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Monza @rte Diffusa 2020 Giugno - Settembre 2020

Monza @rte Diffusa 2020 Giugno - Settembre 2020

di FRANCESCO GUTTUSO

Il progetto M@D (Monza @rte Diffusa) nasce dalla domanda se oggi sia ancora possibile proporre mostre, interventi di scultura e installazioni fuori dalle gallerie private, dagli spazi espositivi e musei, per tornare a vivere quella naturale dimensione “ambientale” dei luoghi cittadini in cui incontrare la gente proprio là dove questa vive quotidianamente.

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"Enzo Biagi, Pasolini, la Chiesa, Berlusconi e... tutti gli imbecilli che usano i social"

di ROSAMARIA FUMAROLA

È degli anni sessanta l'intervista  che Pier Paolo Pasolini rilasciò ad Enzo Biagi durante la quale, tra le altre cose, lamentava i limiti dell'allora star system televisivo, uno star system che per lo scrittore generava un rapporto inevitabilmente disparitario tra chi era al di qua ed offriva un servizio e chi oltre lo schermo di quel servizio fruiva.

 

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Bolivia: la crisi golpista riaccende tensioni etniche irrisolte e le violenze verso i leader sindacali

di MADDALENA CELANO

Convergenza Socialista è con Evo Morales e auspica nuove elezioni in Bolivia, entro il 6 settembre 2020.

I manifestanti indigeni, con bandiere wiphala (la bandiera dei nativi), continuano a nascondere i loro volti, durante i nuovi scontri tra sostenitori dell'ex presidente boliviano Evo Morales e le varie forze di sicurezza, a La Paz, in Bolivia, scontri cominciati da quel cupo 15 novembre 2019. L’esilio di Evo Morales, il primo presidente indigeno della Bolivia, dopo quasi 14 anni di potere, ha fatto riesplodere le divisioni razziali che hanno attraversato la storia del paese, tra le classi medie o ricche urbane, di discendenza europea, e quelle di discendenza indigena, prevalentemente operai e contadini.

Evo Morales, primo presidente nativo della Bolivia e leader sindacale dei “cocaleros” boliviani, una federazione di campesinos Quechua Aymara, è stato costretto all’ esilio questo novembre 2019, a causa del golpe condotto da Jeanine Áñez, l’attuale presidentessa sostenuta dalla destra militare e dagli USA.

L’identificazione di questi settori (indigeni e contadini), con il primo presidente indigeno nella storia della Bolivia, contrasta con le espressioni razziste che alcuni manifestanti hanno rivelato durante le mobilitazioni post-elettorali. Il terremoto politico ha anche rivelato uno storico crack sociale in Bolivia. Pertanto, i discorsi razzisti e le rivalità regionali sono riemersi in un paese diviso tra le pianure orientali più ricche, popolazione in gran parte cristiana e di origine europea, e gli altopiani occidentali più poveri, con abitanti agricoltori, prevalentemente indigeni e seguaci del “culto” della Pachamama.

Il paese è stato generalmente governato da uomini bianchi di origine europea. Inoltre, la caduta di Morales, ha suscitato il timore di un ritorno all'instabilità politica nella nazione, che ha avuto 190 tentativi di colpi di stato e rivoluzioni dalla sua indipendenza, nel 1825, in un ciclo cronico di conflitto, tra élite urbane e politiche del settore privato, con leader rurali mobilitati.

La classe media urbana e benestante ha guidato le proteste contro la presunta frode elettorale, nelle elezioni del 20 novembre 2019, che ha proclamato Morales il vincitore del primo turno per un quarto mandato consecutivo, che è stato denunciato dai suoi detrattori come incostituzionale.

A loro si unirono anche altri gruppi indigeni, insoddisfatti della gestione di Morales. Ma anche questi sono stati testimoni di slogan razzisti durante le proteste. Episodi come l'incendio della bandiera "whipala" (usata dalle comunità andine indigene), o la rimozione di quella bandiera dalle uniformi della polizia, riflettevano anche il disprezzo per i simboli legati al governo uscente.

L'arrivo di Evo Morales alla Presidenza, il 22 gennaio 2006, ha rappresentato un cambio di paradigma in una situazione dominata dalle élite politiche filo USA. L'arrivo di un sindacalista indigeno e contadino ha consentito l'accesso, ai circoli di potere, dei settori tradizionalmente lasciati indietro nel processo decisionale, nonostante il loro carattere maggioritario nella popolazione.

