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A Brasilia eventi a sostegno delle imprese italiane sotto l’egida dell’Ambasciata

A Brasilia eventi a sostegno delle imprese italiane sotto l’egida dell’Ambasciata

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Si svolgeranno a Brasilia il 28 e 29 settembre prossimi due giorni di eventi dedicati agli investimenti italiani in Brasile nei settori infrastrutture ed energia.
Organizzati dall’Ambasciata d’Italia, in collaborazione con il Ministero brasiliano della Pianificazione economica e con il Banco do Brasil, principale banca pubblica del paese, i due eventi avranno un taglio operativo e metteranno direttamente a confronto imprese italiane di settore – alcune fra le quali leader mondiali nel campo delle costruzioni e dell’energia – con aziende e associazioni di categoria brasiliane operanti nei settori portuale, della logistica e dei concessionari di opere pubbliche.

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Appello la mobilitazione nazionale a Roma il 24/09 a sostegno della rivoluzione in Rojava

Appello la mobilitazione nazionale a Roma il 24/09 a sostegno della rivoluzione in Rojava

Rete Kurdistan Italia

Da oltre un anno nelle zone curde della Turchia è in corso una sporca guerra contro la popolazione civile. Dopo il successo elettorale del Partito Democratico dei Popoli (HDP), che ha bloccato il progetto presidenzialista di Erdogan, il governo turco intraprende un nuovo percorso di guerra ponendo termine al processo di pace per una soluzione duratura della irrisolta questione curda. Intere città - Diyarbakir, Cizre, Nusaybin, Sirnak, Yuksekova, Silvan, Silopi, Hakkari, Lice - vengono sottoposte a pesanti coprifuochi e allo stato di emergenza, con migliaia tra morti, feriti, arrestati e deportati.

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Obama: eredità last-minute

di NICO DELFINE

Ultimo discorso all’ONU del Presidente uscente

 

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Echi dalla Colombia

Echi dalla Colombia

Redazionale

 

Liberato Miguel Angel Beltràn


La Sala Penale della Corte Suprema di Giustizia ha annullato la condanna ad 8 anni di prigione a carico dell'ex professore di sociologia dell'Università Nazionale Miguel Ángel Beltrán, accusato di “ribellione”.
La vicenda giudiziaria del professor Beltrán è paradossale; arrestato in Messico nel 2009, è stato successivamente incarcerato in Colombia e poi assolto. Nel 2014 il Tribunale Superiore di Bogotá
lo aveva di nuovo condannato, destituendolo dall'esercizio di qualunque incarico pubblico per 13 anni.
In favore del professor Beltrán, si sono espressi migliaia di docenti universitari in tutto il mondo, nonché associazioni per i diritti umani, contraltare della demonizzazione orchestrata dai media oligarchici per screditare la sua figura intellettuale ed umana.

Le manovre del regime, volte a ridurre al silenzio un proprio acerrimo oppositore, si sono risolte nell'ennesima assoluzione.

La possibilità di esprimere liberamente la propria opinione politica ed il dissenso, finora ostinatamente negata al popolo colombiano, rappresenta una delle condizioni essenziali per la costruzione di una vera pace con giustizia sociale.


FARC E GOVERNO RAGGIUNGONO L'ACCORDO FINALE


Attraverso il Comunicato Congiunto n.93, datato 24 agosto, le delegazioni del governo e delle FARC hanno annunciato di aver raggiunto l'Accordo Finale, Integrale e Definitivo, sulla totalità dei punti dell'Agenda dell'Accordo Generale per la Fine del Conflitto e la Costruzione di una Pace stabile e duratura in Colombia.

L'esecuzione di tale accordo porrà fine definitivamente ad un conflitto armato di oltre cinquant'anni.

I delegati all'Avana, dopo aver sciolto gli ultimi nodi sui municipi del paese in cui saranno prioritari gli investimenti del post-conflitto, saranno incaricati di firmare il documento poi presentato da Santos al Congresso della Repubblica, per iniziare il  processo referendario.

Si tratta di un avvenimento eccezionale nella storia colombiana, segnata da una violenza pluridecennale; ora lo scontro si sposta sul campo della battaglia delle idee, e mentre la guerriglia avanza verso la trasformazione in movimento politico, spetta al popolo colombiano dare corpo alla costruzione della pace con giustizia sociale.



FARC E GOVERNO CONCORDANO MECCANISMI PER SCEGLIERE I MAGISTRATI PER LA GIURISDIZIONE SPECIALE


Lo scorso 12 agosto le delegazioni del governo e della guerriglia al Tavolo dei Dialoghi dell'Avana hanno confermato di aver raggiunto un accordo sul meccanismo per la scelta dei magistrati che andranno a comporre il tribunale speciale che applicherà la Giurisdizione Speciale per la Pace (GSP).

Quanto pattuito prevede la collaborazione di papa Francesco e del Segretario Generale delle Nazioni Unite, oltre alla Corte Suprema di Giustizia colombiana, la delegazione del Centro Internazionale per la Giustizia Transizionale e la Commissione Permanente del Sistema Universitario dello Stato, che dovranno nominare una persona che conformerà la squadra di selezione dei magistrati.

La GSP prevede la creazione di sale e tribunali che investigheranno, giudicheranno e sanzioneranno gli attori del conflitto, con l'impegno che i crimini di lesa umanità non resteranno impuniti.

I criteri per designare i magistrati del tribunale speciale hanno rappresentato un nodo critico nello sviluppo recente dei dialoghi, finalmente sciolto. L'applicazione della GSP permetterà di assegnare le responsabilità individuali e collettive che, unitamente al riconoscimento ed al risarcimento delle vittime, consentirà un nuovo importante capitolo nella costruzione di una vera pace con giustizia sociale.

CONSIGLIO DI STATO ANNULLA SENTENZA DI INABILITAZIONE POLITICA DI PIEDAD CORDOBA


Il Consiglio di Stato colombiano ha annullato, lo scorso 9 agosto, l'inabilitazione per 18 anni dalle cariche pubbliche (e la conseguente destituzione dalla carica di senatrice al congresso) di Piedad Córdoba, voluta dalla Procura Generale per presunti nessi con l'insorgenza rivoluzionaria delle FARC.

