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Home Inchiesta Inchiesta La figura mitica del Libertador e l’integrazione latino-americana

La figura mitica del Libertador e l’integrazione latino-americana

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di MADDALENA CELANO

 

Il caso del Venezuela è uno dei più antichi esempi in termini di negazione "globale" delle sue origini e del suo presente storico.

Fu precisamente la volontà di reagire a questa situazione disperata e desolante, che portarono il Libertador Simón Bolívar a ideare un piano di liberazione ed integrazione del Continente Latino-Americano.

 

 

Simón Bolívar nacque a Caracas il 24 luglio 1783. Figlio di un grande piantatore creolo e orfano all’età di tre anni, fu affidato ad un precettore, Simòn Rodrìguez, fervente discepolo di Rousseau. Educato secondo i principi dell’Emile, lettore di Plutarco, fin dalla giovinezza fu ossessionato da un  sogno eroico. A sedici anni partì per Madrid per completare la propria educazione. Sposatosi a venti anni, rimasto vedovo a ventuno, percorse l’Europa portando con sé il suo dolore, eroe romantico anzi tempo. Nel corso di quest’ odissea da una capitale all’ altra, poté attingere alle sorgenti delle idee del XVIII secolo che fino ad allora aveva conosciuto attraverso i libri. Quando torna in patria nel 1807, dopo un breve soggiorno negli Stati Uniti, era un uomo ricco di esperienza e risoluto a mantenere il giuramento di Annibale che aveva prestato nella sua giovinezza: liberare il suo paese dal giogo della Spagna. Inviato in missione in Inghilterra dalla Junta di Caracas al fine di ottenere aiuti e riconoscimento per la sua patria, mise fin in questo momento la sua immensa fortuna al servizio della causa. Al suo ritorno Simón Bolívar si volge contro Miranda, contribuendo, con tipica durezza giacobina, all’arresto dell’ eroe decaduto. Consegnato ai realisti dai suoi, poi agli spagnoli, Miranda muore miseramente quattro anni più tardi nelle prigioni di Cadice. Il posto è libero per Simón Bolívar. Nel dicembre del 1812, si mette a disposizione della giunta di Cartagena e fonda la seconda repubblica venezuelana. Simón Bolívar ne riceve il titolo di “Libertador” (gennaio 1814), ma la seconda repubblica venezuelana subisce la sorte della prima. La causa monarchica riceve, in effetti, l’ aiuto di un curioso personaggio, José Tòmas Rodríguez Boves, che, in nome del re, muove contro l’ aristocrazia creola della costa, trascinandosi dietro bande di gauchos, sanguemisti e indios, ebbri di sangue e saccheggi. Simón Bolívar lascia Caracas e s’ imbarca per la Giamaica nel maggio del 1815. Nel 1815, sebbene una resistenza sporadica ma continua, gli spagnoli sembrano trionfare nel vicereame della Terra Ferma. Nel 1812 hanno ripreso Quito in rivolta. Nella Nuova Spagna, la giunta di Chilpancingo, convocata nel settembre 1813 dal prete Morelos, proclama l’indipendenza e getta e basi di un programma vasto e ambizioso:

-       abolizione della schiavitù

-       riforma fiscale

-       uguaglianza di fronte alla legge senza distinzioni etniche, linguistiche e culturali.