La sua più grande pietra miliare, in questo senso, è stata l'introduzione di una nuova Costituzione politica che ha dichiarato la Bolivia uno stato plurinazionale, consentendo l'autogoverno delle popolazioni indigene. Inoltre, la Magna Carta ha creato un Congresso con posti riservati ai gruppi delle minoranze etniche del paese.

Allo stesso tempo, Morales ha assegnato gran parte delle posizioni, nel suo governo, a rappresentanti indigeni e il suo partito ne ha promossi molti al Congresso, molti dei quali hanno aderito ai loro compiti legislativi indossando abiti tradizionali.

Tuttavia, il riconoscimento indigeno non è l'eredità esclusiva di Evo Morales. La Costituzione del 1994 è stata la prima a riconoscere "i diritti sociali, economici e culturali delle popolazioni indigene" e a rispettare la loro "personalità giuridica".  Remedios Loza è stata la prima deputata nativa ad entrare al Congresso, indossando la gonna tradizionale.

Il governo provvisorio della golpista Áñez, tra Bibbia e tweet razzisti, rappresenta il settore conservatore e cristiano che non incoraggia le speranze degli indigeni. Áñez ha dichiarato il capodanno Aymara (festeggiato ogni 21 giugno) “Festività Satanica” e rifiuta la celebrazione dei riti della cultura andina. Il “capodanno nativo”, in Bolivia, è riconosciuto ogni 21 di Giugno, un giorno dichiarato “festa nazionale”.

Il caso dell’aereo presidenziale boliviano: si prospetta un nuovo scandalo

L'aereo presidenziale boliviano, un trimotore Falcon 900, FAB-011, ancora ornato con l'arcobaleno whipala, nonostante il cambio di regime, è diventato l'ultimo fronte di una guerra di accuse reciproche, notizie false e post-verità, ennesimo caso di scontro tra Evo Morales e la presidente Jeanine Áñez.

Secondo una rilevazione dei vari movimenti dell'aereo presidenziale FAB-011, effettuato dalla compagnia di localizzazione di voli FlightAware, con sede a Houston (USA), l'aereo presidenziale avrebbe effettuato non meno di 25 voli per il Brasile, dalle dimissioni di Evo Morales, dal novembre dello scorso anno. FlightAware ha persino identificato un volo per Brasilia, effettuato l’11 novembre 2019, appena 24 ore dopo le dimissioni del presidente indigeno.

La notizia, riportata per la prima volta, sul quotidiano argentino Pagina 12 sembrava un'altra prova del coinvolgimento dell’attuale governo boliviano con il presidente, di estrema destra, Jair Bolsonaro. Morales ha twittato la notizia dall'Argentina, dove è stato esiliato per evitare un processo inevitabilmente politicizzato, in Bolivia.

Ma non è chiaro se i voli rilevati da FlightAware - che ha il più grande sistema di identificazione di aerei satellitari ADS-B al mondo - siano reali o fantasma. L' Aeronautica Boliviana, "categoricamente" ha negato l'informazione e ha annunciato che "non vi è stato un solo volo fuori dal paese, da parte dell'attuale amministrazione presidenziale".

Potrebbe essere anche una bufala della squadra di Luis Fernando Camacho, l'ultrafascista che, dopo aver guidato la ribellione popolare contro Morales, ha perso la sua importanza e ora si batte contro Áñez con l’obiettivo di prenderle il posto. L’azienda FlightAware insiste sul fatto. Il direttore di FlightAware, Myles Din, ha confermato tutto su La Vanguardia. Anche se ha aggiunto che "non possiamo essere sicuri al 100% che tutti i voli provengano dallo stesso aereo". Il mistero rimane irrisolto.

Scontri e violenze per la nuova legge elettorale

Nel frattempo, la presidente Jeanine Áñez, ha annunciato che promulgherà la Legge Elettorale affinché nuove elezioni possano indirsi entro questo  6 settembre 2020.

Áñez ha inoltre assicurato che non ha cercato di prolungare i tempi della sua amministrazione, ma ha voluto semplicemente evitare le elezioni nel mezzo della pandemia di coronavirus.

