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Home Inchiesta Inchiesta Situazione operativa sui fronti siriani al 25-1-2018

Situazione operativa sui fronti siriani al 25-1-2018

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di STEFANO ORSI

Proseguono sempre più intensi i combattimenti del settore occupato dalle milizie curde in Afrin, l'esercito turco, finora rimasto in disparte, inizia ad affacciarsi ai combattimenti in maniera diretta, il suo apporto fino a questo momento si limitava al supporto di artiglieria ed aereo e qualche unità corazzata di carri M60 , Leopard 2 e ACV115, occorre specificare che le forze armate turche dispongano di circa 13.000 carri armati, divisi tra M60 e Leopard 2 e tra questi un migliaio di Altay, carri moderni di fabbricazione turca, per loro perdere uno, 5, 10, 20 carri armati non significa assolutamente nulla o poco più, dispongono di almeno 240 cacciabombardieri F16, mezzi versatili, nati per la supremazia aerea si sono rivelati ottimi anche per il bombardamento a terra, possono quindi sostenere un lungo lavoro di ammorbidimento delle difese curde.

Esaminiamo ora la situazione, daremo la priorità a questo fronte, mentre seguiremo in seconda battuta sulla prossima SITREP anche l'attuale situazione sul fronte siriano di Abu ad Duhur.

Operazione “Olive Branch”.

Ormai siamo quasi ad una settimana dall'inizio delle operazioni belliche nell'enclave di Afrin, occupata dalle milizie YPG curde, dico occupata in quanto , al momento , non rispondono al legittimo governo siriano di cui sono cittadini.

Stiamo monitorando gli sviluppi e dobbiamo ora iniziare a raccogliere alcuni dati.

Innanzitutto ci è subito parsa buona la resistenza opposta dalle milizie curde contro le milizie FSA, che rappresentano il grosso della prima ondata dell'attacco di terra turco,  ma occorre precisare alcuni elementi chiave.

Le operazioni di ammorbidimento, bombardamento aereo di precisione e artiglieria, hanno avuto brevissima durata, troppo breve perché potessero avere un effettivo esito immediato, stanno ora procedendo parallelamente alle operazioni di terra, questo permette all'esercito turco di osservare, mediante Awacs e droni, di cui è fornita e anche produttore, sia le difese curde, nella loro disposizione tattica, sia nella loro organizzazione di catena di comando. Perché questo, se torniamo con la memoria all'inizio dell'operazione russa in Siria, scopriremo che anche da parte loro le operazioni iniziarono così, con l'acquisizione di informazioni, da parte dell'intelligence e dei droni, di come fossero disposti ed organizzati i nemici, mappatura che portò i suoi frutti immediati nel lavoro di demolizione delle catene di comando, lavoro durato a lungo, e nella distruzione graduale ma metodica, dei depositi militari di munizioni e rifornimenti in genere, lavoro questo difficile a causa dell'accuratezza dei nascondigli, in genere scavati sotto colline o zone abitate, ma alla lunga è servito a indebolire i nemici, sul fronte ISIS ad esempio, ha giovato moltissimo la distruzione della flotta di cisterne che servivano per il contrabbando del petrolio e del carburante per i mezzi, lavoro che abbiamo potuto apprezzare dopo diversi mesi dall'inizio.

Difficile quindi ora che i turchi riescano a fare altrettanto in poche settimane, ma alcuni fattori giocano a loro vantaggio.

Innanzitutto i curdi di Afrin non hanno giovato di un programma di armamento enorme come quello per l'FSA, letteralmente inondato di armi anticarro americane, soldi, e equipaggiamento di ogni genere, per cui non possono avere scorte per sostenere ancora a lungo un livello bellico di tale portata, vi sono infatti attivi ben 8 fronti caldi, in cui si affrontano senza sosta i combattenti di ambo le parti.

Questo comporta un flusso costante di rifornimenti di viveri e medicinali, i caduti YPG si contano già in diverse centinaia, molti di più i feriti che assorbono a loro volta risorse e personale.

Si comprende bene che il fattore tempo giochi al momento, tutto a favore della Turchia, che ha finora utilizzato truppe prese in prestito dalla guerra contro la Siria, le famigerate FSA, più molti dei gruppi jihadisti che ha sempre controllato ed utilizzato per scatenare la guerra nel vicino paese, con buona e tombale pace sulle balle raccontate da troppi radical chic, che ci propinavano storie di fantasia su terroristi raccontati come partigiani, che con ogni probabilità saranno esistiti solo nelle loro malate fantasie. Aggiungo che anche l'aviazione si sta parzialmente limitando, dai 70 velivoli impiegati nelle prime 24h di bombardamenti siano passati a circa la metà di questi utilizzati a rotazione, presumo per ragioni di costi e manutenzione.

Resta il fatto che i risultati dei bombardamenti mirati si vedono solo nel medio periodo.

