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Home Inchiesta Inchiesta “La Nato non si estenderà a Est”: Le promesse da marinaio che convinsero Gorbaciov

“La Nato non si estenderà a Est”: Le promesse da marinaio che convinsero Gorbaciov

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di GIULIETTO CHIESA

 

Aggiornamento sulla petizione

Comitato promotore della campagna #No Guerra #No Nato

Gorbaciov ricevette ampie e ripetute assicurazioni, tra il 1990 e il 1991, prima di lasciare il potere, che la Nato non sarebbe stata estesa ai paesi est-europei.

È la verità che emerge dalla pubblicazione, all'inizio dello scorso dicembre, di documenti desecretati contenuti nell'Archivio della Sicurezza Nazionale depositato nella George Washington University. Ed è una verità di quelle che non possono essere raccontate. Infatti il mainstream media occidentale si è guardato bene dal raccontarla in dettagli. Qualche rapido cenno, senza troppi dettagli, e poi si gira pagina.

Ma qui è dimostrato che l'Occidente mentì, come si suol dire, per la gola, promettendo e ripromettendo ai dirigenti sovietici che la sicurezza nazionale dell'Urss non sarebbe stata minacciata. E, una volta ottenuto il bottino politico, rovesciò le promesse in rifiuti. I documenti — che sono stati resi pubblici da due ricercatori, Svetlana Savranskaja e Tom Blanton — rivelano questa verità in modo inequivocabile. E si scopre che fu una congiura, perché a promettere non fu uno solo: lo fecero tutti. E ciò — scrivono i due — «è basato sulla fondatezza di documenti scritti e di dispacci scambiati ai più alti livelli».

Aveva dunque le sue ragioni Vladimir Putin quanto — durante la Conferenza di Monaco sulla Sicurezza, nel 2007 — chiese: «cosa ne è delle assicurazioni che i nostri partner europei diedero dopo lo scioglimento del patto di Varsavia? Dove sono finite quelle dichiarazioni? Sembra che nessuno se ne ricordi, ma mi permetto di ricordare a questo pubblico ciò che venne detto allora». E citò la dichiarazione del Segretario Generale della Nato di quel momento, Manfred Woerner, il quale aveva pubblicamente detto, a Bruxelles, il 17 maggio 1990, testualmente: «L'Unione Sovietica ha una solida garanzia di sicurezza dal fatto che non siamo intenzionati a dislocare un esercito della Nato al di fuori del territorio tedesco».

«Dove sono oggi queste garanzie?», aveva esclamato Putin sollevando lo scandalo generale nel parterre in cui sedevano tutti i massimi leader europei e americani. I quali tutti sembravano avere dimenticato che già nel 1997 la Nato aveva offerto a Ungheria, Polonia e all'allora Cecoslovacchia di entrare nella Nato. Ma questo è solo un dettaglio. Famosa rimase la frase che il segretario di Stato Usa, James Baker, rivolse a Gorbaciov il 9 febbraio 1990: «la Nato non si espanderà ad est nemmeno di un centimetro». Per la verità Baker usò la misura inglese dell'inch, ma adesso è noto che qualche miliardo di inches è già stato percorso a est dalle truppe e dagli armamenti della Nato. L'elenco dei bugiardi che seguirono le orme, in inches, di James Baker è davvero lungo, a leggere gli archivi della Washington University.

Ne fecero parte il presidente George Bush padre, il ministro degli Esteri tedesco Genscher, il cancelliere Kohl, il presidente francese Mitterrand, Margaret Thatcher, il premier inglese, John Major, il capo della Cia, Robert Gates, il ministro degli Esteri Britannico, Douglas Hurd. Fu così che Gorbaciov — che, in base al trattato siglato con la sconfitta tedesca della seconda guerra mondiale, avrebbe avuto nelle sue mani il diritto di veto per impedire la riunificazione tedesca — fu indotto ad accettare un patto con l'Occidente. Che l'Occidente non ha rispettato.

E non si tratta soltanto di documenti d'archivio. In alcuni casi c'è la testimonianza di partecipanti diretti a queste promesse da marinaio. Come è il caso di Rodric Braithwaite, allora ambasciatore inglese a Mosca, che riferisce di un colloquio tra il premier britannico John Major e Gorbaciov, avvenuto il 5 marzo 1991, in cui il primo disse al secondo: «Io penso che i suoi sospetti sul ruolo della Nato nella presente situazione siano il risultato di un fraintendimento. Noi non stiamo pensando a un rafforzamento della Nato, noi stiamo coordinando gli sforzi per migliorare i rapporti tra l'Unione Europea e la Nato». Forse è per questo peso sulla propria coscienza che Sir Rodric Braithwaite è rimasto grande amico di Gorbaciov negli anni del loro comune tramonto.

Secondo le memorie di Robert Gates, che allora era assai critico verso il trattamento cui veniva sottoposto Gorbaciov, il leader sovietico fu «indotto a credere» alle promesse «mentre si stava preparando in gran fretta e in segreto l'estensione a est della Nato».

Ma la sintesi più realistica emergente dall'abbondantissima documentazione dice che in realtà convissero in occidente due diverse opzioni: una abbastanza sincera (di cui il più convinto sostenitore era proprio il Presidente americano) che non voleva accentuare le dimensioni del crollo sovietico, anche nel timore che una troppo grande umiliazione avrebbe potuto provocare contraccolpi nazionalistici in Russia. Cioè che preferiva lasciare la Nato dove stava, accontentandosi di una Germania unificata dentro la Nato, ma senza andare oltre. Tesi che Kohl e Genscher nettamente preferivano. E l'altra invece, dettata dall'uso spregiudicato dei rapporti di forza e dunque pronta a un rapido allargamento a est della Nato.

Ma la differenza tra le due opzioni era assai labile. Era una questione di tempi di realizzazione dello stesso disegno. Quelli che oggi definiremmo i «moderati» dell'occidente erano in realtà convinti che l'Unione Sovietica non sarebbe crollata così velocemente come invece avvenne alla fine del 1991. Erano disposti ad aspettare più a lungo, ma avrebbero fatto la stessa cosa che i secondi (i falchi di Washington) volevano fare subito. L'unico, in Russia, che capì la situazione reale fu Valentin Falin, il massimo esperto di affari tedeschi del Comitato Centrale del Pcus. Fu lui l'autore di un crudo memorandum destinato a Gorbaciov, in cui scrisse esplicitamente: «L'occidente ci sta prendendo in giro, ci promette di rispettare gl'interessi dell'Urss ma, in pratica, passo dopo passo, ci vuole isolare». Avvertimento tardivo e inutile. I rapporti di forza erano già definiti. E, quando l'Urss crollò, fu ovvio dimenticare le promesse fatte a Gorbaciov, che non era più sulla scena.