“L’unica ragione per cui ho accettato di parlare di posticipazione delle elezioni è stata quella di evitare un’elezione in piena quarantena. In altre parole, le elezioni sono state posticipate unicamente per evitare rischi per la salute dei cittadini”, ha dichiarato.

La leader dell’opposizione boliviana, Eva Copa, del partito Movimiento Al Socialismo (MAS), ha dichiarato, questo 19 giugno 2020, che promulgherà la legge che obbligherà lo svolgimento delle elezioni generali entro settembre, se Áñez continuerà a posticipare la firma per la nuova Legge Elettorale.

Il tiro alla fune, tra il governo di transizione e il parlamento che auspica una nuova Legge Elettorale, ha portato la Bolivia al limite, in un nuovo scenario di violenza contro i sindacati ed i sindacalisti e proteste represse con la brutalità militare. La legge, motivo della controversia, prevede che il Tribunal Supremo Electoral fissi la nuova data per il giorno delle votazioni, in un lasso di tempo di massimo 127 giorni, calcolabile a partire dal 3 maggio 2020. Vale a dire, fino alla domenica del 6 settembre 2020, adottando tutte le precauzioni necessarie per evitare la diffusione del virus.

La data originale delle elezioni era il 3 maggio, ma sono state sospese a causa dell’emergenza sanitaria causata dalla pandemia di COVID-19.

*Responsabile esteri di Convergenza Socialista

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Malala, una storia di ordinaria grandezza

di FLAVIO DIOGRANDE

Fu colpita alla testa, mentre saliva sullo scuolabus dopo le lezioni. Due uomini armati avevano aperto il fuoco contro di lei, colpendola alla testa e al collo. Fu immediatamente ricoverata nell'ospedale di Peshawar e sottoposta a un delicato intervento chirurgico. Sopravvisse miracolosamente all'attentato – rivendicato dai talebani che si opponevano al processo di secolarizzazione da lei favorito nella zona – e in seguito fu trasferita in un ospedale di Birmingham, in Gran Bretagna, che si offrì di curarla gratuitamente.

Correva l’anno 2012: il mondo si accorse di Malala Yousafzai, 14enne pakistana che credeva nel sogno della pace e si batteva per i diritti delle donne e dei bambini in una terra di guerra e violenze, ancorata ad una concezione conservatrice e patriarcale della società. Malala divenne allora un simbolo di emancipazione, libertà, il volto nuovo di un progresso culturale e civile non più rimandabile. In realtà, la giovanissima pakistana si era già fatta conoscere per il suo attivismo già alcuni anni prima: nel settembre 2008, a Peshawar, aveva sfidato apertamente i fondamentalisti che nel frattempo avevano preso il potere nella sua regione, limitando i diritti delle donne, tra cui quello all’istruzione: «Come possono portar via il mio basilare diritto ad un'educazione?», affermò in celebre discorso che le procurò una popolarità inaspettata. Per la BBC, l'emittente nazionale britannica, di cui divenne una preziosa corrispondente, curava la redazione di un blog che documentava le difficili condizioni di vita a cui erano soggetti bambini e adulti sotto il regime dei talebani. Non si lasciò intimorire dalle continue minacce firmate dai fondamentalisti e in occasione del suo 16esimo compleanno, la giovane attivista per i diritti delle donne tenne un memorabile discorso alle Nazioni Unite in cui dichiarò che «ci rendiamo conto dell'importanza della luce quando vediamo le tenebre. Ci rendiamo conto dell'importanza della nostra voce quando ci mettono a tacere. Allo stesso modo, quando eravamo in Swat, nel Nord del Pakistan, abbiamo capito l'importanza delle penne e dei libri quando abbiamo visto le armi. Gli estremisti hanno paura dei libri e delle penne. Il potere dell'educazione li spaventa. Hanno paura delle donne. Il potere della voce delle donne li spaventa». Nel 2014 Malala vinse il Nobel per la Pace e tale prestigiosa onorificenza le fu conferita «per la sua lotta contro la sopraffazione dei bambini e dei giovani e per il diritto di tutti i bambini all’istruzione», come si lesse nelle motivazioni del Comitato. «Questo premio non riguarda solo me. È per quei bambini dimenticati che vogliono istruirsi. È per quei ragazzi spaventati che cercano la pace. È per quei bambini senza voce che vogliono un cambiamento. Sono qui per difendere i loro diritti, per alzare la voce. Non è più tempo di provare pietà. È tempo di agire in modo che sia l’ultima volta che vediamo un bambino privato d’istruzione», commentò la non ancora maggiorenne Malala, durante il discorso di ringraziamento. In questi anni, con la sua organizzazione no-profit “Malala fund” ha girato il mondo, visitando paesi in via di sviluppo e promuovendo progetti destinati a migliorare le condizioni di vita delle donne e dei bambini che vivono in aree controllate da regimi autoritari.

