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Femminicidio in Turchia: 36 donne assassinate a luglio

Femminicidio in Turchia: 36 donne assassinate a luglio

Rete Kurdistan Italia

Convergenza Socialista denuncia la bieca strumentalizzazione del COVID-19, da parte del turpe governo golpista boliviano, e la sua violenta repressione del dissenso.

Il Supremo Tribunale Elettorale, della Bolivia, ha rinviato le elezioni presidenziali al 18 ottobre a causa della crisi sanitaria causata dalla pandemia del nuovo coronavirus. La decisione è stata resa nota questo giovedì 23/07/2020.

Il presidente della Corte, Salvador Romero, ha dichiarato in una conferenza stampa che l'organismo ha emesso una risoluzione che fissa questa nuova data, dopo aver ricevuto il parere di esperti nazionali e internazionali.

La decisione è stata presa su richiesta di partiti politici, organizzazioni civiche e un comitato scientifico che consiglia il Ministero della Sanità.

La Corte ha rinviato le elezioni in altre tre occasioni. Il primo appuntamento è stato questo 3 maggio 2020, quindi le elezioni sono state rinviate al 6 settembre e ora al 18 ottobre 2020.

Le prime elezioni si sono svolte nell'ottobre dello scorso anno, ma sono state annullate a causa di una presunta frode (mai provata e mai documentata) a favore di Morales, che si è dimesso a novembre dopo le forti proteste organizzate dai golpisti. La golpista Jeanine Áñez, non è mai stata d'accordo sul fatto vi fossero elezioni a settembre, poiché il picco più alto di infezioni era previsto per l'inizio di quel mese.

Evo Morales, dall'Argentina dove è stato esiliato, afferma sui social network che un nuovo rinvio delle elezioni "danneggerà le persone solo a causa dell'ingovernabilità ben evidente, della pandemia mal gestita e della crisi economica".

Le elezioni serviranno a eleggere il nuovo presidente, oltre a rinnovare il parlamento.

Evo Morales ha chiesto, ieri, che la nuova data fosse ratificata dal parlamento e ha evidenziato come il governo golpista di destra (di Jeanine Áñez) stia promuovendo il rinvio elettorale per vietare i candidati del suo partito, il Movimento al socialismo (MAS). Il governo golpista, di fatto, vuole guadagnare più tempo per continuare la sua persecuzione contro i leader sociali e contro i candidati MAS-IPSP. “Questa è un'altra forma di prescrizione”. Ha twittato Morales, che è in esilio dal 10 novembre 2019, denunciando l’ennesimo colpo di stato. “Le leggi 1297 e 1304 determinano i termini per lo svolgimento delle elezioni. L'unico organo statale che può modificare questi termini è l'Assemblea legislativa plurinazionale. Qualsiasi decisione unilaterale è illegale e incostituzionale”, ha aggiunto l'ex presidente.

Il governo golpista non è in grado di gestire la crisi sanitaria

La crisi sanitaria del coronavirus non dà tregua alla Bolivia. Per più di un mese, ogni giorno, il Paese andino ha registrato oltre 1.000 casi al giorno, e centinaia di morti. Con quasi 70.000 infezioni, in totale, e un bilancio delle vittime che sale a più di 2.000.

Da quando la pandemia è iniziata, più di quattro mesi fa, lo scenario diventa più oscuro per la nazione che è tra i 10 focolai Covid-19 con il maggior numero morti al mondo, secondo i dati della Johns Hopkins University. Le persone fanno pellegrinaggi negli ospedali, sia pubblici che privati, in cerca di cure in un sistema sanitario che sta per collassare.

Secondo un rapporto dell'Institute of Forensic Investigations (IDIF), dal 1° aprile al 19 luglio, 3.016 corpi di persone infettate sono state trovate per strada, nei veicoli o abbandonati nelle case del territorio nazionale. In questa situazione, come misura per evitare la saturazione e prevenire le fonti di contaminazione nei centri ospedalieri, i servizi sanitari dipartimentali del paese hanno pubblicato un elenco di integratori vitaminici per rafforzare il sistema immunitario e i farmaci che possano essere utilizzati come trattamento, contro il coronavirus, nelle sue varie fasi. La disperazione della gente ha causato acquisti indiscriminati che ha generato un problema di speculazione, occultamento e aumento di questi prodotti. "Stiamo facendo tutto il possibile affinché gli importatori consegnino il farmaco alle farmacie, senza intermediari, e fissino il limite di prezzo in modo da non entrare in speculazioni. È un compito titanico, ma viene fatto a poco a poco", ha affermato René Sahonero, medico e consulente di Bolivian Health.