Difficile al momento valutare l'impiego efficace o meno degli attacchi aerei a diretto supporto delle prime linee di combattimento in quanto ci mancano elementi e testimonianze chiave in merito.

Abbiamo visto schierare invece gli Agusta T129 in dotazione all'esercito, mezzi d'attacco davvero efficaci che stanno portando un buon supporto di fuoco soprattutto nelle ore notturne.

I fronti più attivi al momento restano: Azaz e Qastal, Marsawa, in territorio siriano, Bulbul, Adama, Maskanli e Raju,Umar Ushaghi, Qarmanluq, e Qushlah, valico di frontiera, il resto delle località citate, Azaz a parte è tutta all'interno dei territori controllati dalle milizie YPG.

Da ieri si sta inseguendo la voce di una richiesta di aiuto da parte dei curdi alla Siria, per essere difesi dagli attacchi della Turchia.

Il primo di questi appelli, pare essere stato emesso da parte di un comandante militare, il secondo, invece sembra arrivare direttamente dalle autorità politiche locali. In ogni caso la Siria non può di certo valutare la situazione di Afrin in maniera disgiunta dal resto della Siria occupata, per nome e per conto degli USA, proprio dalle milizie YPG.

Avvieranno ora delle immediate trattative per capire quanto si siano ravveduti e disposti a riconoscere il legittimo governo siriano, se verranno giudicati sinceri e convinti dei loro sbagli, allora la Siria non mancherà di intervenire in loro difesa, non solo ad Afrin ma su tutta la fascia nord del Paese, chiaramente dovranno garantire il loro disarmo, causa questa dell'intervento turco. Occorre precisare che mesi fa il governo turco avesse intimato agli USA di cessare l'armamento delle forze YPG, avvertimento del tutto ignorato, in seguito gli USA hanno promesso di aver fermato ogni programma di forniture, salvo smentirsi poco dopo annunciando l'inizio di un programma di addestramento in territorio YPG di 30.000 nuovi combattenti, cosa non passata inosservata da parte turca e neppure da parte russa o siriana.

La posizione degli USA è proprio quella forse più in pericolo in tutta questa situazione.

Essi infatti hanno un insostituibile alleato nella Turchia, per le basi sul territorio e per il peso che la macchina bellica turca rappresenta in ambito NATO, peso ben maggiore di quello dei poveri Curdi, allo stesso tempo, i comandi di Washington, sognavano di sostituire totalmente le milizie curdo arabe, definite SDF, principalmente YPG, all'ISIS, caduta in disgrazia presso l'opinione pubblica occidentale e quindi non più spendibile in funzione anti Assad. Abbiamo infatti notato bene come i miliziani del Califfato cedessero strada alle SDF-YPG, mentre nel contempo si spendessero fino all'ultimo sacrificio contro l'esercito arabo siriano. Abbiamo lungamente spiegato come questi comportamenti illogici dell'ISIS trovassero come unica ragione fondante il dover combattere i siriani anziché difendere il loro califfato farlocco. In seguito è emerso evidente come diversi comandanti ISIS si fossero ripresentati sotto insegne SDF ed il gioco fu chiaro a tutti.

Quale è il problema degli USA nei confronti dell'attacco turco.

Essi si trovano ora chiusi tra un incudine ed un martello, non possono condannare l'attacco turco, si sono infatti limitati a dire che i comandi turchi, correttamente, li avessero avvisati dell'inizio delle operazioni, e quindi dal loro punto di vista non sono tenuti a lamentarsi di nulla, dal loro, da quello dei Curdi, da lamentarsi ce ne sarebbe, infatti sono state le promesse USA di sostenere un territorio siriano a controllo (leggasi occupazione) curdo unitamente al pesante armamento fornito, a scatenare le furie di Ankara.

Ma non basta, procedendo l'operazione Olive Branch, si è fatto evidente che i curdi desiderino fortemente soccorrere i loro fratelli e sorelle di Afrin, sentimento nobile e atteso da parte loro, ma i comandi americani si sono affrettati a minacciare , con un modo di fare molto coloniale, quelli che evidentemente considerano servi, che tutti i miliziani SDF-YPG che abbandonassero i fronti ad est dell'Eufrate per soccorrere i miliziani di Afrin verrebbero immediatamente espulsi da ogni programma di aiuti e tutela, leggasi soldi ed armi, questo trovo sia un fatto gravissimo, non capisco proprio come le milizie YPG possano tollerare un simile ed umiliante atteggiamento da parte americana.

Resta il fatto che a breve i nodi verranno al pettine, credo tra giorni, non settimane, i Curdi di Afrin si troveranno in forti difficoltà nel sostenere un livello di combattimento che non accenna a diminuire e a quel punto le tensioni in atto tra USA e YPG esploderanno.

Gli appelli lanciati alla Siria potrebbero già essere un primo evidente segnale di ripensamento delle alleanze in atto e una sirena d'allarme per gli USA, un primo avviso di sfratto imminente.