L'Alta Corte ha accolto la richiesta di annullamento del magistrato William Hernández, motivata dal fatto che le prove utilizzate dalla Procura sono state dichiarate inutilizzabili da una sentenza della Corte Suprema di Giustizia del 2011, in quanto ricavate da computer ritrovati nell'accampamento del Comandante Raúl Reyes, abbattuto da un bombardamento extraterritoriale in Ecuador, dei quali è stata violata la catena di custodia. Contro Piedad Córdoba è ancora in vigore una sentenza di destituzione per 14 anni, che verrà ridiscussa a settembre.

Quella contro l'ex senatrice era una sentenza politica, fulgido esempio di persecuzione attraverso meccanismi giudiziari volti a far tacere o ridurre il campo di agibilità politica degli oppositori al regime. Oggi il vento sta cambiando, ed il fascistissimo opusdeista procuratore generale Ordóñez, acerrimo nemico di Piedad ed esponente di spicco della cricca uribista, riceve una sonora batosta.

FIRMATI PROTOCOLLI DEL CESSATE IL FUOCO BILATERALE


La firma dei protocolli per rendere effettivo l'accordo del cessate il fuoco e le ostilità bilaterale e definitivo, ed il processo di abbandono delle armi ad essi relativo rappresenta un nuovo importante segnale verso la firma di un Trattato di Pace, nonostante il fuoco impazzito sputato dei nemici a oltranza della della soluzione politica al conflitto, narco expresidente Uribe in testa.
Conclusi gli accordi, la chiave sarà  nell'implementazione, che deve darsi attraverso la massima partecipazione cittadina, il cui protagonismo non può limitarsi alla ratifica della firma.

Questi meccanismi, come accordato già nell'Agenda comune tra le parti belligeranti, avranno la capacità ed il potere di esecuzione e saranno conformati da rappresentanti delle diverse componenti della  società.

Pur restando diversi punti da discutere ed accordare al Tavolo dei dialoghi, la firma del cessate il fuoco bilaterale con i suoi protocolli rappresenta una vittoria non solo per le le FARC, che dall'inizio dei dialoghi ne hanno fatto una bandiera, ma anche per il movimento popolare colombiano, la cui mobilitazione è indispensabile per convertire il cessate il fuoco in pace con giustizia sociale

TUTTI I FRONTI GUERRIGLIERI MANIFESTANO IL PROPRIO APPOGGIO AGLI ACCORDI DELL'AVANA


La ratifica del trattato di pace, la cui firma si inizia a scorgere all'orizzonte, sarà validata dalla decima Conferenza Guerrigliera, la massima istanza politica che regge la vita democratica interna della guerriglia, e che sarà convocata ufficialmente una volta giunti al termine dei dialoghi tra le FARC e il governo. Tuttavia, già nella fase attuale, i circa 80 fronti guerriglieri dislocati in tutto il paese, hanno fatto giungere alla Delegazione di Pace insorgente all’Avana il proprio appoggio a quanto accordato, nella prospettiva di dispiegare le proprie strutture nel lavoro di massa con il popolo colombiano.

Vengono quindi a cadere le speculazioni maligne effettuate dai nemici della pace, tra i quali l'oscurantista procuratore Ordoñez, circa fantomatiche dissidenze interne alla guerriglia, con lo scopo di togliere credibilità al processo di pace stesso.

L'episodio di alcuni elementi appartenenti al I Fronte delle FARC, che si erano chiamati fuori dal processo, è stato un caso isolato e tutti i fronti guerriglieri nominati a vanvera dal Procuratore Generale, si sono premurati di smentirlo direttamente e pubblicamente, mostrando, ancora una volta, che razza di cialtroni continuino a occupare abusivamente importanti cariche pubbliche; ossia baroni corrotti che vorrebbero prolungare lo stato di guerra di cui si beneficiano. Il rinnovamento del ceto politico istituzionale si configura quindi come una necessità della pace.

L'organizzazione insorgente delle FARC-EP, da parte sua, irromperà unita e granitica, con tutte le proprie bandiere di sempre, sullo scenario della politica aperta, non più in condizione di clandestinità, perché si è conquistata sul campo di battaglia e al tavolo dei dialoghi quello spazio politico che rende non più prioritaria la lotta armata, e di cui le opposizioni politiche e sociali potranno beneficiare per la prima volta nella storia colombiana.


LE GUERRIGLIERE STRAPPANO IL VELO DI MENZOGNE STESO PER ANNI DALLA DISINFORMAZIONE DEL REGIME OLIGARCHICO


Il 24 luglio scorso è stato presentato all’Avana il lavoro svolto dalla sottocommissione di genere. Tale gruppo, composto da delegate guerrigliere e del governo, è finalizzato a garantire che nei diversi accordi di trasformazione sociopolitica che vengono stipulati al tavolo dei dialoghi, siano prioritarie quelle misure atte a migliorare la condizione femminile nel paese, in ordine a ciascuno dei punti dell'agenda.

La Comandante Victoria Sandino ha illustrato come nella riforma rurale integrale, nella partecipazione politica e nel punto inerente al risarcimento delle vittime del conflitto, sia fondamentale la prospettiva di genere, data la specificità delle donne e il loro ruolo nel conflitto armato, che si è dato in un paese dalla forte tradizione patriarcale, machista, e di generale arretratezza socioeconomica. Per molti anni l'unica possibilità per le donne delle aree rurali di elevare la propria condizione e conquistare quella dignità che dovrebbe essere assicurata a tutti i membri della società, si è concretizzata nella partecipazione alla lotta guerrigliera, che ha offerto l’opportunità di studiare e di riscattarsi dalle molteplici violenze di cui sono vittime le donne civili nella società, e maggiormente, in periodo di guerra.

Le donne fariane hanno manifestato al mondo il loro reale volto, le proprie capacità politiche acquisite nella lotta, i propri strumenti culturali e le grandi capacità analitiche e dirigenziali. Smentendo in un solo colpo le raffigurazioni caricaturali e le invenzioni giudiziarie basate su “testimonianze” commissionate e comprate appositamente, che tanto tragicamente distorcono e sfigurano sistematicamente il loro volto. E che tanta eco trovano da parte delle imprese di propaganda disinformativa, le quali vorrebbero le guerrigliere come delle vittime passive della guerriglia stessa, negando il loro carattere di avanguardia cosciente del movimento di liberazione della donna che attraversa la società colombiana.

Il contributo delle guerrigliere continuerà, nella fase nuova che si delinea, ad essere quel faro e quel punto di riferimento imprescindibile per tutti gli emarginati, che non può essere spento dalle meschinità di un regime violento, costruito per essere una macchina repressiva e che le guerrigliere hanno iniziato a spezzare  con la loro presenza, il loro lavoro, la loro lotta instancabile.