Nei giorni scorsi ha coronato finalmente il suo sogno più grande, laureandosi a Oxford in Filosofia, Politica ed Economia. Nelle sue parole la gioia e la genuinità dei suoi anni, le foto dei festeggiamenti pubblicate su Instagram, Malala è coperta di schiuma e coriandoli colorati, come vuole la tradizione che celebra gli studenti all’ultimo giorno dell’Università di Oxford: «È difficile esprimere la gioia e la gratitudine che provo per aver completato il mio corso di laurea in Filosofia, Politica ed Economia a Oxford – ha scritto la neolaureata in un post –. Non so cosa mi riserva il futuro. Per adesso sarà Netflix, leggere e dormire».

Una ragazza con una storia incredibile, che nonostante la sua giovane età ha già conosciuto il volto più feroce e quello più benevolo di una vita vissuta intensamente. Una piccola grande donna, ammirevole nella sua straordinaria forza d’animo, nella sua capacità di ridisegnare le sorti di un destino che sembrava segnato, divenuta ben presto stella polare della lotta per la libertà e l’eguaglianza che non conosce confini.

 

«Ciò che mi ha dato sempre speranza è vedere l’attivismo giovanile nell’ultimo decennio. Ma sarà il prossimo quello decisivo, quello in cui i giovani potranno cambiare il mondo. Sinora abbiamo fatto sentire la nostra voce, e va benissimo. Ma ora dobbiamo attuare il cambiamento ed essere sempre più coinvolti», ha affermato la giovane Malala in un’intervista a Teen Vogue, il mese scorso. Figlia di un sogno utopistico, a 23 anni è già patrimonio dell’umanità, simbolo di una generazione che con fatica e ostinazione cerca di costruire un posto di pace per tutti, nonostante tutto, nonostante gli esempi non edificanti di un presente troppo spesso osceno.

tpi.it

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Liliana Segre e il suo invito ai maturandi a rileggere la Costituzione, simbolo di un’ Italia che ha lottato per la libertà

di MARIA DEL ROSSO

È giunto il tempo degli esami di Maturità 2020 per gli studenti italiani nonostante sia stato un anno scolastico difficile per la didattica a distanza a causa dell’epidemia.

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Antonio Maceo ed Ernesto “Che” Guevara: vite parallele

di MADDALENA CELANO*

Il destino ha fatto in modo che venissero al mondo nella stessa data, il 14 giugno, anche se in due secoli diversi. Un 14 giugno come oggi,  il Generale Antonio Maceo nacque nel 1845 e, il comandante Ernesto Guevara, il 14 giugno del 1928. Uno a Santiago de Cuba; l'altro, nella città argentina di Rosario.

La tradizione rende questa data un giorno utile per unire l'eredità di due grandi guide morali per il popolo di Cuba. Le enormi somiglianze culturali ed ideologiche, tra i due, sono legate a questioni essenziali, anche se non sorprende che siano presenti in due figure con caratteristiche così diverse, segnate da enormi distanze nel tempo, dal luogo di nascita, professione e origine sociale.

Gli ideali li hanno riuniti nella stessa causa: la battaglia per la libertà di Cuba dal giogo coloniale. Entrambe le figure sono legate a Cuba, dal luogo di nascita, nel primo caso, e dalla nazionalità acquisita, nel secondo caso, nativo dell'Argentina. Che Guevara ha conquistato, grazie ai suoi meriti, l’ amore del popolo cubano.  E la nuova patria lo chiamò per sempre quando i suoi compagni di combattimento lo ribattezzarono: Che.

Le loro vite avevano molto in comune: la volontà di combattere senza essere sopraffatte dalle avversità, il genio militare nato dal fervore della battaglia e la difesa, senza compromessi, della totale indipendenza della patria,  per la quale avevano deciso di morire, se necessario.

