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Home Inchiesta Inchiesta Aree di crisi nel mondo n. 60 del 16-10-2020

Aree di crisi nel mondo n. 60 del 16-10-2020

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di STEFANO ORSI

Conflitto in Nagorno Karabakh


La settimana scorsa verso l'ora di oggi, Scrivevamo dell'accordo di cessate il fuoco sottoscritto a Mosca.

Inevitabilmente speravamo di veder cessare, almeno per un po', i combattimenti.

Purtroppo nulla di tutto ciò è avvenuto.

Poco dopo l'annuncio la reazione di accoglimento ai fronti, le parti hanno bombardato delle aree urbane non militari, inutile chiedersi chi sia stato il primo, entrambi risponderanno “l'ALTRO”.

Sono quindi procedute le operazioni di terra.

Gli azeri a dire il vero si sono anche resi un po' ridicoli pubblicando le immagini di un drone da loro abbattuto con orgoglio per poi scoprire fosse un drone loro, acquistato a caro prezzo dalle industrie israeliane per essere poi abbattuto dalla loro stesse batterie antiaeree.

Ma tolto un episodio divertente, non c'è purtroppo molto di cui stare allegri per gli Armeni.

Le forze di terra azere, a costo di elevate perdite, sono avanzate in direzione di Hadrut.

Dapprima sono andate verso l'obbiettivo le forze speciali, posizionandosi su alcuni punti strategici e mantenendoli, in attesa dei successivi rinforzi arrivati in seguito.

Era la continuazione della manovra iniziata il giorno 7 e Hadrut è stata raggiunta il giorno 9.

Il giorno 13, le posizioni azere sono state consolidate alle porte della cittadina.

L'assalto all'abitato è avvenuto poi nel giorno successivo, il 14 di ottobre le forze azere entrano ad Hadrut e ne prendono di fatto il controllo, nonostante le smentite armene.

I giorni 15 e anche oggi, le posizioni del fronte sono arrivate ben otre Hadrut, le truppe azere non sembrano arrestarsi.

Le postazioni difensive armene, nell'Artsakh non sono presenti nell'entroterra.

https://www.youtube.com/watch?v=tujp-qwh-5o

https://www.youtube.com/watch?v=K6C6thcybhM

https://www.youtube.com/watch?v=Bc7MGA6QerA

Le forze armene hanno assestato anche dei duri colpi alle truppe azere, ma non è bastato a fermarle, le ha solo rallentate.

Alla lunga, pur subendo gravi perdite, gli Azeri avanzano perchè hanno risorse in numero maggiore di truppe e mezzi e possono permetterselo.

Credo che entro breve sarà il turno di Fizuli e in seguito il fronte si sposterà in direzione di Stepanakert, ancora bersagliata dai bombardamenti.

Alcuni colpi sono caduti in territorio iraniano, l'Iran ha anche abbattuto un drone di produzione israeliana in dotazione agli azeri.

Temo che le capacità difensive armene stiano diminuendo in maniera significativa e preoccupante.

Gli sforzi per un nuovo accordo devono e dovranno coinvolgere ance la Turchia, è evidente che senza di essa non si troverà mai un accordo che possa reggere.

Ankara

Oggi i Turchi hanno sperimentato gli S400 su alcuni bersagli di addestramento e lo hanno fatto con pieno successo.

La prova è avvenuta lungo le sponde del Mar Nero, lontano dalle basi USA e NATO, non a caso.

Ucraina e processo Markiv

MARKIV, ROCCHELLI E LA PROPAGANDA

15 OTTOBRE 2020

https://letteradamosca.eu/2020/10/15/markiv-rocchelli-e-la-propaganda/

Qualche giorno fa, Lettera da Mosca ha pubblicato le conclusioni preliminari, molto critiche nei confronti della giustizia italiana, degli esperti del gruppo di lavoro che il Centro Memorial di Mosca e il Centro per le libertà civili di Kiev hanno formato per seguire il processo d’appello a carico di Valery Markiv, l’ucraino già condannato in primo grado a 24 anni di carcere per l’assassinio del reporter italiano Andrea Rocchelli e del giornalista russo Andrej Mironov.