PARTE IN COLOMBIA LA CAMPAGNA REFERENDARIA IN APPOGGIO AGLI ACCORDI DELL'AVANA. URIBE ISOLATO


“La paz sí es contigo” è la campagna referendaria che più di 100 organizzazioni sociali e di sinistra portano avanti nel paese in vista del referendum nel quale i colombiani si esprimeranno a favore o contro il contenuto degli accordi di pace. L'obiettivo è apportare al “SI” 10 milioni di voti. Piedad Córdoba è in prima linea nella campagna di mobilitazione cittadina.

Con l'incorporazione nella costituzione colombiana del contenuto completo degli  accordi tra le FARC e il governo, si delinea un nuovo arco costituzionale in Colombia, che vede nel settore facente capo al narco ex-presidente Uribe, l'unica forza organizzata contraria al nuovo assetto politico istituzionale. Tale arco costituzionale si evidenzia nelle forze politiche e sociali che sostengono il “SI” al referendum, il quale sarà convocato una volta firmato il trattato di pace e che comprenderà tutti gli accordi raggiunti nel processo de L'Avana.

L'isolamento delle forze guerrafondaie, la spaccatura all'interno dell'oligarchia tradizionale e l'apertura democratica che si fa strada in Colombia, con tutte le sue componenti sociali ed economiche, delineano uno scenario inedito per il prossimo futuro, nel quale gli ex onnipotenti vengono sempre più marginalizzati, mentre gli esclusi di sempre, oppositori politici, sociali e guerriglie, irrompono nella vita politica con tutto il loro potenziale di cambiamento. Chi nel mondo si ostina a vedere nella destra oltranzista un riferimento, come durante la fallita “guerra al terrorismo”, risulterà essere un complice connivente dei crimini contro l'umanità commessi negli ultimi quindici anni contro il popolo colombiano al fine di privare le organizzazioni guerrigliere della loro base d'appoggio e di garantire impunità assoluta al saccheggio operato dalle multinazionali.

AVANZA PROGETTO PILOTA DI SOSTITUZIONE DELLE COLTIVAZIONI AD USO ILLECITO


Dopo gli accordi sul cessate il fuoco bilaterale e quelli inerenti la lotta contro i gruppi paramilitari raggiunti nell'ambito del punto Fin del Conflicto tra le FARC e il governo, hanno iniziato a discutersi gli aspetti ancora irrisolti degli accordi parziali raggiunti in quattro anni di dialogo. Nuovi accordi sono stati sottoscritti ad integrazione del punto Participación politica, che risulta ora praticamente risolto. È stato inoltre avviato il progetto pilota, nel municipio di Briceño (Antioquia), per la sostituzione volontaria da parte delle comunità contadine delle coltivazioni a uso illecito con prodotti alimentari, in cambio di una serie di opere e progetti sociali che nel loro insieme costituiscono la base per una alternativa di vita credibile per queste comunità storicamente abbandonate. Risulta ora chiaro a tutto il mondo che questi contadini non coltivavano la foglia di coca perché narcotrafficanti, ma per necessità di sostentamento di fronte alla mancanza di alternative reali per via della politica liberista che ha investito il paese dai primi anni novanta. Contadini che hanno conosciuto lo Stato solo attraverso il volto repressivo di esercito e paramilitari e che da molti anni
credono solo nel progetto politico delle FARC-EP. Per questo è importante la presenza sul territorio della guerriglia e a questo scopo Pastor Alape, Comandante del Blocco Efraín Guzmán (sotto la cui responsabilità si muovono i Fronti guerriglieri del nordovest colombiano), si è mosso dall’Avana per contribuire sul campo all'implementazione dell'accordo.

Questo accordo ricalca nella sostanza la proposta avanzata vent'anni fa dal Comandante Marulanda in persona, di sostituzione concordata e volontaria delle coltivazioni di foglia di coca come unica via per combattere il narcotraffico. Se durante i precedenti dialoghi del Caguán (1999-2002) lo Stato gli avesse dato retta invece di continuare a farneticare di narco-guerriglia, implementando il fallimentare Plan Colombia e acuendo la repressione contro il popolo, tanti lutti e tragedie si sarebbero risparmiati, così come si sarebbe evitato di ingrassare politici, burocrati, banchieri, narcotrafficanti e paramilitari che si sono beneficiati del traffico di stupefacenti particolarmente favorito dal clima di guerra e terrorismo di Stato, vera ragion d'essere del suddetto Plan Colombia.

 

I muri della liberale Inghilterra dopo la Brexit, Londra valuta anche il blocco dei migranti

La Foresta dei Giusti

Londra non è più il saldo punto di riferimento per i democratici, o i dissidenti, dell'Europa e del mondo? Alla luce del voto sulla Brexit parrebbe così. Ora si aggiunge anche la conseguenza più diretta del risentimento contro gli immigrati che si è visto all'opera nel referendum di maggio: lo stop ai migranti provenienti dalla "Giungla" di Calais, com'è chiamato il grande campo profughi che ha cambiato il volto della cittadina francese e da cui gli immigrati cercano in ogni modo di raggiungere l'Inghilterra.

Secondo le prime indiscrezioni, la Gran Bretagna è disposta a sborsare 1,9 milioni di sterline per una barriera di cemento armato lunga due chilometri, che secondo il Ministro inglese Amber Rudd non sostituirebbe le barriere che la Francia ha già cominciato a costruire nella zona portuale di Calais.

Nonostante l'intenzione dichiarata di fermare "lo stato d'assedio a cui sono sottoposti l'imbarco dei traghetti e l'ingresso dell'Eurotunnel", come ha scritto Repubblica, nemmeno gli apparenti beneficiari del provvedimento, gli autotrasportatori, sarebbero soddisfatti. Infatti hanno lamentato un utilizzo poco oculato del danaro pubblico. Inoltre si registra un drastico peggioramento delle relazioni tra la Francia, che Londra accusa di gestire il campo profughi di Calais in un modo che "offende la specie umana", e l'Inghilterra, a cui Parigi dopo il voto della Brexit intende chiedere di assumersi le sue responsabilità e gestire il confine, oggi di fatto situato a Calais, sul suo territorio.

La costruzione europea rischia di collassare. Come ha sottolineato Pascal Aerts della polizia francese, infatti, queste barriere "spostano semplicemente il problema altrove". Quello che emerge in definitiva è una mancanza di solidarietà fra gli Stati che tra poco coinvolgerà presumibilmente anche Belgio e Olanda.

