

Al pubblico siriano, regionale e globale

In risposta all’appello fatto dal Coordinamento Generale delle Aree di Autogoverno Democratico (Al Jazira, Kobane e Afrin), tutti i componente delle forze politiche, partiti e attori sociali nei cantoni del Rojava e nelle aree liberate dalle forze terroristiche hanno tenuto un incontro che è risultato in una visione politica complessiva per una soluzione in Siria e in un accordo sul sistema di gestione per il Rojava/Siria settentrionale.

Questo può servire come un modello per il resto della Siria fornendo una soluzione per l’intera crisi siriana.

Noi, i rappresentanti di queste aree, ci siamo incontrarti il 16 e 17 marzo 2016. Ricordiamo con apprezzamento e rispetto i martiri del nostro popolo che con il loro sangue hanno scritto la più grande storica resistenza eroica e che hanno fatto coraggiosi sacrifici. I nostri martiri hanno portato il nostro popolo alla pietra miliare dove si trova oggi. Il suddetto incontro è risultato nelle seguenti decisioni.

1.Una futura Siria è per tutti i siriani e questo è quello che il sistema democratico federale sta ottenendo alla base di tutte le componenti sociali.

2.Lavorare alla costruzione di un sistema democratico federale per il Rojava/Siria settentrionale.

3.I co-presidenti sono stati eletti dal Consiglio e sono sostenuti da 31 componenti.

4.Il comitato organizzativo ha avuto il compito di preparare un contratto sociale e una visione politica e legale complessiva per questo sistema entro un periodo che non vada oltre i sei mesi.

5.L’istituzione di giustizia transitoria che rappresenta il sistema democratico federale per il Rojava/Siria settentrionale verrà istituita dal consiglio fondatore che viene considerato come amministrazione ad interim fino alle elezioni generali sotto la supervisione delle Nazioni Unite.

6.La libertà delle donne è essenziale nel sistema federale democratico. Le donne hanno il diritto a una partecipazione paritaria e alle responsabilità decisionali per quanto riguarda le tematiche femminili. Le donne saranno rappresentate alla pari in tutte le sfere della vita, compresi gli aspetti sociali e politici.

7.La popolazione e le comunità che vivono nel sistema federale nel Rojava/Siria settentrionale possono sviluppare le loro relazioni politiche, economiche, sociali, culturali e democratiche con chi ritengono adatto o condividere convinzioni con la popolazione e le comunità a livello regionale e internazionale, purché questa relazione non interferisca con gli obiettivi e gli interessi del sistema federale democratico.

8.Le regioni che le forze democratiche hanno liberato dalle organizzazioni terroristiche diventeranno parte del sistema federale democratico del Rojava/Siria settentrionale in modo adeguato.

9.L’obiettivo del sistema democratico federale nel Rojava/Siria settentrionale a livello regionale è di raggiungere un’unione democratica di tutta la popolazione nel Medio Oriente e progresso democratico in tutta la popolazione che vive nel Medio Oriente, in tutti i settori, a livello politico, economico, culturale e sociale. Se tagliamo i confini nazionali dello stato possiamo vivere in pace e sicurezza gli uni con gli altri.

10.La realizzazione di un sistema federale e democratico avrà luogo all’interno di una Siria sovrana.

A tutta la popolazione e a tutti i gruppi in Siria, Kurdistan e Rojava e a tutte le classi sociali.
Oggi viviamo in una fase storica e in circostanze critiche. Oggi la Siria si trova nella peggiore tragedia della sua storia. Milioni sono dislocati e centinaia di migliaia di persone sono state uccise, per non parlare dell’immenso danno alle infrastrutture che la Siria ha sofferto. Nonostante questo stiamo assistendo a un’esperienza avanzata nel Rojava che è protetta dal sangue dei martiri e dedicata ai successi di tutti. Grandi conquiste sono state ottenute in questo periodo. Questa è una vera opportunità di costruire un sistema federale democratico. Siamo certi e fiduciosi che questo sarà un modello per una soluzione della crisi siriana.

In base alle decisioni che abbiamo assunto, facciamo appello prima di tutto alle donne che rappresentano una vita nuova e libera, così come ai giovani, alle comunità, alle lavoratrici e ai lavoratori e a tutti gli altri settori sociali. Li chiamiamo a unirsi a questo sistema federale e a organizzare e costruire sistemi democratici federali e chiediamo a tutte le forze progressiste e democratiche di sostenere i nostri sforzi.

Lunga vita alla determinazione del nostro popolo, alla sua coesistenza e la sua unità.