María Esther Peña, direttore generale dell'Istituto Boliviano di Commercio Estero, ha sottolineato che il suo paese è colpito dalla carenza di prodotti e forniture, da tutto il mondo, perché paesi come Cina, l’India, l’Argentina e il Cile, i principali fornitori di medicinali in Bolivia, hanno limitato l’esportazione per non privare il loro mercato interno. Questo scenario deve comprendere l'emergere di intermediari della catena di approvvigionamento, che hanno causato un aumento dei prezzi dei farmaci. "Oltre il 20% delle vendite totali di farmaci provengono dal mercato nero. Inoltre, la popolazione ha iniziato ad acquistare a caso tutti i prodotti generici, che sono i più economici, danneggiando le persone che ne hanno davvero bisogno. Ora, il 70% delle medicine rimaste nelle farmacie sono prodotti importati da laboratori molto più costosi ", afferma Peña.

I cosiddetti "kit di medicinali Covid-19" includono farmaci come azitromicina (antibiotico), ivermectina (vermifugo), ibuprofene (aspirina) e antifludes (anti-influenzale). A causa della speculazione, ogni giorno vengono sollevate accuse sui prezzi dei farmaci nei social network. Una pillola di azitromicina può costare tra 23 e 51 boliviani (da tre a sette dollari, circa). È stato persino annunciato che ci sono farmacie che vendono 10 compresse di aspirina a 30 boliviani (poco più di quattro dollari), mentre negli Stati Uniti un pacchetto di 100 costa circa 65 boliviani (poco più di nove dollari).

La paralisi istituzionale sta portando la Bolivia ad un profondo conflitto sociale.

Il secondo rinvio delle elezioni presidenziali, dal 6 settembre al 18 ottobre, decretato dalla Corte Suprema Elettorale, acuisce il divario politico del paese.

Diversi attivisti boliviani hanno protestato davanti al Supreme Electoral Tribunal (TSE) giovedì scorso. La Bolivia non è ancora uscita dalla grave crisi istituzionale scoppiata nel novembre 2019, con l'espulsione dell'allora presidente Evo Morales, con false accuse di frode elettorale (mai provate). La soluzione dovrebbe essere una nuova chiamata ai seggi, ma il coronavirus è diventato il nuovo alibi della destra golpista e, queste elezioni, inizialmente programmate per maggio, sono diventate uno dei tanti fattori di discordia tra i boliviani.

Il Supreme Electoral Tribunal (TSE), che ha attribuito la sua decisione alla diffusione della pandemia, ha lasciato tutti i boliviani arrabbiati ed insoddisfatti,  tranne la conservatrice Jeanine Áñez. Il governo succedutosi a Morales si stabilì con l'unico scopo di ripetere le elezioni presidenziali, dopo che l'Organizzazione degli Stati americani (OAS) aveva accusato ingiustamente l'ex presidente di aver manipolato i risultati dello scorso ottobre. Tale conclusione, messa in discussione da varie organizzazioni, ha aperto una crisi che non è stata ancora chiusa. Morales, che era rimasto al potere per 13 anni, si dimise sotto la pressione dell'esercito e andò in esilio, prima in Messico e poi in Argentina, dove attualmente vive.

Le forze politiche che rappresentano le classi medie urbane, che sono state le protagoniste del rovesciamento di Morales, e il governo ad interim, hanno trasformato la politica nazionale in una crociata contro il MAS. Il suo leader è accusato di terrorismo, un crimine punibile con 20 anni di carcere. Centinaia di funzionari della sua amministrazione sono stati indagati o perseguiti e diverse dozzine sono stati costretti all’ esilio forzato. Il ministro del governo, Arturo Murillo, responsabile della politica di sicurezza è uno dei più controversi: si è costantemente scontrato con i fedeli dell'ex presidente ed esprime ciò che una parte della popolazione pensa quando li definisce "criminali".