Le opinioni pubbliche dei Paesi sono tuttavia spesso più inclini ad impegnarsi attraverso attività di volontariato. Abbiamo raccolto la testimonianza da Calais della professoressa Elena Isayev, che insegna Archeologia all'università di Exeter, e nel tempo libero si reca alla "Giungla" di Calais a portare soccorso e conforto.

Già il 10 marzo di quest'anno, Isayev ci aveva scritto:

Dalla Giungla che quasi non sembra neanche essere qui

Scrivo da Calais. Sono qui con mia sorella, e sono fortunata di averla con me. Altre persone che sono qui, che ci hanno mostrato fotografie delle loro famiglie ormai lontanissime, lo sono meno. Abbiamo trascorso la giornata spostando più alloggi possibile, letteralmente sotto gli scudi antisommossa e le pistole con gas lacrimogeno della polizia che avanzava. In pratica abbiamo lavorato fino a raggiungere l'estremità settentrionale del campo. Abbiamo ricevuto molti incoraggiamenti, speranze spesso miste a paure ed emozioni.

Le autorità francesi hanno detto che lo sfratto non sarebbe avvenuto immediatamente o con la forza. Ora che i media se ne sono andati, la situazione è piuttosto diversa. Tutto il sud del campo dev'essere svuotato entro domani, la mattina successiva torniamo alle 6 per aiutare a spostare più abitazioni possibile. Risulta quasi impossibile accedere alla chiesa e alla biblioteca della Giungla. La parte nuova del campo è più affollata e costringe insieme persone di nazionalità diverse. C'è paura che emergano tensioni. Ciò che suscita maggiori preoccupazioni è che si dice che entro tre settimane tutta la Giungla dovrà essere smantellata. Gli sforzi di questi giorni sembrano dunque vani.

Ora c'è una disperazione palpabile, che si percepisce in tutto il campo e che non c'era tre settimane fa. Molte persone si sono disperse, alcune prendono decisioni sempre più disperate, di cui beneficiano gli scafisti. Altre, che sono state in viaggio per dieci - dico dieci - anni, stanno cedendo. Una madre dell'Afghanistan insiste disperatamente che devono tornare indietro. Altri prendono asilo in Francia, ma questo dura solo alcune settimane o mesi. Altri ancora si cuciono la bocca per la disperazione. Alla fine è come se cercassero aiuto nel silenzio.

Molti ci esortano: "Andate a parlare con loro.. Nostra madre ci dice.." Ma ci viene detto che sono stanchi e hanno solo bisogno di riposare. Così non lo facciamo.

Almeno c'è il sole, e ci troviamo per un the a casa di Mango, che ha il soffitto ancora coperto di cuori.. Dovrebbe portare il tessuto con sé? E che cosa fare con i suoi disegni? Fa una risata stanca. Continuiamo.. Insciallà... a spostare nuove abitazioni.

Regno Unito: gli scheletri libici

Regno Unito: gli scheletri libici

di NICO DELFINE

Il Comitato inglese Affari Esteri accusa l’ex Premier Cameron

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Appello internazionale urgente contro l’invasione in Rojava

Appello internazionale urgente contro l’invasione in Rojava

Rete Kurdistan Italia

 

Intellettuali, scrittori, artisti, politici e difensori dei diritti umani hanno avviato una petizione per richiamare l’attenzione con urgenza sull’invasione dello Stato turco in Siria settentrionale e nel Rojava

La petizione è come segue:

L’esercito turco ha invaso la città della Siria settentrionale di Jarablus il 24 agosto 2016 , utilizzando le operazioni anti ISIS come un pretesto. L’operazione è in collaborazione con il braccio siriano di El-Qaida (Jabhat Fatah al-Sham) e di  gruppi come Ahrar El-Sham.

ISIS ha consegnato la città, Jarablus, senza che un solo proiettile sia stato sparato. Questa è una chiara indicazione che c’è stato un accordo preventivo tra le parti che Jarablus doveva rimanere una base per i gruppi salafiti. Perciò Jarablus rimarrà un corridoio per i combattenti stranieri per entrare in Siria e ricevere addestramento, e poi per tornare indietro per essere distribuiti in Europa e nel resto del mondo.

Dal terzo giorno dell’operazione (26 agosto 2016) davanti agli attacchi che sono stati diretti alle forze curde , il Consiglio Militare di Jarablus e il Consiglio Militare di Manbij, in Siria settentrionale sono stati ampiamente ripuliti da ISIS da parte di queste forze con il sostegno della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti. Attaccando queste forze, la Turchia sta interrompendo la lotta contro ISIS e  rafforzando ISIS.

Tayip Erdogan e altre autorità turche hanno annunciato ufficialmente il proposito dell’operazione , in via preliminare , come gli attacchi delle forze curde accanto ISIS. L’esercito turco si è impegnato in attacchi aerei e in bombardamenti di zone civili, uccidendo almeno 45 persone in due villagi a sud di Jaablus. Secondo rapporti locali e filmati ricevuti, le forze dello Stato turco e i lor complici  stanno utilizzando armi chimiche.

La realtà della situazione è che gli Stati Uniti e l’Europa,non solo hanno chiuso un occhio su questi attacchi,  ma alcuni stati hanno persino dichiarato sostegno all’operazione dello Stato turco. Questo approccio rappresenta la politica impropria e disonesta e deve essere abbandonata immediatamente.

Gli attacchi dello Stato turco  favoriscano il caos esistente nella regione, approfondiscono la guerra civile, la creazione di nuovi rifugiati e aprono la strada a nuove tragedie umane. Questo deve finire. Il popolo curdo e le altre etnie hanno stabilito una amministrazione democratica in Rojava, con la coesistenza pacifica con le altre etnie (assiri, siriani, armeni, arabi, turkmeni, ceceni) e credenze (musulmani, cristiani, yazidi, aleviti) al suo cuore.

Questa amministrazione è il primo esempio centrale della Siria democratica queste persone e le forze democratiche vogliono costruire e dovrebbero essere sostenute.

E dovere morale di tutte le persone democratiche e i difensori dei diritti umani di resistere contro questi attacchi. Il nostro invito è:

* Tutte le persone dalla parte della democrazia e dei valori umani devono alzare la voce gli sporchi giochi della Turchia e l’invasione
* Le potenze internazionali, in particolare gli Stati Uniti e l’UE devono ritirare il loro sostegno e schierarsi contro i tentativi dello Stato turco
* Per un mondo stabile e la sconfitta di ISIS, dobbiamo agire contro l’intervento all’estero da parte dello stato turco.

