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Home Inchiesta Inchiesta Aree di crisi nel mondo n. 58 del 2.10.2020

Aree di crisi nel mondo n. 58 del 2.10.2020

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di STEFANO ORSI

Questa settimana ci occuperemo esclusivamente della guerra in corso tra Azerbaigian e la Repubblica del Artsakh (non riconosciuta) territorio secessionista dall'Azerbaigian secondo il diritto previsto nella URSS di cui facevano parte entrambi, legata all'Artsakh c'è l'Armenia che difende la repubblica secessionista in quanto abitata in gran parte da armeni.

Baku

Chi ha letto l'Aree di crisi nel mondo n.57 ricorderà che la settimana scorsa avvisavamo dell'invio da parte turca di centinaia di miliziani jihadisti trasferiti dalla Siria, in Azerbaigian, come del massiccio invio di droni da combattimento in aggiunta ai numerosissimi già acquistati da Israele.

Il motivo di questo invio ci è stato svelato immantinente.

Il giorno 27, due soli giorni dopo che avevo scritto l'articolo, l'Azerbaigian, attaccava la regione autonoma dell'Artsakh, meglio nota come Nagorno Karabakh.

Così ne dava notizia sui social media.

https://www.facebook.com/photo.php?fbid=2021786711288865&set=a.1838449719622566&type=3&theater

L'Azerbaigian sta attaccando violentemente la capitale del Nagorno Karabakh, scontri pesanti tra le forze armate lungo il confine. La Turchia ha inviato circa 500 miliziani nei giorni scorsi all'Azerbaigian.

Ho subito trovato abbondante materiale video per comprendere meglio le forze in campo e le strategie completamente differenti tra le due forze armate in campo.

https://www.youtube.com/watch?v=ufevEsgguMs&feature=share&fbclid=IwAR3ewx40FR3NaU59rBmwKh0-YBF5ZpBMY-x3MAjwYilyBDhMajU2ZMTwQ8k

https://www.youtube.com/watch?v=bMh7AIj5qNE&t=4s

https://www.youtube.com/watch?v=puWZoAUfhj4

https://www.youtube.com/watch?v=sY9gDBlv104

https://www.youtube.com/watch?v=4AO0SpnxEac

https://www.youtube.com/watch?v=GRXFkGkSXFk&t=23s

https://www.youtube.com/watch?v=ooLKZuJUJ9c

https://www.youtube.com/watch?v=h0g2jxME5wY

https://www.youtube.com/watch?v=FDE59IJM9yU

Se l'Armenia ha impostato in maniera tradizionale le sue difese, basandosi molto sulla difesa terrestre contro i corazzati nemici, trincerando i carri, scavando ripari per l'artiglieria e le truppe, l'Azerbaigian invece, fortemente indirizzato da Israele prima e dalla Turchia dopo, si è riarmato principalmente con droni da combattimento e suicidi.

I primi sono sia di produzione israeliana e turca, di produzione di Telaviv troviamo gli Heron, Hermes 900 e i droni turchi Bayaktar 2 e Anka S, tutti modelli in grado di trasportare e sganciare sia bombe che missili guidati.

I droni suicidi invece sono una specialità di Telaviv, che ha prodotto L'Harpy, il K1 Orbiter, e lo Harop, tutti micidiali e molto precisi.

Ne hanno ben più dei circa 100 che si immaginava.

Attraverso questi  dominano i cieli, colpiscono carri armati, camion, cannoni, postazioni di mortaio, postazioni fortificate, blindati, edifici ma l'effetto più devastante è l'insicurezza che si genera nei soldati che non sanno come ripararsi da questi assassini volanti.

Le normali difese aeree, concepite negli anni in cui i caccia erano i normali aerei che ben conosciamo, non sono in grado di riconoscere i moderni droni, molto più piccoli, costruiti con materiali compositi, con bassa traccia radar, vengono facilmente scambiati per stormi di uccelli, o nemmeno rilevati dai rada meno recenti, come ad esempio le difese armene, OSA2 o le prime serie dei Pantsir, tutti sistemi studiati negli anni 60,70 e 80.

Più efficaci si sono invece rivelati i Buk M2, BUK M3,  i Pantsir di recente fabbricazione o il sistema TOR M2 KM , tutti totalmente aggiornati e ricalibrati nei radar e nei software gestionali per vedere, riconoscere e agganciare i droni più moderni. Sistemi che hanno giovato dell'esperienza della guerra in Siria.