Fondatori e Fondatrici del Consiglio dell’Unione Federale Democratica del Rojava/Siria settentrionale.
17 marzo 2016



--

UIKI Onlus

Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia

Arrestato Santiago Uribe, fratello del narco ex Presidente Alvaro Uribe Vélez

Arrestato Santiago Uribe, fratello del narco ex Presidente Alvaro Uribe Vélez

< http://www.nuovacolombia.net/Joomla/clamoridallacolombia/6450-0203-vuribe-fratello-del-narco-ex-presidente-alvaro-uribe-velez.html>



Il 29 febbraio scorso agenti della Procura Generale hanno arrestato a Medellín Santiago Uribe, fratello dell'ex presidente Álvaro Uribe Vélez e indagato per appartenenza al gruppo paramilitare dei “Dodici Apostoli”, attivo principalmente a Yarumal, nel dipartimento di Antioquia.

Le accuse contestate sono di concorso a delinquere aggravato e omicidio aggravato, e sono corroborate da testimonianze di ex poliziotti che lo individuano come uno dei leader della suddetta
banda paramilitare, dedita alla “pulizia sociale” e finanziata da latifondisti e commercianti.

Sembra che il castello di impunità che ha salvato finora il narco ex presidente Uribe, rappresentante della parte dell'oligarchia più ostile ai Dialoghi di pace dell'Avana, stia crollando pezzo dopo pezzo; sono innumerevoli le indagini e denunce su di lui ed i suoi sodali.

E mentre Santiago assaggia la permanenza dietro le sbarre, Uribe teme per il suo immediato futuro, considerando che l'accordo sulla Giurisdizione di Pace prevede esplicitamente la possibilità di
indagare su crimini di lesa umanità commessi da chiunque, soggetti statali e non, armati e non, compresi ex presidenti.



La pretestuosa polemica del Governo Santos per la presenza di

Comandanti delle Farc nella Guajira

< http://www.nuovacolombia.net/Joomla/clamoridallacolombia/6452-la-pretestuosa-polemica-del-governo-santos-per-la-presenza-di-comandanti-delle-farc-nella-guajira.html>



Negli scorsi giorni, l'ultradestra colombiana ha sollevato una polemica campagna, alla quale si è affrettato ad aderire Santos, per denunciare presunte intimidazioni e “proselitismo armato” delle
FARC, utilizzando come pretesto la presenza di membri della Delegazione di Pace dell'insorgenza a El Conejo, nel settentrionale dipartimento della Guajira.

Alcune immagini dei portavoce della guerriglia e di guerriglieri armati, circondati dalla popolazione locale che li acclamava, hanno scatenato l'ennesimo show mediatico dell'oligarchia.

Come ribadito dal Segretariato delle FARC in un comunicato, la presenza dei portavoce della delegazione guerrigliera, capeggiati dal Comandante Iván Márquez, è motivata dalla necessità di
“comunicare i passi in avanti del processo di pace ai guerriglieri e alle masse”. In sostanza, è ciò che le parti avevano precedentemente accordato e denominato “pedagogia di pace”.

Il vero scandalo è piuttosto che, nel paese dei record degli omicidi politici che falcidiano da decenni l’opposizione politica e sociale al regime oligarchico, si gridi allo scandalo se alcuni massimi
dirigenti delle FARC dispongono di un dispositivo di guerriglieri che li protegga, tanto più in un contesto complessivo in cui il governo colombiano non solo non ha ancora firmato un cessate il fuoco bilatrerale, ma si nega altresì a combattere risolutamente il dilagante paramilitarismo; il quale peraltro è diretto, sponsorizzato e patrocinato dalla medesima cricca di uribisti e alfieri del regime che danno in escandescenza per la presenza di una scorta guerrigliera a El Conejo.

In realtà, i guerrafondai narco-uribisti fanno di tutto per far fallire i dialoghi, terrorizzati proprio dall'idea dell'agibilità politica di cui guerriglia e movimento popolare dovrebbero godere qualora le parti arrivassero a sottoscrivere un trattato di pace.

Da parte sua, Santos ha bisogno di addebitare all'insorgenza la mancata firma del suddetto trattato entro la scadenza di marzo, che il governo stesso ha reso chimerica fin dall’inizio con un atteggiamento ostruzionistico, unilateralista e arrogante al Tavolo dei Dialoghi dell’Avana. La firma di un accordo finale ha evidentemente bisogno di tempi fisiologici che Santos non può imbrigliare per semplici ragioni propagandistiche: per sciogliere i nodi di un conflitto politico, sociale ed armato che dura da oltre mezzo secolo, è necessario affrontare tutte ed ognuna delle questioni irrisolte in materia agraria, di partecipazione politica, di politiche sulle droghe, di meccanismi di approvazione popolare ed implementazione degli accordi raggiunti.