La petizione è stata sottoscritta da:

Dario Fo 1997 premio Nobel per la letteratura; Giudice Essa Moosa, la pace internazionale e la Riconciliazione Initiative, Sud Africa; Massimo de Vita, Direttore Teatro Officina di Milano; Prof. Kariane Westrheim, Presidente della Turchia Commissione civica europea, professore presso l’Università di Bergen, in Norvegia; Luisa Morgantini, gia Deputata Europea; Daniela Airoldi Bianchi, Responsabile Progetti Sociali Teatro Officina di Milano; Vittorio Agnoletto, gia deputata Europea, Università di Milano; Francesca Chiavacci, Presidenza Nazionale ARCI; Dr.Thomas Jeff Miley, Docente di Politiche Sociologia, Università di Cambridge, UK; Federico Venturini, Scuola di Geografia, Università di Leeds, Regno Unito; Janet Biehl, autore ed editore, Stati Uniti;Francesco Andrade Velasco, ex Ministro della Cultura, Ecuador; Andrej Hunko, deputato del Partito della Sinistra, in Germania; Eirik Eiglad, scrittore ed editore, Norvegia; Lucena Gonzalez Edgar de Jesus, Deputato dell’Assemblea Nazionale, Venezuela; Francis Wurtz, membro onorario del Parlamento europeo, la Francia;Stephen Bouquin, professore di sociologia, Università di Evry Parisud, Direttore Centro Pierre Naville; Bernd Riexinger, Parteivorsitzender Die Linke, Germania; Katja Kipping, MdB, Partei Presidentof Die Linke, Germania, Tobias Pflüger, stellv. Parteivorsitzender Die Linke, Germania, Tilman Zülch, Präsident der Gesellschaft für bedrohte Völker; internazionale, la Germania; Dr. Gisela Penteker; Nathan McDonnell, Canada; Baronessa Helene Kennedy, Camera dei Lords, Regno Unito; Signore Rea, Camera dei Lords, Regno Unito; Signore Dholakia, Camera dei Lords, Regno Unito; Liz Saville-Roberts MP, Regno Unito; Andy Wightman MSP, scozzese verde del partito, in Scozia; Dr. Firoza Elavia, York University, Toronto, Canada; Margaret Owen, Direttore vedove per la pace attraverso la democrazia, Regno Unito; Dr Radha D’Souza, Facoltà di Giurisprudenza, Università di Westminster, Regno Unito; Dr Derek parete, autore e coordinatore internazionale del partito dei Verdi, Regno Unito; Prof Mary Davis, Royal Holloway, Università di Londra, Regno Unito; Martha Jean Baker, Lega Internazionale Donne per la Pace e la Libertà, Regno Unito; Juliet Colman, SecurityWomen, Regno Unito; Waldemar Oliveira, Human Rights Actvist e ricercatore, Brasile; Nick Hildyard, analista di politica, Regno Unito; Simon Dubbins, Direttore Internazionale UNITE, Regno Unito; Steve Sweeney, segretario ramo, UNITE Nazionale Editoria e Media Branch, Regno Unito; Stephen Smellie, UNISON South Lanarkshire, segretario ramo, Regno Unito; Roza Salih, vice presidente del Comitato giovani membri Scozia Unite; Suki Sangha, Vice Presidente Unire la Scozia Comitato BAEM dell’Unione; Ailis Deans, Studente, Edimburgo, in Scozia; John Hunt, giornalista, Regno Unito; Mehmet Ugur, Professore di Economia e Istituzioni, Università di Greenwich, Regno Unito; Ozlem Onaran, Professore di Economia, Università di Greenwich, Regno Unito;Trevor Rawnsley, Lettore, City e Islington College, Regno Unito; In piedi insieme contro la violenza domestica, Regno Unito; Goran Zangana, dottorando dell’Università di Edimburgo, in Scozia; Pace in Kurdistan Campaign, UK; Campagna contro le comunità criminalizzazione (Campacc) nel Regno Unito; Marcella delle Donne, vicepresidente Ass. Cittadinanza e Minoranze; Antonia Sani, Presindete WILPF ITALIA; Simone Oggionni, Segreteria nazionale Sinistra Ecologia Libertà; Paolo Ferrero, Seema Mustafa, Editor, il cittadino, Erbil; Prof. Jose Maria Sison, Presidente di organizzazione, Lega Internazionale della Lotta Popolare; Asos Hardi, giornalista scrittore, Erbil-Iraq; Kamal Chomani, analista politico, Erbil-Iraq; Dr. Bayad Jamal Ali – Scrittore – Accademico, Erbil-Iraq; Dr. Sherko Kirmanj, Senior Lecturer, Scuola di Studi Internazionali, Università Urara Malesia; Nasik Kadir, Sociologo ricercatore, Erbil-Iraq; Sarkawt Shamsulddin, analista politico, Erbil-Iraq; Dr Nyaz Najmalddin Noori- docente, Università di Sulaimani, Dipartimento di Economia, Erbil-IraqSegretario nazionale del PRC; Adriano Venuti, Direzione del Partito Socialista, Canton Ticino, Svizzera; Martina Pignatti Morano, Presidente di Un ponte per ..; Massimiliano Smeriglio, vicepresidente della Regione Lazio; Paolo Limonta, Consigliere Comunale di Milano; Massimiliano Voza, Sindaco di Santomenna (SA); Michele Conia, sindaco di Cinquefrondi (RC); Leopoldo Tartaglia, SPI CGIL Nazionale; Andrea Montagni, Filcams Cgil nazionale; Simona Fabiani, CGIL nazionale; Carlo Balestri, UISP – Settore internazionale; Giovanni Mininni, Segretario Nazionale FLAI Cgil; Alessandro Santoro, prete della Comunità delle Piagge di Firenze; Amedeo Ciaccheri – Consigliere VIII Municipio Roma; Eleonora de Majo – Consigliera Comune di Napoli; Ivo Poggiani – Presidente III Municipalità di Napoli; Marco Bruciati, Consigliere comunale di Livorno. ; Alberto Ciullini, Consigliere di Municipio 2, Milano; Federico Martelloni Consigliere comunale; Emily Calncy, Consigliera comunale; Detjon Begaj, Consigliere di Quartiere; Brunella Guida, Consigliera di Quartiere; Marco Trotta, Consigliere di Quartiere; Franco Bertoni, Presidente Ass.Modena incontra Jenin; Massimo Angelilli, Ass. Italia – Nicaragua; Loris Brioschi, Ass. Culturale Punto Rosso; Maurizio Acerbo, ex Parlamentare e consigliere regionale; Nino Sergi, Presidente Emerito Intersos; Maria Teresa Messidoro, Direttivo Ass. Lisanga cultura in movimento; Beppe Caccia, Fellow Rosa-Lussemburgo-Stiftung di Berlino; Giorgio Riolo, Coordinamento Rete delle alternative; Edoardo Bai, Comitato Scientifico Legambiente; Anna Grazia Bonezzi, Leonarda Leonardi Ass. Per la Pace di Modena; Giuseppe Musolino – refrente “Un’Altra Storia”; Alfonso Di Stefano, Comitato nomo / NoSigoniella, Francesco Garibaldo, Direttore Fondazione Claudio Sabattini; Roberto Colarullo & Daniela Pantaloni, Comitato Pace di Robassomero, provincia di Torino, Paolo Pantaleoni, Segretario