In quest’ occasione, L’ Ambasciata della Repubblica di Cuba in Liberia, ha celebrato, questo 14 giugno 2020, i due eroi: Antonio Maceo ed Ernesto “Che” Guevara. In giornata, è stato trasmesso il documentario "Che Guevara, dove non puoi mai immaginarlo" dalla serie “Cuba: Caminos de Revolución”. Il documentario è una sintesi, con immagini inedite, che ci avvicinano a questo uomo eccezionale che ha trasceso la sua generazione e continua ancora oggi ad affascinare,  come punto di riferimento,  per la capacità di sacrificio, coraggio, rigore e tenerezza.

Con il passare degli anni, la figura di Ernesto Guevara smise di essere propriamente argentina - divenne cubana, per diventare una personalità internazionale, che fa già parte del patrimonio mondiale dell'umanità.

È un simbolo di ribellione, simbolo di lotta per le giuste cause. Il suo viso viaggia per il mondo e accompagna coloro che combattono.

Anche se, in Argentina,  da diversi decenni, hanno cercato di svalutare la sua condizione di argentino. La verità è che, oggi, Ernesto Guevara, insieme a Carlos Gardel, Eva Duarte e Juan Domingo Perón, è tra le quattro personalità argentine più importanti del XX secolo.

Il 14 giugno 1928, nella città di Rosario, in Argentina, Ernesto Guevara de la Serna nacque alle cinque e tre del mattino. Fu il primo figlio di Ernesto Guevara Lynch e Celia de la Serna, che si erano sposati nel 1927 a Buenos Aires. La nascita di Ernesto avviene casualmente nella città di Rosario. I suoi genitori erano partiti da diversi giorni dalla  zona di Misiones, dove risiedevano, in modo che Celia potesse partorire a Buenos Aires. Tuttavia, Celia sentendosi male e di fronte agli ovvi sintomi del parto, decidono di rimanere a Rosario, una città nella provincia di Santa Fe.

Dopo diversi giorni di permanenza, prima a Rosario e poi a Buenos Aires, i genitori di Ernesto tornano a Misiones, dove avevano una piantagione  nell'area portuale del Caraguatay, vicino ai territori del Brasile e del Paraguay.

Da qui, la storia si dipana e diventa nota a tutti. Il giovane Guevara, dopo diverse peripezie ed avventure nel Continente latino-americano, si stabilisce momentaneamente in Messico. In Messico decide di aderire al Movimento del 26 Luglio, movimento capeggiato da Fidel Castro. Una volta raggiunta la costa cubana e salendo verso la Sierra Maestra, il Che lascia la sua borsa medica per afferrare il fucile. Non ci volle molto affinché inizi il mito del Che. Il suo coraggio, il talento, la disciplina e la condotta temeraria, lo hanno reso molto popolare in tutta Cuba. Dopo pochi mesi diventerà, dopo Fidel, il secondo uomo più importante della Guerriglia. Ogni volta che c'era un'azione militare innovativa, la gente diceva: "Sono cose da Che".

Con il trionfo della rivoluzione e la sua partecipazione internazionalista, la sua figura divenne la seconda grande personalità della rivoluzione cubana e mito internazionale.

A 92 anni dalla sua nascita, Ernesto "Che" Guevara è più argentino e cubano che mai. È un simbolo universale dei popoli.

*Responsabile esteri di Convergenza Socialista

È ancora attacco al diritto all'aborto

di LAVINIA ORLANDO

 

Con una deliberazione di Giunta dello scorso 10 giugno, la Regione Umbria ha provocato una rinnovata attenzione su di una delle tante tematiche che abbracciano la sfera dei diritti civili e, al contempo, del diritto alla salute nel nostro Paese.

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Terra, un pianeta da salvare

di FLAVIO DIOGRANDE

Ambiente e salute, un binomio contraddistinto dalla fragilità, nella misura in cui il rapporto del genere umano con l’ambiente è una delle determinanti fondamentali per comprendere lo stato di salute della popolazione umana. Solo per citare un esempio di stringente attualità, la crisi pandemica che stiamo lentamente superando potrebbe essere collegata, secondo esperti di conservazione ambientale, scienziati e Nazioni Unite, alle pesanti attività predatorie e distruttive dell’uomo – pensiamo alla deforestazione, all’espansione delle coltivazioni e al commercio illegale di animali selvatici – che nel corso degli anni hanno generato rischi tangibili per la conservazione dell’integrazione dell’ecosistema.