Allo stesso tempo, Murillo fu rimproverato dal suo stesso partito quando aprì la possibilità di stringere un'alleanza con il candidato centrista Carlos Mesa, che fu già presidente del paese prima di Morales, per presentare un fronte elettorale contro la sinistra. I rivali di MAS vogliono semplicemente che il partito non ritorni più al potere, ma senza dover pagare il prezzo della conciliazione degli interessi.

Da parte loro, i “masisti” guidano i sondaggi e vedono nelle urne l'unico modo per fermare l'assalto ingiustificato contro di essi, per tornare al potere e, molti di loro, per vendicarsi della sconfitta e delle persecuzioni che hanno patito. Non hanno altre risorse per difendersi e contrattaccare, perché sono gravemente colpiti dagli eventi degli ultimi mesi.

La sua maggioranza parlamentare è in gran parte formale, poiché il governo non applica affatto molte delle leggi approvate dall'Assemblea e i sindacati che rispondono ai loro ordini hanno poco spazio per agire, in questo momento di forte militarizzazione del paese. Vi sono state forti minacce contro l’attivismo sociale, la necessità di lottare per il sostentamento quotidiano e la pandemia hanno amplificato le disparità. Negli ultimi 5 giorni, le autorità hanno raccolto almeno altri 420 corpi per le strade, nelle case e nelle automobili. Tra l'80% e il 90%, secondo le informazioni ufficiali, erano affetti da Covid-19.

 

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Edward Snowden sotto processo in Virginia

di ALESSANDRO BONAFEDE

Mi chiamo Edward Joseph Snowden.

 

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Turchia: Il Parlamento mette le mani sui social network

di MICHELE PETTINATO

Il Parlamento turco, con una controversa legge, mette le mani anche sui social media. Facebook, Twitter e Yuotube dovranno avere un referente locale che vigilerà sui contenuti stabilendo quando questi potranno essere rimossi. Si tratta di un nuovo capitolo della politica del Presidente Erdogan che, in questo modo, vuole prendere di mira i social network controllandone i contenuti. Più in particolare, questa legge prende di mira quei social network che hanno oltre 1 milione di visitatori al giorno. Tra le disposizioni previste, quella che i server che contengono i dati di utenti turchi siano conservati in Turchia. E’ allarme tra i gruppi per i diritti umani che temono le ripercussioni di un provvedimento che potrebbe dare un colpo ulteriore alla libertà di espressione. Sono infatti già diverse migliaia le persone accusate di aver insultato il Presidente Erdogan sui social media. Il rischio concreto è quello che il controllo dei principali social network possa impedire l’accesso ad una informazione indipendente e critica in un paese che sembra sempre più nella mani di un Presidente dittatore.

Fonte foto: starmag.it

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La Bolivia rinvia le elezioni a ottobre a causa della pandemia: questa è la terza volta che la corte elettorale rinvia le elezioni nel bel mezzo di proteste e contestazioni

di MADDALENA CELANO*

Convergenza Socialista denuncia la bieca strumentalizzazione del COVID-19, da parte del turpe governo golpista boliviano, e la sua violenta repressione del dissenso.

Il Supremo Tribunale Elettorale, della Bolivia, ha rinviato le elezioni presidenziali al 18 ottobre a causa della crisi sanitaria causata dalla pandemia del nuovo coronavirus. La decisione è stata resa nota questo giovedì 23/07/2020.

Il presidente della Corte, Salvador Romero, ha dichiarato in una conferenza stampa che l'organismo ha emesso una risoluzione che fissa questa nuova data, dopo aver ricevuto il parere di esperti nazionali e internazionali.

La decisione è stata presa su richiesta di partiti politici, organizzazioni civiche e un comitato scientifico che consiglia il Ministero della Sanità.

La Corte ha rinviato le elezioni in altre tre occasioni. Il primo appuntamento è stato questo 3 maggio 2020, quindi le elezioni sono state rinviate al 6 settembre e ora al 18 ottobre 2020.

Le prime elezioni si sono svolte nell'ottobre dello scorso anno, ma sono state annullate a causa di una presunta frode (mai provata e mai documentata) a favore di Morales, che si è dimesso a novembre dopo le forti proteste organizzate dai golpisti. La golpista Jeanine Áñez, non è mai stata d'accordo sul fatto vi fossero elezioni a settembre, poiché il picco più alto di infezioni era previsto per l'inizio di quel mese.

