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Venezuela: brogli elettorali e scontri di piazza

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di MICHELE PETTINATO

E’ sempre più arroventato il clima elettorale che si respira in Venezuela.

 

Julio Borges, presidente del Parlamento venezuelano, ha annunciato che un gruppo di deputati si recherà alla sede della Procura Generale per esigere un'inchiesta penale contro i responsabili del Consiglio Nazionale Elettorale (Cne) per aver diffuso "risultati falsi" riguardo all'affluenza nelle elezioni per l'Assemblea Costituente di domenica scorsa.

Secondo l’amministratore delegato della società che ha fornito il supporto elettronico per le elezioni, le cifre dell'affluenza al voto sono state alterate sostenendo che vi sia una differenza di un milione di voti tra le cifre sull'affluenza annunciate dal governo e quelle registrate dai loro sistemi elettronici. "Ed è per questo - ha detto - che con il più profondo rammarico che dobbiamo riferire che le cifre sull'affluenza delle votazioni del 30 giugno per l'Assemblea costituente in Venezuela sono stati manomessi".

I due leader dell'opposizione venezuelana, Leopoldo Lopez e Antonio Ledezma, sono stati arrestati dai servizi di intelligence (Sebin). Lo riferisce El Pais citando tweet di amici e parenti dei due.

Nel suo primo discorso pubblico dopo l'annuncio dei risultati nelle elezioni per l'Assemblea Costituente, il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha annunciato che l'organismo servirà per prendere misure contro il Parlamento, la Procuratrice Generale, i dirigenti dell'opposizione e la stampa indipendente.

Resta fermo nella sua opinione il Presidente delle Camere Julio Borges, che sottolinea quanto sia in atto uno scontro violento, perché l'opposizione non vuol cedere le sede del legislativo all'Assemblea, di cui non riconosce la legittimità. Contro la Costituente voluta da Maduro si schiera anche la Procuratrice Generale, Luisa Ortega Diaz. Le elezioni per l'Assemblea Costituente svoltesi in Venezuela sono "uno schiaffo al popolo e alla sua sovranità", che serve solo a soddisfare le "ambizioni dittatoriali" di un "piccolo gruppo" che vuole perpetuare "il potere assoluto in mano ad una minoranza". La Procuratrice in una breve conferenza stampa ha chiamato i cittadini a "disconoscere l'origine, il processo e il presunto risultato di questa Costituente immorale".

Intanto, il bilancio della repressione è di 14 morti solo domenica: tra le vittime anche una ragazzina di 15 anni a San Cristobal, nell'ovest del Paese.

Mentre il governo ha continuato ad assicurare che nel paese "regna la calma" e, nonostante la bassa affluenza, ha definito le elezioni un "successo storico" del chavismo. Un appello alla comunità internazionale è stato lanciato dal leader dell'opposizione Leopoldo Lopez che chiede di non riconoscere il voto e denuncia la "brutale repressione della protesta".

I dati ufficiali parlano di un'affluenza del 41,5%, mentre l'opposizione di una astensione dell'87%. Aumentano i paesi americani che non riconosceranno l'esito dello scrutinio: Messico, Colombia, Perù e Argentina; il Cile parla di voto "illegittimo". E gli Stati Uniti impongono sanzioni al presidente del Venezuela. Le sanzioni a Maduro si vanno ad aggiungere alla già lunga lista degli esponenti del governo venezuelano finiti sotto nel mirino delle autorità americane.

Anche l’Italia esprime sconcerto in riferimento agli avvenimenti venezuelani. Il Presidente Gentiloni ha affermato che l’Italia non riconoscerà l’assemblea costituente voluta da Maduro anche alla luce del fatto che in Italia ci sono circa 130 mila italo venezuelani in condizioni precarie. Aumenta intanto il bilancio degli scontri di piazza. Sono 121 le persone morte negli scontri di piazza in Venezuela e almeno 1.958 quelle rimaste ferite. Almeno il 25% di morti sono stati uccisi dalle forze dell'ordine e il 40% da gruppi di civili armati.