L'Armenia al momento non dispone di batterie moderne, ha dei vecchi S300, che sono ottimi e abbattono anche i droni se devono, ma il costo di un solo missile supera di parecchie volte quello di un drone, Hanno i Buk ma non aggiornati, e delle batterie TOR ma non so in quale versione. Le batterie OSA 1 e 2 non pare vedano i droni, abbondano i video azeri che mostrano distruzioni di lanciamissili, con radar attivo e in ricerca bersagli ma che evidentemente non trova i suoi killer.

Dal giorno 27 le truppe armene in Artsakh sono sottoposte ad un continuo e incessante fuoco di bombe e razzi lanciati da questi moderni sistemi, e vi oppongono le loro mitragliatrici ,raramente in grado di colpire il bersaglio, o sistemi spalleggiabili a ricerca termica, che pare riescano a fare il loro lavoro, ma non ve ne sono molti a quanto pare.

L'Armenia rispondeva all'attacco mobilitando il Paese, ma occorre specificare che non è stata direttamente attaccata e no può avvalersi degli accordi dell' Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO).

Da subito il conflitto è apparso come estremamente costoso in vite umane e mezzi distrutti.

https://www.facebook.com/stefano.orsi.376/posts/2022877934513076

il 28 settembre scrivevo un aggiornamento.

“Aggiornamento dai fronti nel Caucaso del 28-9-2020

Ricordate di iscrivervi al canale youtube

https://www.youtube.com/channel/UCCSZh2za-6RQpHm2GCbHDIA…
Stepanakert
Ieri l'Azerbaigian, come saprete, ha dato inizio ad una pesante offensiva contro i territori del Nagorno Karabakh, o Artsakh, che è abitato da popolazioni armene e che ha conquistato la sua indipendenza con una precedente sanguinosa guerra.
Nella narrativa azera, seguendo la strategia della menzogna tanto cara ad Erdogan ed Israele, principali alleati azeri, il governo azero sostiene di aver dovuto rispondere ad un fantomatico attacco armeno dal territorio dell'Artsakh.
Naturalmente tutto ci dimostra il contrario, non c'è bisogno che vi spieghi il perchè.
Nei giorni scorsi la Turchia aveva inviato centinaia di miliziani jihadisti in Azerbaijan con l'evidente intento di sostenere l'offensiva sulla falsa riga di quanto fatto con successo in Libia.
L'attacco azero si concentra su tre differenti direttrici, due sono a sud e una più a nord.
Da sud l'Azerbaigian intende isolare l'Artsakh dall'Iran e riunirsi attraverso l'Armenia ai suoi territori confinanti con la Turchia chiudendo in tal modo anche lo spazio aereo Armeno.
Da nord intendono prendere il controllo dell'autostrada M11 una delle principali linee di collegamento con l'Armena in modo da rendere difficoltoso l'invio di rinforzi e rifornimenti.
La Russia ha iniziato il sostegno militare all'Armenia, fornendo alcuni cargo militari di aiuti che hanno dovuto compiere un volo attraverso l'Iran per raggiungere Yerevan come vedete nella mappa.
Notizia positiva quella del pieno sostegno iraniano ai territori del Nagorno Karabakh o Artsakh cosa non scontata visto che gli Armeni sono cristiani, è singolare che un Paese dipinto come terrorista, estremista e fondamentalista, nella realtà dei fatti oggi in Armenia come ieri in Siria, si schieri a difendere popolazioni cristiane contro i gruppi jihadisti e terroristi sostenuti dall'Occidente o dalla Turchia ed Israele.
Nella notte non ci sono stati nuovi guadagni azeri, le perdite sono elevate su ambo i fronti sia in mezzi che in soldati.
I civili dell'Artsakh hanno passato la notte nei rifugi a causa dei bombardamenti di artiglieria.
Ieri l'Armenia ha usato le difese aeree, sono stati abbattuti, forse anche con impiego di S300 4 elicotteri d'attacco azeri e un numero elevato di droni.
Uno di questi droni è stato abbattuto nello spazio aereo armeno il che è un brutto segnale di allargamento del conflitto.
Il sostegno turco all'Azerbaigian si fa via via più esplicito come si vede anche dal profilo Twitter del ministro della difesa turco.
La cittadina di Martaker, sul fronte nord si trova molto vicino al fronte, le forze azere sembrano avanzare in quella direzione.
La Russia deve aiutare l'Armenia a mantenere aperti i corridoi dall'Iran in modo da poterli rifornire attraverso una via di terra tramite l'Iran.
Su territorio armeno la Federazione russa mantiene una importante base militare la 102, ma potrebbero attivare due basi aeree iraniane per fornire supporto diretto.”