Evo Morales, dall'Argentina dove è stato esiliato, afferma sui social network che un nuovo rinvio delle elezioni "danneggerà le persone solo a causa dell'ingovernabilità ben evidente, della pandemia mal gestita e della crisi economica".

Le elezioni serviranno a eleggere il nuovo presidente, oltre a rinnovare il parlamento.

Evo Morales ha chiesto, ieri, che la nuova data fosse ratificata dal parlamento e ha evidenziato come il governo golpista di destra (di Jeanine Áñez) stia promuovendo il rinvio elettorale per vietare i candidati del suo partito, il Movimento al socialismo (MAS). Il governo golpista, di fatto, vuole guadagnare più tempo per continuare la sua persecuzione contro i leader sociali e contro i candidati MAS-IPSP. “Questa è un'altra forma di prescrizione”. Ha twittato Morales, che è in esilio dal 10 novembre 2019, denunciando l’ennesimo colpo di stato. “Le leggi 1297 e 1304 determinano i termini per lo svolgimento delle elezioni. L'unico organo statale che può modificare questi termini è l'Assemblea legislativa plurinazionale. Qualsiasi decisione unilaterale è illegale e incostituzionale”, ha aggiunto l'ex presidente.

Il governo golpista non è in grado di gestire la crisi sanitaria

La crisi sanitaria del coronavirus non dà tregua alla Bolivia. Per più di un mese, ogni giorno, il Paese andino ha registrato oltre 1.000 casi al giorno, e centinaia di morti. Con quasi 70.000 infezioni, in totale, e un bilancio delle vittime che sale a più di 2.000.

Da quando la pandemia è iniziata, più di quattro mesi fa, lo scenario diventa più oscuro per la nazione che è tra i 10 focolai Covid-19 con il maggior numero morti al mondo, secondo i dati della Johns Hopkins University. Le persone fanno pellegrinaggi negli ospedali, sia pubblici che privati, in cerca di cure in un sistema sanitario che sta per collassare.

Secondo un rapporto dell'Institute of Forensic Investigations (IDIF), dal 1° aprile al 19 luglio, 3.016 corpi di persone infettate sono state trovate per strada, nei veicoli o abbandonati nelle case del territorio nazionale. In questa situazione, come misura per evitare la saturazione e prevenire le fonti di contaminazione nei centri ospedalieri, i servizi sanitari dipartimentali del paese hanno pubblicato un elenco di integratori vitaminici per rafforzare il sistema immunitario e i farmaci che possano essere utilizzati come trattamento, contro il coronavirus, nelle sue varie fasi. La disperazione della gente ha causato acquisti indiscriminati che ha generato un problema di speculazione, occultamento e aumento di questi prodotti. "Stiamo facendo tutto il possibile affinché gli importatori consegnino il farmaco alle farmacie, senza intermediari, e fissino il limite di prezzo in modo da non entrare in speculazioni. È un compito titanico, ma viene fatto a poco a poco", ha affermato René Sahonero, medico e consulente di Bolivian Health.

María Esther Peña, direttore generale dell'Istituto Boliviano di Commercio Estero, ha sottolineato che il suo paese è colpito dalla carenza di prodotti e forniture, da tutto il mondo, perché paesi come Cina, l’India, l’Argentina e il Cile, i principali fornitori di medicinali in Bolivia, hanno limitato l’esportazione per non privare il loro mercato interno. Questo scenario deve comprendere l'emergere di intermediari della catena di approvvigionamento, che hanno causato un aumento dei prezzi dei farmaci. "Oltre il 20% delle vendite totali di farmaci provengono dal mercato nero. Inoltre, la popolazione ha iniziato ad acquistare a caso tutti i prodotti generici, che sono i più economici, danneggiando le persone che ne hanno davvero bisogno. Ora, il 70% delle medicine rimaste nelle farmacie sono prodotti importati da laboratori molto più costosi ", afferma Peña.