Gli uribisti, dal canto loro, sono piuttosto indaffarati e sulla difensiva per via del recentissimo arresto del fratello dell’ex presidente fascista Alvaro Uribe, Santiago, membro della cupola paramilitare “i 12 apostoli” ed accusato di omicidio aggravato ed associazione a delinquere.

La pretestuosa polemica amplificata da Santos e dai media oligarchici  è soltanto una delle manifestazioni del desiderio onirico del regime di sconfiggere le FARC al Tavolo dei Dialoghi, come quello di vecchia memoria di spezzare la colonna vertebrale della guerriglia sul piano
militare. Onirici entrambi, appunto.



Autorità penitenziarie sapevano degli orrori del carcere “La Modelo” di Bogotà

< http://www.nuovacolombia.net/Joomla/clamoridallacolombia/6461-1003-autorita-penitenziarie-sapevano-degli-orrori-del-carcere-la-modelo-di-bogota.html>



Secondo la testimonianza di un paramilitare smobilitato, l'Istituto Nazionale Penitenziario e Carcerario della Colombia (INPEC) era a conoscenza delle oltre 100 sparizioni avvenute fra il 1998 ed il 2001nel carcere “La Modelo” di Bogotá.

I fatti descritti sono agghiaccianti: nel 2001 un maiale di un allevamento a sud di Bogotá, nutrito con scarti di cibo provenienti dal suddetto carcere in virtù di un accordo con l'INPEC, è stato rinvenuto con una mano umana.

Nella casa degli orrori del carcere “Modelo” descritta dal paramilitare, i corpi degli scomparsi sono stati fatti a pezzi e dati letteralmente in pasto ai maiali, dopo essere stati sottomessi attraverso scariche elettriche e “soffocati, avvelenati o accoltellati”.

Caterina Hyeck, direttrice della Procura Nazionale Specializzata, ha segnalato che le persone scomparse erano sia reclusi, sia visitatori e persone non sottoposte a pene.

La Procura (finalmente) indaga su questi fatti e sulle carceri di San Isidro (Popayán), La Modelo (Bucaramanga) ed El Bosque (Barranquilla), e sulle complicità dell'INPEC. Ma il sistema carcerario colombiano, al collasso, va integralmente ripensato, perché luogo per eccellenza della violazione dei diritti umani in quanto specchio di una società dove tali violazioni sono norma e regola.

Il regime presieduto in questa congiuntura dall’oligarca Santos, non solo ha la sfacciataggine di negare l’esistenza del paramilitarismo di Stato, ma ne agevola anche in tutti i modi le pratiche terroristiche ai danni di oppositori, o anche solo di testimoni scomodi. Ma per costruire una pace sostenibile e duratura dovrà riconoscere la propria responsabilità e smantellare il paramilitarismo che è, in ultima istanza, una politica controinsorgente di Stato.

Comunicato del Movimento Rivoluzionario dei Popoli uniti

Comunicato del Movimento Rivoluzionario dei Popoli uniti

10 organizzazioni rivoluzionarie del Kurdistan e della Turchia hanno annunciato l’istituzione del movimento rivoluzionario dei popoli uniti. I rappresentanti delle 10 organizzazioni rivoluzionarie hanno partecipato ad una conferenza stampa congiunta nella zona della guerriglia, per annunciare la loro alleanza con l’obiettivo di portare la rivoluzione in tutti i settori, tra cui la lotta armata contro “il governo fascista dell’ AKP e il sistema collaborazionista della Repubblica Turca”.

Duran Kalkan del comitato esecutivo del PKK ha letto la dichiarazione elencando i nomi delle organizzazioni rivoluzionarie dalla Turchia e del Kurdistan che compongono l’alleanza: TKP / ML, PKK, THKP-C / MLSPB, MKP, TKEP-leninista, TİKB, DKP, Devrimci KARARGAH e MLKP.

Kalkan ha detto che “questa unità di forze rivoluzionarie è stata costituita per realizzare la rivoluzione contro l’AKP che sta cercando di stabilire una nuova dittatura fascista ripristinando i colpi di stato militari fascisti del 12 marzo e del 12 settembre”. La dichiarazione di questo nuovo movimento ha coinciso con il 45 ° anniversario del 12 Marzo 1971 colpo di stato fascista militare, il 21 ° anniversario del 12 marzo 1995 della strage di Gazi e il 12 ° anniversario del massacro di Qamishlo il 12 marzo 2004. Kalkan ha invitato tutte le organizzazioni rivoluzionarie e le organizzazioni sociali che vogliono combattere il fascismo di unirsi nella lotta.