Affidiamo la contro replica a Stefano Orsi, autore di un canale Youtube dedicato alle questioni strategiche dello spazio ex-sovietico e profondo conoscitore del “caso Rocchelli”.

“Il Gruppo di lavoro di Memorial del Centro per le libertà civili di Kiev ha pubblicato in Rete le proprie conclusioni preliminari. Qui potete leggere qui l’originale in inglese mentre qui potete verificare la correttezza della traduzione offerta da Lettera da Mosca. Il mio commento critico seguirà passo passo le posizioni di tale Gruppo di lavoro, esaminando la correttezza o l’errore di quanto da loro scritto.

1) Innanzitutto occorre precisare che l’esordio non appare dei migliori. Il documento del Gruppo fa riferimento al War Act del 1938, ratificato dall’Italia anche se con il regime fascista, e al Codice Penale Militare. Entrambi, però, si applicano quando c’è uno stato di guerra e l’Italia NON è in guerra. Quindi giudica i suoi cittadini (Markiv ha anche cittadinanza italiana) secondo le norme e i codici del tempo di pace. Il secondo riferimento riguarda l’intenzionalità dei fatti, che è proprio l’argomento principe del processo intentato contro il Markiv, in cui l’intenzionalità di colpire i civili è stata abbondantemente provata.
Il Gruppo di Memorial e del Centro di Kiev, inoltre, accusa in maniera generica e immotivata la Procura di aver compiuto un lavoro “selettivo” ed “incoerente” nello scegliere i materiali da usare contro l’accusato. Ritengo invece che, dalla lettura della sentenza e dal materiale probatorio mostrato in aula, risulti evidente  che è stata compiuta una indagine accurata, che è andata oltre la narrazione degli eventi proposta fino ad allora dalla stampa occidentale in genere e da quella italiana. Markiv, oltretutto, si era arruolato nella Guardia Nazionale ucraina, che è un corpo volontario. In quanto cittadino italiano, quindi, risponde anche alla giustizia penale italiana che non prevede alcuna immunità per cittadini che militino in forze armate straniere, non avendo mai sottoscritto il riconoscimento di tale status con lo Stato ucraino. Cosa che invece, per fare solo un esempio, è stata fatta con gli USA.

2) Il Gruppo di lavoro giudica vaghe e insufficienti le prove presentate nel processo. Ma uno dei principali fornitore di indizi e prove a suo carico è stato Markiv stesso, anche con le sue dichiarazioni. Gli inquirenti hanno accertato la sua presenza in loco, assieme ai reparti in servizio su quel fronte, e la sua partecipazione ai fatti che causarono la morte delle vittime, da cui il capo di accusa, concorso in omicidio. Il Gruppo di lavoro giudica inoltre non obbiettive le testimonianze del teste principale, il fotoreporter francese William Roguelon, ferito nel bombardamento. Giudizio basato sul fatto che Roguelon, ferito, temeva di morire, anche se le sue ferite non erano mortali. C’è da chiedersi chi, vedendo le proprie gambe dilaniate dalle schegge e sanguinanti, non avrebbe nutrito un timore analogo. Andrej Mironov, morto insieme con Andrea Rocchelli, viene citato dal Gruppo di lavoro perché al momento dell’agguato, in un ultimo messaggio video, parlò di “fuoco incrociato”. Mironov, però, non disse solo quello. Raccontò anche che i separatisti rispondevano al fuoco con quel che avevano, mentre gli ucraini, oltre ai kalashnikov, usavano le mitragliatrici. E raccontò che c’era anche un cecchino a sparare contro il gruppetto dei giornalisti. Il Gruppo di lavoro, infine,  si lamenta del fatto che non sia stata presa in considerazione l’ipotesi che a uccidere Rocchelli e Mironov possa essere stato il fuoco delle milizie che difendevano la città di Slovjansk. Cosa che è sempre stata sostenuta, ma senza prove, dalle autorità ucraine. Ma la modalità dell’uccisione, mediante fuoco di mortaio proveniente dalle colline tenute dagli ucraini, e la presenza assieme a Rocchelli e Mironov di miliziani del Donbass, rende piuttosto evidenti le ragioni per cui questa ipotesi bizzarra è stata scartata dagli inquirenti.

