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Minaccia libica

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di ROSSELLA PERA

La filiale libica del Daech, erroneamente chiamato “Stato islamico”, certamente non gode del radicamento dei rami egiziani e yemeniti. Tuttavia la vicinanza all'Europa e la capacità di attrarre jihadisti provenienti da tutta la regione, rappresentano la più forte minaccia esterna al territorio controllato dal Daech, tra Siria e Iraq.

Importante apprendere come la realtà di questa minaccia che, in Libia come altroveassume un carattere di jihadismo aggressivo, sia il risultato della contro-rivoluzione piuttosto che della rivoluzione. La Libia, con la vicina Tunisia, è uno dei due paesi arabi che, in seguito all'ondata rivoluzionaria del 2011, ha registrato la reale caduta del vecchio regime. Ma, se la Tunisia sta riuscendo nell'impresa di una transizione democratica, consacrata con l'adozione di una nuova costituzione, la Libia è invece affondata in una profonda crisi, seguita alle frettolose elezioni indette nel luglio del 2012.

Sono due i governi, ciascuno supportato da un'assemblea eletta in circostanze più che discutibili. Abbiamo la coalizione Dawn of Libia con sede a Tripoli, e quella con sede a Tobruk, riconosciuti dalle Nazioni Unite e dalle grandi potenze. A supportare il generale Khalifa Belqasim Hatar, che detiene il portfolio di difesa a Tobruk, ci sono l'Egitto e gli Emirati Arabi Uniti, che non hanno esitato a impiegare anche la propria aviazione.

La presenza jihadista a Bengasi è storia vecchia, ma è più ad est della Cirenaica, nella città di Derna che il Daech ha stabilito in autunno 2014 le prime posizioni in Libia. Appare oggi chiaro che le truppe di Haftar, con sede a Tobruk, a meno di 200km da Derna, hanno preferito concentrare i propri attacchi contro i fedeli del governo i Tripoli, piuttosto che contro i jihadisti.

D'altro canto possiamo affermare che le milizie che sostengono il governo di Tripoli hanno eliminato la presenza territoriale del Daech in Cirenaica, anche se al-Baghdadi ha ancora un cospicuo numero di sostenitori nell'area.

Anche se ancora debole a Derna, il Daech è riuscito nel 2015 ad istituire una propria roccaforte a Sirte, esattamente a metà strada tra i due governi rivali.

Questo processo si è sviluppato nell'arco di diversi anni, il che dimostra che non è stato un fatale accadimento a determinarne la formazione e che si sarebbe potuti intervenire per tempo, soprattutto se Sirte fosse stata integrata nelle strutture della Libia post-Gheddafi. Le accuse si rimpallano da Tripoli a Tobruk, da Washington a Riyad.

Durante la seconda metà del 2015 il Daech consolida la presenza a Sirte estendendo l'influenza jihadista lungo la strada costiera verso oriente, fino a giungere alla periferia di Sedra: l'area terminal petrolifero che fu teatro di feroci combattimenti nell'estate del 2011.

Questi avanzamenti sono stati condotti sotto l'egida della parte irachena del Daech. Si contano dai tre ai cinquemila combattenti in Libia, collocati soprattutto tra Sirte e Sedra, il cuore della provincia di Tripolitania; le frange jihadiste più organizzate rimangono tuttavia più attive nell'area occidentale, soprattutto a Beni Walid e a Sabratha.