Provinciale PRC RIMINI , Giuseppe Matteucci, Segr RPC della Lucchesia;. Andrea Gaddari, Presidente della Coalizione civica per Bologna; Marina D’Altri, vice-presidente di Coalizione Civica per Bologna; Tiziana dal Pra, Presidente Ass Trama di Terre di Imola;. Alessandro Pullara, Cobas ; Fabrizio Burattini, Roma Direttivo Nazionale Cgil, Gian Marco, Martignoni della CGIL- Varese, Nicola Atalmi, segreteria provinciale CGIL di Treviso, Cosimo Quaranta, sindacalista; Petri Raffaello, Michele Membro Direttivo Regionale Toscano Spi ~ Cgil, Carlo IOZZI, RSU F.PERINI spa – Lucca, Maurizio Poletto, Direttivo Cgil Torino; Giusi di Pietro, RSU Fiom, CDP Cgil Pisa, Domenico Mucignat, Centro Sociale Tpo; Rete Kurdistan Italia; L’Altra Europa con Tsipras di Firenze; La Confederazione Cobas; CISDA, Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane; Gruppo Consiliare Coalizione Civica per Bologna; Servizio Civile Internazionale; Mestizaje, Cecina (LI);. No Border di Rimini; . per i popoli minacciati / Gesellschaft für bedrohte Völker; Culo. Senza Confine;. Senza Paura;. Sarda Contro l’Emarginazione;. Verso il Kurdistan; Calogero Lo Piccolo; Il Progetto Rebeldia di Pisa; Il Centro Italo Arabo Assadakah; Circolo di Genova “Foresti – De Vena”; CSOA Angelina Cartella – Reggio Calabria; CSC Nuvola Rossa – Villa San Giovanni; Co.S.Mi. Comitato Solidarietà Migranti – Reggio Calabria; Centro interculturale delle donne Trama di Terre di Imola; Colori per il Rojava; Comitato Piazza Carlo Giuliani Onlus; Dr. Federico Venturini, Scuola di Geografia, Università di Leeds – Regno Unito; Proff. Istvan Maszaros Filosofo, Professore Emerito Università del Sussex (GB); Proff. Carlo Vercellone, Université de Paris1, Panthéon Sorbonne, Parigi; Doc. Antonio Zecca ,; Doc. Claudio Venza, Università di Trieste; Doc.Fabrizio Eva, Geografo. Docente a contratto dell’Università Cà Foscari di Venezia,; Doc. Proff. Stefano Isola, Università di Camerino; Doc. Stefano Isola, Università di Camerino Firenze; Prof. Bruno Antonio Bellerate; Prof. Mauro Parodi, Università di Genova; Prof.essa Maria Grazia Meriggi, storica, Università di Bergamo; Prof.essa Rosangela Pesenti; Proff. Alberto Ziparo, Università di Firenze; Proff. Cristina Caroli Costantini, Universita ‘degli Studi di Chieti-Pescara; Proff. Enzo Pannilunghi; Proff. Fausta Guarriello, Università di Pescara; Proff. Gastone Breccia, Università di Pavia; Proff. Giordano Sivini, Università della Calabria ;; Proff. Giorgio Tassinari, Università di Bologna; Proff. Giuseppe Vitiello, Università di Salerno; Proff. Hisao Fujita Yashima, in pensione;Proff. Marcello Zanatta, Storia della Filosofia Antica Nella Università della Calabria; Proff. Roberta Caldin, Università di Bologna; Alessia Villanucci, Dottore di Ricerca in Antropologia e Studi storico-linguistici; Andrea Di Carlo, Ricercatore Presso l’Università dell’Aquila; Chiara Pistocchi, ricercatrice; Donata Bianchi, ricercatrice;Francesca Alice Vianello, ricercatrice, Università di Padova; Francesco Biagi, Dottorando di Ricerca in Sociologia, Università di Pisa; Gippo Mukendi Ngandu, dottore di ricerca in Storia Contemporanea; Giuliana Commisso, ricercatrice in sociologia economica Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali Università della Calabria; Laura Corradi, ricercatrice e docente; Luca Galantucci, Ricercatore in Fisica; Massimiliano Pepe, Dottorato in archeologia Siriana; Stefania Consigliere, Ricercatore in Antropologia, Università di Genova;Stefano Lucarelli, Ricercatore, Università degli Studi di Bergamo; Alessandro Orfano, PhD Università di Pisa;Alice Franchina, PhD Università di Palermo; Donatella Perfetti, Archeologa e Guida Turistica in Umbria;Federica Castelli, Ph.D. in Filosofia Politica; Gabriella Donnici, Direttore di Biblioteca Universitaria; Giuliana Barbieri, psicoanalista; Rossana Platone, Gia Università degli studi di Milano .; Dott. Giorgio Barbarini medico infettivologo Policlinico e dell’Università di Pavia; Dott. Loretta Mussi,; Dott. Paolo Crocchiolo; Dott. Renato Di Caccamo; Dott. Roberto Suozzi medico, Farmacologo Clinico, specialista in Medicina dello Sport; Dott.Vladimiro LIONELLO, medico, Ist. Ger. “C. Golgi “, Abbiategrasso (MI); Chiara Mucci, Fisioterapista; Antonino Infranca, Docente; Fausto Pascali, Docente; Franca Garreffa, Università della Calabria; Giuliana Beltrame, insegnante; Lavinia Flavia Cassaro, insegnante; Layla Buzzi insegnante; Leila Lisa D’Angelo, docente, Pisa;Michela Bressan insegnante; Nelly Bocchi, farmacista; Robertino Barbieri, maestro; Simonetta Soldani, Univ Firenze; Diego Schrader, Educatore; Wu Ming – scrittori; Luca Nuzzolo, artista; Alberto Masala, poeta e scrittore; Laura Schrader Ferraro, scrittrice e storico; Christiana de Caldas Brito, scrittrice e psicoterapeuta;Massimiliano Nuzzolo, Scrittore; Giuseppe Aragno, storico; Antonello Boassa, scrittore; Rudi Assuntino, Autore;Marco Rovelli, scrittore, musicista; Claudio Lombardi, ingeniere Firenze; Aldo Zanchetta, comunicatore sociale;Antonella De Biasi, freelance giornalista; Beatrice Bardelli, giornalista; Caterina Bonori, Pedagogista; Fabiana Cioni, architetto e fotografa; Filippo Del Bubba, videomaker; Grazia Bucca, Fotogiornalista; Leonardo Tancredi, giornalista, Direttore del giornale di strada Piazza Grande; Milena Nebbia, giornalista; Shorsh Surme, giornalista; Stefano Citi, progettista; Toti Bello, Fotogiornalista; Giovanni Palombarini, Magistrato in pensione;Fabio Marcelli, giurista internazionale; Livio Pepino, giurista; Avv.Nicola Vetrano, Associazione Consumatori Utenti della Campania .; Avv.Fausto Gianelli, Coordinatore Provinciale; Giuristi Democratici – Modena;Avv.Arturo Salerni; Avv.Barbara Spinelli; Avv.Carlo Cappellari; Avv.Carmine Malinconico; Avv.Dario Rossi GD;Avv.Dora Rizzardo; Avv.Liana Nesta; Avv.Luigi Ficarra; Avv.Luigi Galloni, GD; Avv.Mario Antonio Angelelli; Avv.Sandro Valbusa; Avv.Sergio Palombarini; Avv.Simonetta Crisci; Avv.Stefano Mannironi.