Un rapporto del 2016, elaborato da UNEP (United Nations Environment Programme), evidenziava come la mancanza di biodiversità e la riduzione dell’ambiente naturale potessero agevolare la nascita, la trasmissione e la diffusione di virus patogeni. Proprio la biodiversità – fonte essenziale per l’uomo di beni, risorse e servizi ecosistemici indispensabili per la sua sopravvivenza – è il tema scelto quest’anno in occasione della celebrazione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, intitolata "È il momento per la Natura" e svoltasi in Colombia.

Questa giornata celebrativa, arrivata alla 46esima edizione, fu istituita per ricordare la prima Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente che si tenne a Stoccolma dal 5 al 16 giugno del 1972, nel corso della quale fu elaborato il Programma Ambiente delle Nazioni Unite e fu stilata la Dichiarazione di Stoccolma, in cui furono sanciti principi, diritti e responsabilità dell’uomo in relazione all’ambiente.

Secondo l’Onu è necessario promuovere a livello globale una maggiore consapevolezza delle problematiche ambientali, che rappresentano una preoccupazione esistenziale dato che la biodiversità è, come afferma lo stesso organismo internazionale, «la base che sostiene tutta la vita sulla terra e sott'acqua e ogni aspetto della salute umana, fornendo aria e acqua pulita, cibi nutrienti, conoscenze scientifiche e fonti di medicina, resistenza naturale alle malattie e mitigazione dei cambiamenti climatici». La modifica o la rimozione di un elemento di questa rete influisce sull'intero sistema di vita e può produrre conseguenze negative".

Per gli scienziati, che hanno lanciato l’allarme sulla drammatica perdita della biodiversità del pianeta – circa un milione di specie animali e vegetali su un totale di circa 8,7 milioni sono prossime ad estinguersi –  con l’attuale ritmo di estinzione delle diverse specie animali e vegetali potremmo presto trovarci di fronte alla sesta grande estinzione di massa. Se le precedenti estinzioni sono state causate da un eccessivo sfruttamento delle specie – caccia e pesca –, dalla distruzione degli habitat per infrastrutture e dall’agricoltura intensiva, ora è soprattutto l’emergenza climatica a incidere sul declino della natura, che potrebbe rompere l'equilibrio del pianeta con gravi ripercussioni sull’esistenza umana.

Le Nazioni Unite ricordano come l’emergenza di Covid-19 abbia evidenziato il fatto che «quando distruggiamo la biodiversità, distruggiamo il sistema che supporta la vita umana. Oggi si stima che, a livello globale, circa un miliardo di casi di malattia e milioni di morti si verificano ogni anno a causa di malattie causate da coronavirus; e circa il 75% di tutte le malattie infettive emergenti nell'uomo sono zoonotiche, cioè trasmesse alle persone dagli animali». La natura, osserva l'Onu, «ci sta inviando un messaggio», l’ultimo di una serie di segnali che si fanno sempre più frequenti e allarmanti.

A tal proposito, nella ricorrenza della Giornata mondiale dell’ambiente, il WWF ha ripercorso e collegato le emergenze degli ultimi diciotto mesi, che hanno avuto un forte impatto mediatico, al fine di dare una prospettiva più chiara di ciò che la crisi climatica può provocare.

