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La Polonia nega la Shoah

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di FABRIZIO MANETTI

Con una votazione senza precedenti il Parlamento polacco ha varato una legge che punisce con reclusione sino a tre anni chiunque accusi lo Stato o La Nazione polacca di complicità nella Shoah.


Pare una barzelletta ed invece è la verità: per legge si dà una mano al revisionismo storico accompagnato da un nazionalismo portato alle estreme conseguenze che non lascia trasparire niente di buono. Passare dal revisionismo al negazionismo il salto è breve come funeste possono essere le conseguenze.

Mettiamo infatti che una tale situazione si verificasse in Italia, facciamo cioè finta che dopo il 4 Marzo un ipotetico Governo destra-populista emani un provvedimento analogo. Sarebbe la fine della Storia scritta con la s maiuscola non a caso. Improvvisamente scomparirebbero tutti i riferimenti alle leggi raziali del 1938 ed all'esistenza di campi di concentramento anche in Italia, Senza alcuna documentazione e ragione i soprusi e le ingiustizie subite dai cittadini italiani di fede ebraica diverrebbero carta straccia e privi di ogni valenza nel mondo giuridico.

Tutto questo è evitabile solo con uno scatto di reni con una caparbia ricerca della verità da parte di tutti noi. E la verità storica dice che in quel tempo oggetto del legiferare del Parlamento polacco la Polonia al pari di ogni altra Nazione europea fu invasa da un sentimento anti-semita che condusse alle atrocità che noi tutti conosciamo contro gli ebrei ed altre minoranze non allineate con i regimi allora in voga.

Esagerata quindi la reazione di Israele? Alla luce di quanto detto non pare proprio anzi c'è da restare meravigliati della lucidità del Governo di Tel Aviv verso tutti i Paesi dell'UE di cui la Polonia fa parte integrante.

Noi singoli attori di questa Umanità impazzita non possiamo che manifestare il nostro dissenso verso questa deriva revisionista e negazionista sperando che i suoi effetti non si sprigionino anche nel nostro Paese.