I cosiddetti "kit di medicinali Covid-19" includono farmaci come azitromicina (antibiotico), ivermectina (vermifugo), ibuprofene (aspirina) e antifludes (anti-influenzale). A causa della speculazione, ogni giorno vengono sollevate accuse sui prezzi dei farmaci nei social network. Una pillola di azitromicina può costare tra 23 e 51 boliviani (da tre a sette dollari, circa). È stato persino annunciato che ci sono farmacie che vendono 10 compresse di aspirina a 30 boliviani (poco più di quattro dollari), mentre negli Stati Uniti un pacchetto di 100 costa circa 65 boliviani (poco più di nove dollari).

La paralisi istituzionale sta portando la Bolivia ad un profondo conflitto sociale.

Il secondo rinvio delle elezioni presidenziali, dal 6 settembre al 18 ottobre, decretato dalla Corte Suprema Elettorale, acuisce il divario politico del paese.

Diversi attivisti boliviani hanno protestato davanti al Supreme Electoral Tribunal (TSE) giovedì scorso. La Bolivia non è ancora uscita dalla grave crisi istituzionale scoppiata nel novembre 2019, con l'espulsione dell'allora presidente Evo Morales, con false accuse di frode elettorale (mai provate). La soluzione dovrebbe essere una nuova chiamata ai seggi, ma il coronavirus è diventato il nuovo alibi della destra golpista e, queste elezioni, inizialmente programmate per maggio, sono diventate uno dei tanti fattori di discordia tra i boliviani.

Il Supreme Electoral Tribunal (TSE), che ha attribuito la sua decisione alla diffusione della pandemia, ha lasciato tutti i boliviani arrabbiati ed insoddisfatti,  tranne la conservatrice Jeanine Áñez. Il governo succedutosi a Morales si stabilì con l'unico scopo di ripetere le elezioni presidenziali, dopo che l'Organizzazione degli Stati americani (OAS) aveva accusato ingiustamente l'ex presidente di aver manipolato i risultati dello scorso ottobre. Tale conclusione, messa in discussione da varie organizzazioni, ha aperto una crisi che non è stata ancora chiusa. Morales, che era rimasto al potere per 13 anni, si dimise sotto la pressione dell'esercito e andò in esilio, prima in Messico e poi in Argentina, dove attualmente vive.

Le forze politiche che rappresentano le classi medie urbane, che sono state le protagoniste del rovesciamento di Morales, e il governo ad interim, hanno trasformato la politica nazionale in una crociata contro il MAS. Il suo leader è accusato di terrorismo, un crimine punibile con 20 anni di carcere. Centinaia di funzionari della sua amministrazione sono stati indagati o perseguiti e diverse dozzine sono stati costretti all’ esilio forzato. Il ministro del governo, Arturo Murillo, responsabile della politica di sicurezza è uno dei più controversi: si è costantemente scontrato con i fedeli dell'ex presidente ed esprime ciò che una parte della popolazione pensa quando li definisce "criminali".

Allo stesso tempo, Murillo fu rimproverato dal suo stesso partito quando aprì la possibilità di stringere un'alleanza con il candidato centrista Carlos Mesa, che fu già presidente del paese prima di Morales, per presentare un fronte elettorale contro la sinistra. I rivali di MAS vogliono semplicemente che il partito non ritorni più al potere, ma senza dover pagare il prezzo della conciliazione degli interessi.

Da parte loro, i “masisti” guidano i sondaggi e vedono nelle urne l'unico modo per fermare l'assalto ingiustificato contro di essi, per tornare al potere e, molti di loro, per vendicarsi della sconfitta e delle persecuzioni che hanno patito. Non hanno altre risorse per difendersi e contrattaccare, perché sono gravemente colpiti dagli eventi degli ultimi mesi.

La sua maggioranza parlamentare è in gran parte formale, poiché il governo non applica affatto molte delle leggi approvate dall'Assemblea e i sindacati che rispondono ai loro ordini hanno poco spazio per agire, in questo momento di forte militarizzazione del paese. Vi sono state forti minacce contro l’attivismo sociale, la necessità di lottare per il sostentamento quotidiano e la pandemia hanno amplificato le disparità. Negli ultimi 5 giorni, le autorità hanno raccolto almeno altri 420 corpi per le strade, nelle case e nelle automobili. Tra l'80% e il 90%, secondo le informazioni ufficiali, erano affetti da Covid-19.