Si parte dal novembre 2018 e dalla preoccupante moria degli insetti. Negli ultimi ventisette anni, secondo uno studio tedesco, vi è stata una riduzione di più del 75% della biomassa degli insetti, che garantiscono l’impollinazione di moltissime piante e quindi rappresentano la base alimentare per tutta l’umanità. Nel maggio del 2019, il rapporto IPBES mostra come il 75% dell’ambiente terrestre e il 66% dell’ambiente marino siano stati alterati in modo significativo dall’intervento umano, mettendo a rischio la sopravvivenza di un milione di specie. Si arriva poi all’estate del 2019 con l’Amazzonia in fiamme. Andarono in fumo interi ecosistemi della foresta amazzonica e più di dodici milioni di ettari del polmone verde della Terra, che regola il ciclo delle piogge, fornisce il 20% delle acque dolci che arrivano negli oceani, sequestra tra i 140 e i 200 miliardi di tonnellate di carbonio ogni anno, raffredda il Pianeta, contrasta la desertificazione, produce cibo e medicine per tutto il Pianeta. Nel settembre del 2019, il nuovo Report dell’IPCC avverte che le temperature oltre la media stagionale dell’inverno Artico hanno determinato una riduzione dei ghiacci marini e terrestri. Anche l’Italia paga il suo doloroso tributo in questa breve cronistoria, con Venezia che nel novembre del 2019 viene sommersa dalla marea provocata da un vortice di venti che assume una velocità fuori dal comune e sospinge grandi masse d’acqua verso la laguna. Verso la fine del 2019 la popolazione mondiale resta scioccata dalle immagini provenienti dall’Australia, dall’Indonesia, dal Bacino del Congo e dalla California, messe in ginocchio da una serie di incendi di grandi dimensioni che producono morte e devastazione, cancellando persone e più di un miliardo di animali. Il divampare violento degli incendi è legato ad alterazioni climatiche che hanno provocato siccità e temperature record. Tra la fine del vecchio anno e l’inizio del 2020 si assiste all’invasione delle locuste, moltiplicatesi grazie all’insolita abbondanza di vegetativa nel Corno d’Africa. Gli sciami, da allora, migrano per cercare nuove aree di alimentazione e devastano i raccolti che incontrano, mettendo a rischio l’approvvigionamento di cibo di oltre venti milioni di persone in quindici Paesi africani. Si arriva poi alla scomparsa delle barriere coralline – che rappresentano uno degli ecosistemi marini più importanti poiché forniscono nutrimento e riparo a più di un quarto delle specie oceaniche – e all’ondata di calore anomala che travolge l’Antartide, il continente più freddo del pianeta. Ciò potrebbe causare in futuro un innalzamento del livello degli oceani fino a 60 metri, che metterebbe a rischio la sopravvivenza di miliardi di persone e interi sistemi produttivi, oltre a sconvolgere la circolazione oceanica globale. Infine, lo studio che rivela come la capacità delle foreste tropicali di assorbire CO₂ si sia ridotta di un terzo nell’arco di trent’anni, a causa di siccità, deforestazione e temperature più elevate.

Un giorno Albert Einstein ebbe a dire: «Le gravi catastrofi naturali reclamano un cambio di mentalità che obbliga ad abbandonare la logica del puro consumismo e a promuovere il rispetto della creazione». Oggi come ieri la gravità della crisi ambientale imporrebbe un deciso e immediato cambio di rotta, ma la strada verso il cambiamento appare al momento più una speranza, che una reale urgenza.

corriere.it

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"Il riconoscimento del simile come strumento di conservazione della specie"

di ROSAMARIA FUMAROLA

Per quale ragione un bambino inizia a seguire con passione le lezioni di un insegnante o al contrario se ne disinteressa, rifiutando qualunque forma anche minima di collaborazione con il docente? La risposta è l'amore che nutre per sé stesso. Quest'amore fa sì che se riconosce chi gli sta di fronte come simile a sé, quel bambino lo rispetterà, tributandolo se non dell'attenzione e dei sentimenti che riserva alla sua persona, quantomeno di qualcosa che molto gli somiglia.

Siamo abituati per ragioni letterarie ed artistiche in genere, ma anche banalmente esistenziali, a congetturare su cosa sia l'amore, a cercare di capire cosa si celi dietro amicizie che durano una vita intera ed appunto, al particolare feeling che può legare un maestro ad un discente.

Molti ritengono che a governare la materia sia il principio secondo cui gli opposti si attraggono. Altrettanti sostengono che "chi si assomiglia si piglia". A mio avviso il primo, nonostante le apparenze, non è altro che un diverso modo di guardare al secondo, una sorta di eccezione che confermerebbe la regola secondo cui a farla da padrone nelle relazioni umane è sempre il principio di somiglianza. Che senso ha infatti l'idea di cercare fuori da noi ciò che ci completi, se non ammettere che esiste qualcosa che ci abita che non viene ancora riconosciuto all'esterno e che ne abbiamo bisogno per "confermarci" per essere completamente e fino in fondo noi stessi?