Finora nessun intervento diretto russo.

Negli ultimi tre giorni si è intensificato l'uso di droni azeri, tanto che le difese armene iniziano ad evidenziare cedimenti ed il fronte avanza verso Fizuli, cittadina strategica nella regione.

Le difese armene ancora tengono, ma mostrano chiaramente i primi segni di cedimento, non recuperano terreno dove lo perdono e lentamente iniziano ad arretrare dove gli azeri pongono la maggior pressione offensiva.

Posto ora l'analisi in video della situazione registrata con l'amico Sascha di SakerItalia.it.

https://www.youtube.com/watch?v=Lx9OneFh6vM&t=2759s

Mi raccomando di iscriversi al canale , ve ne sarei grato davvero.

Ora passiamo ad alcune valutazioni sul ruolo della Russia in questa crisi alle sue porte.

Ne ho discusso con l'amico avvocato Marco Bordoni esperto analista e conoscitore della Russia.

Abbiamo convenuto su quanto segue.

Innanzitutto c'è un notevole livello di cooperazione politico militare con l'Armenia è si superiore a quello con l'Azerbaigian, ma è altresì vero che nemmeno quello con Baku sia cosa da poco.

A livello di immagine in Russia, di certo l'Armenia gode di maggiori favori tra la popolazione.

Non si deve però sottovalutare il peso economico di Baku, che economicamente e demograficamente è tre volte quello di Erevan e collabora con Mosca per il controllo degli estremisti daghestani.

In secondo luogo non si può dimenticare che l'Armenia negli ultimi due anni abbia dato segni di sbandamento politico, il golpe del 2018 ha portato al potere un personaggio che gli USA ritengono , forse  ragion veduta, più vicino a loro che a Mosca.

Sebbene Pashinyan sia stato finora abile nel mantenere i suoi buoni rapporti con Mosca, non è sfuggito che abbia oscurato le emittenti televisive in russo nel Paese proprio lo scorso 6 agosto.

Inoltre proprio in Armenia gli USA hanno costruito una delle più grandi ambasciate al mondo e sappiamo bene come operino i loro servizi.

I timori di Mosca sono che attraverso un moderato Pashinyan , gli USA operino un progressivo allontanamento dalla Russia del Paese caucasico e in tal senso l'intervento armato azero segna un chiaro vantaggio diplomatico per il Cremlino nei confronti di Pashinyan che se perdesse l'Artsakh, non sopravviverebbe politicamente e Mosca potrebbe riassicurarsi la vicinanza armena consolidando la sua posizione nel turbolento Caucaso.

La Russia punta a giocare un ruolo da forte mediatore equidistante dai due, anche per favorire un accordo ed un armistizio che , come i precedenti del 94 e del 2016 potesse essere firmato a Mosca.

Erevan in queste ore sta comprendendo bene cosa significhi affidarsi agli USA in una regione dove i lupi la circondano e dove i lupi temono solo una cosa, l'orso russo.

La Russia ora non vuole farsi coinvolgere in un conflitto, non vuole ripetere errori già commessi da altri, perchè in Russia la storia è amata e studiata, e quei popoli che invece non la amano e non la conoscono, gli errori già commessi, li ripetono sempre.

Voglio ricordare due eventi, il primo, il processo in corso per l'omicidio di Andrea Rocchelli, che come avevamo sospettato vede i radicali che cercano in ogni modo di influenzare la Corte d'Appello di Milano per ottenere la scagionatura sia dell'imputato Markiv, già condannato per concorso in omicidio nel processo di primo grado, che della stessa Ucraina.

Guardate il video in cui esamino la presentazione dei motori di questa operazione e cerco di spiegarne il reale senso e la consistenza delle “prove” presentate.

https://www.youtube.com/watch?v=24yBf6-zBco

Vi prego di seguire il processo.

Il secondo evento è stato il quinto anniversario dall'intervento della Russia in Siria il 30 settembre del 2015.

In questo video ne ricordo i passaggio più importanti e le sue implicazioni.

https://www.youtube.com/watch?v=hvQvJEwHvu8&t=1857s