3) Il Gruppo di lavoro russo-ucraino, infine, si lamenta del fatto che la stampa italiana abbia dato ampia copertura al caso, e dichiara che così facendo avrebbe influenzato i giudici. Ma che cosa si poteva pretendere, forse che calasse il silenzio sulla vicenda? Con queste osservazioni dimostrano solo di non conoscere la stampa italiana e i toni che essa utilizza di solito nei grandi casi giudiziari di interesse generale. I giudici italiani, professionali e avvezzi a tale enfasi, non si sono fatti certo influenzare da qualche titolo di giornale. Le precisazioni del Gruppo, tra l’altro, fanno capire che il Gruppo stesso non conosce a fondo il caso. Fu infatti lo stesso Markiv a presentarsi a una giornalista italiana come comandante di una unità, per vanagloria di certo. nonostante questo equivoco, il processo ha accertato bene i fatti e i ruoli, prima di assegnare le responsabilità. Quanto alla presenza massiccia di formazioni neonaziste accanto alle truppe ucraine e in special modo presso i “battaglioni punitivi”, la Rete offre un’ampia documentazione sia giornalistica sia documentale. Il Governo ucraino ha avuto lo spazio dovuto nel processo, esattamente come l’imputato, che è stato sentito più volte e al quale è stato dato modo di spiegare il proprio ruolo negli eventi. Tempi e modi per dare la parola alle parti sono ben regolamentati nei nostri Tribunali, e poco hanno da insegnare persone che difendono uno Stato dove i diritti civili e politici dei cittadini sono spesso violati e dove politici di opposizione e giornalisti subiscono minacce ed intimidazioni.

Questo rapporto elaborato dal Gruppo di lavoro, in definitiva, non fa altro che ricalcare la
strategia dei gruppi di pressione che cercano influenzare i giudici della Corte di Appello di Milano, che ha da poco avviato le udienze. L’esordio nel processo d’appello, per Markiv, non è certo stato dei migliori. Sono state rese note le minacce subite dall’interprete che fu impiegato durante lo scorso processo e che alla fine, proprio perché minacciato,  dovette rinunciare all’incarico. Finora, esaminando il “caso Markiv”, non ho riscontrato illecite pressioni o pulsioni colpevoliste ma una normale storia processuale in cui i fatti vengono esaminati e dibattuti.
Ma è sempre più evidente che a infastidire certi ambienti è l’emergere delle responsabilità del Governo Ucraino del 2014, e delle commistioni con formazioni paramilitari di ispirazione neonazista. Ho già affrontato la strategia di pressione mediatica scelta da questi gruppi nel lavoro di commento critico a un loro evento pubblico presso il Senato della Repubblica. Potete prenderne visione qui.