Ovviamente se il vero motore che sta alla base di ogni cosa è questo sentimento, non è detto che esso si sviluppi sempre correttamente e se esistono nel mondo degli animali esempi di madri che rifiutano la prole, allo stesso modo esiste un gran numero di donne che è incapace di entrare in sintonia con i propri figli, permettendo una comunicazione sentimentale ancor prima che culturale, di contenuti dunque, che sarebbe necessario veicolare. L'assenza di questo riconoscimento, pur non mettendo direttamente a repentaglio la sopravvivenza, la rende però più irta di ostacoli  di quanto già non sia, provocando una sorta di cecità, di invalidità dei piccoli nel fidarsi e nell'affidarsi agli altri. Ciò non significa necessariamente che questi non possano conoscere la felicità nel corso della loro esistenza, poiché i fattori che rendono la vita degna o meno di essere vissuta e che possono pertanto correggere o confermare l'imprinting iniziale a cui ho fatto riferimento, sono per fortuna molteplici ed alla fine prevedere il percorso di ciascuna esistenza prima ancora che  sia compiuta è di fatto impossibile.

Il meccanismo di affratellamento col simile si replica poi come un modulo, una misura che applichiamo a tutto ciò che ci circonda e che ci fa prendere una direzione piuttosto che un'altra in ogni momento della nostra vita, sebbene dall'esterno  non sia possibile prevedere come si realizzerà, poiché io soltanto conosco ciò che mi somiglia anzi, posso scoprire chi io sia proprio attraverso l'altro, che mi fa conoscere parti di me stesso che non sospettavo di avere e che mi consentiranno poi il riconoscimento di me fuori da me. Il "grande gioco"  dell'amore mi pare assolvere il suo ruolo fondamentale, se non il suo unico scopo infatti, proprio nella conoscenza profonda di ciò che siamo.

Possiamo sperimentare il meccanismo del  riconoscimento anche nell'incontro e nella vicinanza col mondo degli animali, ma anche nell'adesione politica o nell'arte. Perché ad esempio Saffo e Catullo hanno sempre goduto dell'amore incondizionato dei lettori di ogni tempo? Perché adoriamo certi  autoritratti di  Vincent Van Gogh, se non per la pura identificazione con essi, per il trovarsi in quegli occhi eternati magicamente dall'artista? E persino la filosofia, la sociologia etc. hanno tutte alla loro base uno studio che prevede un confronto tra ciò che vediamo fuori o leggiamo e  ciò che siamo o sappiamo di essere. Ci commuove così la sepoltura di una donna incinta vissuta e morta ventottomila anni fa come la giovane gestante ritrovata ad Ostuni, perché ci riconosciamo nell'esperienza di essere o essere stati giovani, di avere dei figli. Ed ancora, cosa sta alla base dell'amore per la cultura della Grecia antica se non il riconoscimento in essa della prima vera autentica matrice dell'Occidente? Ovviamente potrei continuare a cercare ed elencare esempi all'infinito, ma credo che tutti concordiamo su questo elementare modo di procedere di cui  la mente umana ed infondo forse  tutta la natura, si serve per conservarsi.

Ne deriva che non è difficile cogliere in ciò quell'essere inevitabilmente e per istinto conservatore che Marcuse attribuisce all'uomo, fatto questo a suo volta difficile da mettere in discussione.

A questo punto però non possiamo non farci un'ultima domanda: perché siamo conservatori, che scopo cioè realizziamo nel preferire percorrere strade che già conosciamo? E perché dunque in estrema ratio, il nuovo ci fa paura? La sola risposta che mi sento di dare è che quello appena descritto  sia un meccanismo difensivo che la natura ci mette a disposizione, il primo ed il più efficace per garantirci  la sopravvivenza e che fa sì   che per istinto evitiamo di imbatterci  in  una serie di pericoli che porrebbero fine alla nostra esistenza in un tempo breve.

In conclusione dunque, mi pare sia sensato affermare che, ad onta delle affascinanti e perciò indispensabili speculazioni di cui siamo capaci, dietro i sentieri più sofisticati battuti dal nostro pensiero, così come delle strategie belliche, nonché  di quelle squisitamente sentimentali, si celi sempre il progetto della natura di conservare attraverso di noi sé stessa.

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