Ma anche qui gli spagnoli e i loro sostenitori finiscono con l’ avere l’ ultima parola: Itùrbide costringe l’ armata di Morelos, milizia senza coesione, alla ritirata. Nell’ autunno 1814, ottomila uomini arrivano dalla Spagna, e questo aiuto permette a Itùrbide di riportare il successo decisivo. Fatto prigioniero, Morelos viene giustiziato il 22 dicembre 1815. Alla notizia della restaurazione di Ferdinando VII, nell’America centrale, che nel 1812 si era sollevata, torna la calma (1814) La giunta di Santiago del Cile è vinta, l’autorità della corte spagnola è riconosciuta. Di tutte le Indie spagnole, soltanto i paesi di La Plata, malgrado le divisioni interne che là come altrove indeboliscono i patrioti, resiste e non soccombe alla riconquista spagnola. Nel 1815 Ferdinando VII, recuperato il suo regno, si affretta ad abolire la costituzione del 1812 per ristabilire in Spagna l’assolutismo più totale, spera di recuperare con la forza la sua eredità. Gli sfugge solo La Plata, che persiste nella dissidenza, ma per quanto tempo? L’impero coloniale spagnolo è ricostruito, il legame con il passato viene riallacciato. Quali furono le cause di questi rovesci? La congiuntura Internazionale. La lotta che l’Inghilterra condusse contro Napoleone alla testa di una coalizione europea, le esitazioni e la paralisi degli Stati Uniti danneggiarono la causa dell’ indipendenza latino-americana, privandola dei suoi alleati naturali. Dovunque le rivalità personali, le lotte dei clans dilaniarono le armate creole. Lo spezzettamento del paese, la sua mancanza di unità sociale. Etnica e geografica, paralizzarono le idee e le genti. Gli spagnoli seppero approfittarne. La Chiesa cattolica gravò con tutto il suo peso sulle coscienze. Una parte importante dell’aristocrazia, forse un terzo, restò fedele alla causa del re, per ideale, o per timore della rivolta india: i llaneros indios provocarono il fallimento della prima insurrezione del vicereame di Terra Ferma; altrove, come nella Nuova Spagna, il timore degli indios fu per i creoli l’inizio della saggezza. L’unità fittizia con cui gli spagnoli avevano ammantato il disgregamento naturale del paese al momento della conquista, mal sopportata dagli abitanti, “esplose” al momento dell’ insurrezione, quando l’ autorità spagnola venne meno. L’insurrezione fu opera delle autorità locali, dei cabildos, timide scuole di autogoverno per l’ élite creola. Ma, nata dal particolarismo, l’indipendenza doveva morire. Ogni giunta insurrezionale agiva per proprio conto senza legame con le giunte vicine. I nuclei umani separati da lunghe distanze non desideravano aver contatti fra loro, e non potevano averli. Il particolarismo è in questo caso l’ espressione umana dello spezzettamento geografico.  All’ inizio del XIX secolo, le sole comunicazioni possibili per questi vasti territori restavano le comunicazioni marittime. Gli spagnoli, padroni del mare, in lotta contro gli insorti sprovvisti di flotta, potevano facilmente spostare i loro eserciti regolari liberati dalla pace in Europa e annientare in seguito i diversi punti di resistenza. Contro le truppe reduci dall’Europa, mobili e compatte, le milizie indigene potevano fare ben poco. Per questo le prime battaglie furono vinte dagli spagnoli.

c) 1817-1823: la Rivoluzione trionfa

Ma quella stessa situazione non doveva tardare a ritorcersi contro di loro. Una volta finita la guerra in Europa, poteva sembrare che le potenze europee, unite alla Santa Alleanza, formassero dietro la Spagna un gruppo monolitico per difendere in America la causa dell’ ordine minacciato. Niente di tutto ciò. La Gran Bretagna, la sola capace di agire, non era più ostacolata, nelle sue simpatie interessate per le giovani repubbliche, dalla preoccupazione di non urtare le suscettibilità della Spagna, antica alleata contro la Francia, e continuava a difendere l’immenso mercato che l’ “America Libera” le offriva. Intorno al 1817, la lotta si riaccende ovunque. Le condizioni che all’ inizio hanno permesso il trionfo della Spagna finiscono alla lunga per ritorcersi contro gli spagnoli. Il frazionamento e l’immensità del paese, se da un lato rendono difficile, o addirittura impossibile, la coesione degli insorti, dall’ altro precludono, e per lo stesso motivo, ogni speranza di debellare l’ avversario in una battaglia campale. Simón Bolívar, il liberatore del Venezuela e della Nuova Granada, l’antico vicereame di Terra Ferma, maturato nell’esilio, ammaestrato dagli eventi, è pronto a trarre il massimo profitto dalla nuova situazione. Benché sulla sua testa penda una taglia, sbarca con un piccolo esercito trasportato da una flotta i cui equipaggi sono in gran parte inglesi (1° gennaio 1817). Sei mesi più tardi, prende di sorpresa l’isola di Angostura, alla foce dell’Orinoco e la trasforma in un campo trincerato. Alla fine del 1818, è padrone della maggior parte dell’della valle dell’Orinoco. Ha di fronte il terribile Morillo, che ha annientato ogni resistenza nella Nuova Grenada e nel venezuela e si è disonorato con una repressione particolarmente cruenta. Ma Morillo è un abile generale, e la situazione di Simón Bolívar, durante l’anno 1818, è veramente tragica. Tuttavia egli riesce ad arruolare, con l’attrattiva di forti paghe, seimila inglesi ed irlandesi, reduci dalle guerre napoleoniche. È così che se ne va la maggior parte dei suoi averi. Riesce anche, impresa notevole per un creolo della costa, a tirare dalla sua parte dei llaneros. Con questo esercito eterogeneo, si impadronisce della Nuova Granada. Alla fine di giugno e all’ inizio del luglio del luglio 1819, a capo di duemila indios e cinquecento inglesi, Simón Bolívar passa di sopra le Ande e, nel corso di un’ incursione che supera di gran lunga le imprese di Annibale, penetra nella valle di Magdalena, dove lo attendono simpatizzanti ed attivisti. Nascono gli Stati uniti di Colombia; il 17 dicembre 1819 la costituzione è votata, Simón Bolívar è eletto presidente e dittatore militare. Nel 1820, la rivoluzione liberale in Spagna paralizza l’avversario; nel 1821, il richiamo di Morillo facilita il successo creolo in Venezuela.  Vincitore presso la baia di Maracaibo, il “Padre della patria” si impadronisce di Cartagena, la vecchia città martire per la causa dell’ indipendenza, poi di Caracas (29 giugno 1821). Il 30 agosto 1821 nasce la Terza Repubblica Venezuelana.