 

Svizzera, la deputata socialista disobbedisce e aiuta i migranti

Popoffquotidiano

 

Ritorsione contro le associazioni al confine italo-svizzero. Una deputata elvetica fermata con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina

da Lugano, silestminuit

 

Martedì primo settembre 2016: poco distante dalla frontiera Italo-Svizzera si consuma un nuovo atto della guerra che tutte le polizie d’Europa stanno combattendo contro i profughi.

Questa volta al centro del mirino non c’è un migrante, uno dei tanti che cercano di superare il confine per entrare in Svizzera alla ricerca di protezione, ma una parlamentare del Gran consiglio del Canton Ticino, il corrispettivo di un nostro consiglio provinciale.

Si chiama Lisa Bosia, è un’eletta socialista (partito di orientamento liberal-progressista) e viene fermata dalle guardie di confine svizzere mentre a bordo di un veicolo precede un’altra auto sulla quale ci sono quattro minorenni di origini africane. Clandestini.

L’accusa per lei e per lo svizzero alla guida della seconda macchina è quella di aver favorito l’entrata illegale nel paese dei quattro giovani rifugiati.

Questi i fatti. Ma in questo caso il contesto è importante e il timingdell’operazione rivelatore della logica dell’azione delle forze dell’ordine, improntata alla ritorsione.

La conferenza stampa

Il giorno precedente al fermo Lisa Bosia, attivista dell’associazione Firdaus, insieme all’ASGI (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione) e a una giurista di Amnesty International Svizzera aveva presentato alla stampa un rapporto in cui si illustravano le numerose violazioni delle normative vigenti nell’ambito dei respingimenti di cittadini stranieri effettuati negli ultimi mesi alla frontiera di Chiasso.

Il rapporto — basato sul lavoro svolto sul campo dagli attivisti — denunciava con forza la violazione di

Fondamentali norme internazionali (Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo), europee (Codice Frontiere Schengen, Regolamento Dublino III, Regolamento Eurodac ecc.) e nazionali, sia dalle autorità svizzere che da quelle italiane.

Secondo ASGI e Firdaus, tra luglio e agosto le autorità svizzere hanno effettuato quasi 7.000 riammissioni in Italia di cittadini stranieri, delle quali almeno 600 hanno riguardato minori non accompagnati.

Molte delle persone respinte al confine avrebbero invece avuto diritto, una volta presentata domanda di asilo, ad essere ricongiunte ai familiari che si trovano in Svizzera o in altri Stati europei.

Molti migranti — al contrario di quanto dichiarato dalle autorità svizzere — avrebbero dichiarato di aver tentato di presentare domanda di protezione internazionale in Svizzera, ma di non averla potuta formalizzare.

Inoltre le testimonianze raccolte dalle associazioni segnalano numerose altre violazioni da parte delle guardie di confine: controlli sistematici sulle persone di pelle nera (proibiti alle frontiere interne dell’Area Schengen e dalle norme antidiscriminazione) e respingimenti collettivi (anche di minori e disabili) senza una valutazione delle situazioni individuali.

Inoltre le persone rispedite in Italia non avrebbero ricevuto — secondo quanto si può leggere nel rapporto — alcun provvedimento scritto; di conseguenza non avrebbero potuto presentare ricorso, diritto sancito dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.

Scandalose poi le violazioni dei diritti dei minori non accompagnati segnalate dal rapporto: il superiore interesse del minore, riconosciuto dalla Convenzione sui diritti del fanciullo e dalle norme europee e nazionali, non è stato tenuto in alcuna considerazione dalle autorità svizzere nel disporre i respingimenti.

La conferenza stampa delle guardie

Una lista di accuse molto gravi, quelle avanzate da ASGI e Firdaus, che espongono alla luce del sole le modalità di intervento delle forze dell’ordine svizzere. Le quali — a quanto pare — non hanno apprezzato.

Per questo il giorno precedente alla conferenza stampa delle associazioni, il 30 agosto, le guardie di confine — alle quali il rapporto era già stato recapitato – hanno pensato bene di indire una loro conferenza stampa per rispondere alle accuse contenute nel rapporto.

Che peraltro non era ancora stato reso pubblico: una scelta singolare, dunque, che prova il nervosismo delle forze dell’ordine di fronte alle denunce circostanziate sul loro operato.

E poi, due giorni dopo la presentazione del rapporto, il fermo di Lisa Bosia.