https://www.youtube.com/watch?v=24yBf6-zBco

Donetck

Oggi è il quarto anniversari della morte di Arsen Pavlov

In ricordo di Motorola
Con il casco "sfera" in testa e la Go-pro sempre a portata di mano, fu l'immagine che vidi di Arsen Pavlov, meglio noto come "Motorola", combattente per la libertà del Donbass dal giogo della dominazione ucraina.
Radunò volontari attorno a se e li istruì nel combattimento, lui aveva fatto esperienza durante il servizio militare, lavorava come bagnino quando l'Ucraina precipitò nel caos del dopo golpe di Maidan.
Le provincie orientali non riconobbero la giunta golpista e invocarono la loro indipendenza da uno stato che ormai non esisteva più.
Invasi dall'esercito di Kiev le Province della Novorussia combatterono per difendersi e Arsen partì come volontario per il fronte.
Fu con i suoi soldati l'eroe della resistenza di Llovaisk dove pochi coraggiosi sconfissero assestando gravi perdite ai battaglioni punitivi ukronazisti.
In seguito combatté presso Donetck nella famosa battaglia dell'Aeroporto e nella grande vittoria di Debaltsevo.
Il 16 ottobre del 2016 venne assassinato con una bomba presso il condominio dove viveva con la famiglia, presumibilmente da un commando ucraino.
Guascone e carismatico, tenne alto il morale dei suoi soldati con il suo buon umore e l'esempio di coraggio in battaglia ce ha sempre saputo dare.
I suoi video , girati alla buona e messi in rete , furono i primi che vidi dal Donbass e subito mi affezionai a questo vero personaggio, la guerra impone sempre il suo prezzo e spesso sono i più valorosi a doverlo pagare.

https://www.facebook.com/stefano.orsi.376/posts/2040160292784840

Situazione COVID-19 in Italia

Mentre peggiora in maniera drastica la situazione epidemica in Italia, assistiamo alla manifestazione vergognosa delle menzogne diffuse da personaggi in cerca di notorietà più che della loro serietà

La notizia dell'appello di Bassetti da Genova, di fronte al peggiorare della situazione è ridicolo pronunciato da lui che si è fatto alfiere della minimizzazione epidemica e del sostenere che il virus non avesse più forza a detta sua.


I diecimila contagiati scoperti oggi , a fronte di un numero di tamponi ormai al massimo delle facoltà del Paese da alcuni giorni, ci da bene il metro del peggiorare dell'epidemia, con un aumento percentuale significativo dei contagiati, 6.8%.
Aumentano purtroppo sempre più velocemente anche i ricoveri nelle Terapie Intensive, oggi 55 e i ricoverati in ospedale 382.
Sembrano già numeri elevati ma non lo sono, rispetto alla prima ondata , al momento siamo al punto in cui forse eravamo a inizio febbraio, e la progressione purtroppo è esponenziale.
come avevo già segnalato in altri post, oggi con un ritardo imperdonabile, l'ignobile Arcuri si presenta fresco fresco a chiedere come mai non siano state potenziate come si aspettava le TI nel Paese, io nella mia buona fede credevo che le avessero portate almeno verso un raddoppio, scopro purtroppo che sono ancora solamente poco più di 6000 in tutta Italia.
Oltre agli imbecilli patentati, le note capre negazioniste autolesioniste, i menefreghisti indifferenti, qualcuno al governo ha davvero dormito troppo e ora correre ai ripari si fa sempre più difficile.
In questo circo equestre in fiamme, qualcuno ha il coraggio di criticare De Luca, che con esemplare buonsenso anticipa i tempi fermando le scuole e cercando di rallentare la curva dei nuovi contagi. Purtroppo il provvedimento avrà effetto non prima di di 10-15 giorni.
Teniamo le dita incrociate, stiamo distanziati, indossate sempre la mascherina quando vi trovate in città, al lavoro, o a scuola o con estranei al nucleo familiare, ricordate che anche da voi dipende la salute dei vostri cari.
Al governo dico: se potete fare qualcosa ora, fatela e alla svelta, potenziate le strutture e fate le scelte necessarie, se poi ci sarà da uscire dall'Unione di m...a, lo si faccia, tanto finora ci hanno mandato sempre e solo conti da pagare e delle sole.
P.s. la potenza di fuoco ha fatto cilecca??
L'uscita pubblica di un alfiere della minimizzazione epidemica, e del "virus depotenziato" ormai ridotto al nulla di questa primavera estate si ritrova a lanciare appelli disperati.
https://telenord.it/genova-l-allarme-di-bassetti-coprifuoco…