L’Assemblea Costituente che si riunisce a Cucuta dà al paese una Costituzione radicalmente democratica che sopprime non solo l’Inquisizione, ma anche, e contrariamente al parere di Simón Bolívar, la presidenza a vita del dittatore militare. Il 3 ottobre, esacerbato, Simón Bolívar accetta la presidenza del nuovo stato, ma per andarsene subito dopo verso il sud, dove nuove avventure lo chiamano.

d) Conquiste Bolivariane

Tra i più grandi meriti del Libertador Bolívar vi è sicuramente l'idea di rendere la Colombia, una nazione autonoma e rispettabile. L'idea di trasformare la Colombia in una nazione vitale e credibile è stata necessaria per creare un governo centralizzato, in grado di coordinare le necessarie misure per proteggere i confini e riunire i diversi popoli d'America-ispanica come garanzia per l’indipendenza.

Anche se il progetto della Colombia come nazione indipendente in realtà fu ideata da Francisco de Miranda, fu Bolívar a concretizzarne il progetto.

Per garantire la libertà della Nuova Granada, Bolívar considerò necessario arrivare al più presto al controllo sul Venezuela per evitare che gli spagnoli lo utilizzassero come avamposto sul terreno per le loro campagne di riconquista, così ha deciso di intraprendere questo compito come una priorità.

Insieme ai preparativi militari Bolívar realizzò anche importanti azioni politiche. Il 15 agosto del 1819 , il Libertador si riunì al Congresso di Angostura, evento in cui fu pronunciato uno dei suoi più importanti discorsi, “il discorso Angostura”, nel quale fece un'analisi critica della situazione, in cui definì il corso da seguire per fondare la repubblica e annunciò la legge fondamentale della Repubblica della Gran Colombia (che sarebbe stata ratificata nel Congresso di Cucuta come la Costituzione di Cucuta nel 1821).

Il risultato di questo Congresso fu la nascita ufficiale della Repubblica di Colombia, conosciuta come la Gran Colombia, attraverso la promulgazione della legge fondamentale della Colombia e la cui estensione coprì il territorio della Nuova Granada e del Venezuela, che fu politicamente diviso in tre dipartimenti: Cundinamarca (Bogotá), Venezuela (Caracas) e Quito (Quito). Congresso che proclamò nel mese di dicembre 1821, come presidente della Repubblica lo stesso Bolívar e Francisco de Paula Santander, come vice presidente in modo che "le repubbliche del Venezuela e Nuova Granada siano da oggi riunite in un unico glorioso titolo di Repubblica della Colombia". Bolívar riuscì ad eliminare completamente l'opposizione realistica:  il 24 giugno del 1821 nella battaglia di Carabobocampo vicino alla città di Valencia, vi fu una vittoria decisiva contro l'esercito spagnolo con la Battaglia del Lago di Maracaibo, il 24 luglio del 1823 e fu finalmente liberato il Venezuela.

Inoltre Bolivar ha riformato lo statuto dell'Università di Caracas (attuale Università Centrale del Venezuela ) e andò a Santa Fe de Bogotà il 5 luglio a convocare una Convenzione per creare una Nuova Costituzione e ripristinare la concordia nazionale dopo le battaglie contro gli spagnoli e le discordie tra le parti. Bolivar non tornò più in Venezuela.

Il convegno si tenne a Ocaña il 9 aprile del 1828,  i partecipanti sono stati divisi in tre frazioni: la prima fazione fu guidato dal generale Francisco de Paula Santander , vice presidente della Grande Colombia, che ha difeso una concezione federalista del governo; la seconda, era diretta dallo stesso Bolívar, che sostenne un governo centrale; ed infine, una terza, indipendente, in cui militava Joaquin Mosquera. La convenzione non portò risultati perché nessuna delle proposte per una Nuova Costituzione venne accettata; per questo motivo, i seguaci di Bolìvar dopo la riunione esaurirono il quorum per far approvare nuove leggi.

Il 25 settembre del 1828, a Bogotà, si scoprì una cospirazione per attentare alla sua vita, conosciuta come la Cospirazione Septembrina , ma il Libertador rimase illeso grazie all'aiuto della sua fidanzata, Manuela Saenz (donna che a  Quito ricevette,  nel 1821, l’ accesso all'ordine di Caballeresa del Sol dal generale José de San Martin) che, in seguito venne chiamata: "la Libertadora del Libertador".