Il discorso di Kalkan è stato seguito dalla lettura della dichiarazione congiunta in lingua turca e curda, richiamando l’attenzione sulla crisi in corso e la guerra in Medio Oriente che minaccia l’intera umanità. Il governo dell’AKP sta facendo delle alleanze sporche, formate da poteri regionali e internazionali in questa guerra sanguinosa, all’ interno della guerra totale che l’AKP sta conducendo contro tutti i popoli e le opposizioni del paese oggi.

“La Repubblica turca non riuscirà a stabilire una dittatura a partito unico e sopprimere tutta l’opposizione con il suo carico oppressivo di tradizione e modernità reazionaria e fascista del suo sistema di potere. Questa coalizione di potere sanguinante e fascista si sostiene attraverso l’ odio contro i curdi. La pesante distruzione, il dolore e lo sfruttamento nelle regioni ha portato la maturità del potenziale rivoluzionario e ha aperto la strada per il Movimento rivoluzionario dei popoli uniti. La difesa eil progresso della rivoluzione in Rojava, la resistenza kurda per l’autogoverno e l’ unità della lotta rivoluzionaria dei nostri popoli significa difendere la vita e il futuro di tutti gli oppressi, operai, intellettuali, democratici e di tutti i popoli. Il sistema sociale in Turchia non ha alcun futuro sicuro all’interno di questo sistema, visto che tutti i poteri di opposizione sono sotto attacco. Se la resistenza curda per l’autogoverno dovesse finire, il governo dell’AKP sopprimerà con il sangue tutta l’opposizione in Turchia con la stessa crudeltà. Il futuro delle organizzazioni progressiste, rivoluzionare e operaie in Turchia è quindi legato con il futuro della resistenza kurda “.

Il Movimento Rivoluzionario dei popoli uniti ha come obiettivo la democrazia e un futuro libero per i popoli contro l’imperialismo, il capitalismo, lo sciovinismo, il fascismo e il razzismo.
Il Movimento Rivoluzionario dei popoli uniti fa appello a tutte le vittime del fascismo reazionario, soprattutto le donne, i giovani e i lavoratori ad organizzarsi, unirsi e lottare per la libertà, la democrazia e la fraternità dei popoli.

“Tenere insieme ciò che resta”, le donne nei conflitti armati in Africa

 “Tenere insieme ciò che resta”, le donne nei conflitti armati in Africa

Mary e Anna sono solo due delle migliaia di donne del Sud Sudan che testimoniano gli stupri subiti durante il conflitto che minaccia questo fragile Stato sin dalla sua istituzione nel 2011. Ci sono donne lasciate in vita ma orribilmente sfregiate e ferite nell'anima dalle violenze dei miliziani, altre costrette ad assistere allo stupro delle figlie, signori della guerra che si circondano di harem di spose bambine.

L'uso sistematico dello stupro come arma di guerra è infatti ormai denunciato non solo dalle ONG, ma anche dalla stessa ONU, come si legge in questo articolo del New York Times. Vi si legge, tra l'altro, che tra i soldati vige il detto "fai e prendi tutto quello che puoi", compreso il corpo delle donne e delle ragazzine.

Anche Gariwo ne parla da anni. Forse un aspetto meno noto della difficile condizione femminile in Sud Sudan è che esistono tentativi di auto-organizzazione delle donne, almeno in alcuni campi profughi. Si tratta di aree "amichevoli per le donne" istituite sotto alcune tende ad esempio nel campo di Malakal, dove le donne, che spesso non sanno più dove siano finiti i loro congiunti maschi, possono fare di tutto, dal truccarsi a vicenda a condividere problemi, traumi e progetti e aiutarsi l'un l'altra.

In questo modo le donne conservano non soltanto una propria dignità, ma anche ciò che rimane dei vincoli sociali nelle loro comunità distrutte dalla guerra. Lottano contro strutture concepite per richiedenti aiuto maschi e adulti, quando spesso in realtà il perno delle famiglie sono ragazze giovani. Se si allontanano dal campo rischiano di essere violentate o uccise dai soldati governativi, e in casi più rari da miliziani d'opposizione, ma come afferma Masumi Yamashina, una specialista dell'UNICEF sulla violenza di genere, "se cessassero di occuparsi delle famiglie verrebbe meno ogni possibilità di salvare vite umane in Sud Sudan".

Fonte: GARIWO La Foresta dei Giusti

Il successo dell’alfabetizzazione a Cuba? Il segreto fu Leonella Inés Relys Diaz

Il successo dell’alfabetizzazione a Cuba? Il segreto fu Leonella Inés Relys Diaz

 

di MADDALENA CELANO

 

Leonella Inés Relys Diaz, nata nel 1947 e deceduta all' Avana nel 2015, fu un' educatrice di gran successo internazionale.

Leggi tutto...
Pagina 38 di 40