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Aree di crisi nel mondo n. 50 del 31-7-2020

 

di STEFANO ORSI

Crisi nel Mediterraneo

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Kongra Star: La Rivoluzione del Rojava è un esempio internazionale

 

Riceviamo e pubblichiamo

Coordinamento del Kongra Star – Rojava

Traduciamo da Women Defend Rojava (18 luglio 2020).

A nome delle coordinatrici del Movimento delle donne Kongra Star del Rojava, rendiamo omaggio a tutti i popoli della Siria del Nord-Est, guidati dai/dalle martiri, con le YPJ, le YPG e tutte le donne di tutte le componenti, per l’ottavo anniversario della rivoluzione del 19 luglio, che è diventata un simbolo di resistenza e rivoluzione delle donne per il popolo curdo e tutti i popoli della regione.

Il popolo della Siria, specialmente il popolo curdo, ha sofferto a causa della politica di emarginazione e negazione della sua identità e cultura causata dalle pratiche del partito Ba’ath sciovinista. Perciò, con l’inizio della rivoluzione della primavera del popolo in Tunisia, il terreno fertile per l’inizio della rivoluzione del 19 luglio in Rojava ha rappresentato una risposta a tutte le politiche di dissoluzione e negazione.

Il popolo curdo aveva brama di libertà e aveva il suo progetto democratico per restaurare i diritti che gli erano stati sottratti e ha iniziato la rivoluzione della dignità.

Dallo scoppio di questa rivoluzione, le donne sono state proattive nella loro leadership e si sono impegnate in tutte le aree dell’attività organizzativa, politica, militare e sociale. Le donne sono diventate pioniere in tutte le attività che si sono sviluppate all’interno di questa rivoluzione per portarle a un livello effettivo, specialmente un’equa rappresentazione dei sessi attraverso il sistema di presidenza congiunta.

Inoltre, i grandi sacrifici che le nostre martiri – Arin, Slava, Warshin, Berivan, Roxan e centinaia d’altre – hanno fatto per sconfiggere l’ISIS e resistere all’occupazione sono tra i fiori più puri di questa terra. La rivoluzione del 19 luglio reca impresso il carattere delle donne e per questo è diventata un modello per tutti i dibattiti internazionali.

Questo è il motivo per cui le donne in Siria del Nord e dell’Est sono state prese di mira dagli attacchi dell’occupazione e dall’assedio d’una guerra sferrata da ogni parte, volti a minare le conquiste di questa rivoluzione, perché le donne rappresentano la pietra angolare dello sviluppo e del successo di questa rivoluzione, ma le donne in Siria del Nord-Est hanno assunto l’impegno solenne di continuare la lotta e intensificare la resistenza contro tutti i possibili attacchi e riusciranno a proteggere le conquiste della rivoluzione del 19 luglio con tutta la loro forza.

Noi come organizzazione Star, dal canto nostro, facciamo appello a tutti i movimenti e le organizzazioni di donne affinché lavorino per sostenere la rivoluzione delle donne in Siria del Nord-Est.

Coordinamento del Kongra Star – Rojava

kongra star,rivoluzione delle donne,rojava

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Grecia e Turchia: alta tensione nel mediterraneo

di MICHELE PETTINATO

E’ sempre più alta la tensione tra Turchia e Grecia nel mar Egeo. L’oggetto del contendere è la piccola isola ellenica di Kastellorizo, ad un paio di chilometri dalla costa turca. Tutto è cominciato dall’annuncio di una missione navale di esplorazione energetica di Ankara, ennesima puntata della partita del gas nel mediterraneo orientale. Il Governo di Recep Erdogan ha inviato la nave di ricerca sismica nell’area a sud di Kastellorizo, che rivendica come parte della sua piattaforma continentale e su cui Ankara ha anche lanciato un avviso di restrizione della navigazione. La Grecia ha respinto con forza questa richiesta, denunciando una violazione delle acque. Per questo motivo, la marina militare greca è in allerta intensificata nel sud est dell’Egeo dopo che il ministero ha protestato con Ankara. Le unità militari sarebbero anche pronte a rispondere a ogni attività. Anche i militari turchi sono stati richiamati con urgenza dalle vacanze. Alcune navi della marina turca sono state inviate nell’area, sorvolata a lungo da aerei da combattimento.

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Aree di crisi nel mondo n. 48 del 24-7-2020

 

di STEFANO ORSI

Crisi nel Mediterraneo

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