La quale aveva tra l’altro cercato di intervenire alla conferenza stampa delle guardie di confine, senza successo: non era accreditata come giornalista…

Facile a questo punto immaginare il disegno dietro questi eventi: con ogni probabilità Lisa Bosia era tenuta sotto controllo per la sua attività al fianco dei profughi e la scelta di fermarla il giorno successivo la diffusione del rapporto nient’affatto non casuale.

Il contesto

Il calcolo politico dietro l’intervento delle forze dell’ordine contro una parlamentare eletta dal popolo (ma non protetta da immunità) si inserisce in un quadro politico degradato, sia a livello nazionale che regionale, dagli slogan anti-immigrati che da anni modellano i comportamenti della maggioranza dei cittadini svizzeri e ticinesi.

Da una parte le campagne di odio inscenate della Lega dei Ticinesi — ormai diventata forza di governo — il cui maggior interprete è il presidente dell’esecutivo del Canton Ticino Norman Gobbi, il quale nel 2015 era arrivato a proporre la chiusura della frontiera con l’Italia.

Dall’altra la potenza politica dell’UDC, il partito di estrema destra svizzero, che il 9 febbraio 2014 è riuscito a portare alla vittoria un’iniziativa “contro l’immigrazione di massa” che sta mettendo in seria difficoltà i rapporti con l’Unione europea e il principio della libera circolazione.

Sullo sfondo una politica migratoria che da sempre fa a pugni con l’immagine di “Svizzera paese dell’accoglienza”: dal trattamento inumano riservato agli immigrati italiani nel secondo dopoguerra, privati di diritti politici e sociali e sfruttati sul mercato del lavoro, a una politica d’asilo con il contagocce.

Ad agosto 2015 la Svizzera aveva ricevuto 3.899 domande d’asilo, mentre nei primi otto mesi del 2015 la cifra complessiva era di 19.668 persone. Questo mentre gli stati membri dell’Unione europea avevano registrato circa 550mila domande tra gennaio e luglio 2015.

Un po’ poco per uno dei paesi più benestanti d’Europa e un po’ poco per giustificare le campagne razziste che si sono succedute negli ultimi anni, ma che hanno una lunga storia, che risale almeno agli anni ’70 del secolo scorso.

Più potere alla guardie

Un contesto, quello descritto, che ha favorito nel febbraio di quest’anno la stipula di un accordo amministrativo tra Polizia cantonale e Corpo delle guardie di confine e che ha concesso a queste un sostanziale allargamento di poteri insieme a un rafforzamento delle misure di sicurezza alla frontiera.

L’accordo in questione ha dato alle guardie maggiore indipendenza decisionale sul respingimento dei migranti e ha probabilmente favorito l’aumento esponenziale da giugno 2016 dei sans papier respinti, passati dal 10% al 63%, secondo i dati forniti dalle stesse autorità svizzere.

Intanto a Como continua l’afflusso di migranti che aspettano di passare la frontiera: nel parco davanti alla stazione di Como — secondo quanto si può leggere nel rapporto dell’ASGI-si trovano circa 400–500 migranti, in numero variabile a seconda dei giorni.

La maggior parte di essi è di origine eritrea ed etiope, a cui si aggiungono profughi provenienti da Somalia, Sudan, Afghanistan e dall’Africa dell’Ovest.

Molti sono i minori non accompagnati e tutti dormono dentro la stazione o nel parco, sostenuti unicamente dalla genersoità di diversi gruppi di volontari, di cui Lisa Bosia fa parte.

Assenti invece — secondo quanto denunciato da ASGI — le istituzioni nel garantire l’accoglienza e il soddisfacimento dei bisogni primari dei migranti.

La Prefettura di Como ha annunciato che da settembre dovrebbero essere predisposti dei container per l’accoglienza e l’area dovrebbe essere gestita dalla Croce Rossa e dalla Caritas.

Le reazioni

Perlomeno tiepide le reazioni del Partito socialista ticinese al fermo della propria parlamentare Lisa Bosia. In un comunicato del suo presidente Igor Righini si potevano leggere queste deludenti considerazioni:

Il Partito Socialista sottolinea che la legge dev’essere rispettata da tutti ed esprime la sua fiducia nel lavoro degli inquirenti e della giustizia. Il Partito Socialista ribadisce che la legge va rispettata, semmai contestata in sede politica per cambiarla, ma non violata.

Una presa di posizione che è stata interpretata da tutti i commentatori come una vera e propria presa di distanza che — se ancora ce ne fosse bisogno- illustra nuovamente l’atteggiamento remissivo delle socialdemocrazie europee sulle questioni migratorie. In questo caso la vecchia talpa — del liberalismo-ha scavato bene.

Più combattiva invece la reazione del Movimento per il socialismo, piccolo ma radicato partito che ha origine nella tradizione trotzkista:

L’azione che si rimprovera a Lisa Bosia Mirra si inserisce nella più vasta attività di solidarietà con i migranti svolta in queste ultime settimane a Como dalla sua associazione e rappresenta una risposta adeguata ad una situazione umanitaria assolutamente straordinaria. Una situazione caratterizzata da un atteggiamento da parte dell’autorità politica cantonale e federale che, in ossequio alle direttive dell’Europa di Schengen, sta negando i più elementari diritti ai migranti.

I precedenti storici

Eppure c’è chi in Svizzera prende sul serio l’idea di accoglienza e solidarietà: i precedenti storici ci riportano al 1939, quando il capo della polizia sangallese Peter Grüniger, infrangendo la legge che lui stesso avrebbe dovuto far rispettare, falsificò i documento di oltre 3500 ebrei in fuga dal nazismo per permettere loro di restare in Svizzera.

Questo gesto gli costò un processo e il posto di lavoro, così come la pensione: venne riabilitato dalle autorità svizzere soltanto nel 1995.

Più recentemente, nel 1973, il pastore valdese di Lugano, Guido Rivoir, si mise alla testa di una rete clandestina che offrì illegalmente rifugio in Svizzera a 400 esuli in fuga dal Cile di Pinochet.

Nel 1974 fu messo per questo sotto indagine, ma l’allora procuratore pubblico Mario Luvini stabilì il non luogo a procedere mettendo in avanti l’intento umanitario del pastore.

Ora Lisa Bosia rischia una pena detentiva fino a un anno o una pena pecuniaria. Chissà che — come per Guido Rivoir — la legge svizzera non si dimostri migliore delle pulsioni razziste che agitano la sua popolazione e le sue forze dell’ordine.

, confine

 

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