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Home Legalità Forum Esito negativo Adunanza plenaria? O risoluzione politica o emergenza sociale!

Esito negativo Adunanza plenaria? O risoluzione politica o emergenza sociale!

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di VALERIA BRUCCOLA

Dal 15 novembre al 20 dicembre, migliaia di docenti della scuola primaria e dell'infanzia hanno vissuto con il fiato sospeso in attesa che uscisse da un momento all'altro l'esito di un'udienza che al Consiglio di Stato avrebbe dovuto decidere sulla controversa materia che li riguarda, tutti diplomati magistrali entro il 2002, anno entro il quale, per accedere all'insegnamento ai predetti ordini di scuola, era l'unico titolo di accesso. La validità del titolo non è mai stata messa in discussione, nei fatti, perché questi docenti hanno insegnato nella scuola, assunti dal MIUR, nel lungo arco di anni dal 2002 ad oggi, ma da precari, sfruttati da precari, utili solo a ricoprire incarichi a tempo determinato e questo in barba all'abilitazione posseduta e al fatto che, per decreto, il titolo fosse abilitante solo ed esclusivamente per le scuole paritarie, che ricordiamolo, sono pari alle scuole statali. Nel pubblico precari, nel privato  potenzialmente stabilizzabili, in attesa che qualcuno si dimenticasse di questa vergognosa situazione, quella di sfruttamento reiterato per anni. Nel 2009, quando si decise di porre mano alla formazione iniziale dei docenti, è iniziato il calvario di questi precari dell'Amministrazione Pubblica, qual è anche il MIUR, il loro datore di lavoro.

 

Si pretendeva di riabilitare anche loro, già abilitati, ed allora iniziò un movimento di contrasto, spontaneo ed autogestito, condotto dalle associazioni di docenti delle graduatorie d'istituto, quelle per le supplenze temporanee che, invece, per la carenza strutturale di organico scolastico, sono state da sempre usate anche per gli incarichi annuali, persino dopo la millantata epocale assunzione di massa della Buona Scuola di Renzi, della quale si ho parlato tanto. Non era giusto riabilitare, se non trovare strade adeguate, ma questi docenti si sarebbero adattati, accettando di frequentare percorsi universitari a pagamento, come i loro colleghi della scuola secondaria, per continuare a fare, sempre da precari, ciò che stavano già facendo da anni. Ma i “baroni” delle università, quelli che decidono e dettano legge anche al Ministero, decisero che dei semplici diplomati non potevano varcare le soglie dell'università, impedendo che la legge voluta dalla Gelmini contenesse le linee per i percorsi universitari a loro dedicato. Il MIUR, dimostrando una inadeguatezza istituzionale senza precedenti, ha assecondato la pretesa, lasciando i diplomati magistrali addirittura in III fascia, quella dei docenti non abilitati, nonostante la palese violazione delle norme di accesso alla professione, definite dallo stesso MIUR. Carne da macello, quindi, buona come precariato strutturale ma senza alcuna adeguata valutazione del lavoro, nonostante dal '99 una norma comunitaria ha definito le regole del lavoro subordinato, contro ogni forma di sfruttamento, pubblica o privata. Ma questa norma, sulla quale mi sono battuta aspramente contro la senatrice Puglisi del PD, che pubblicamente ha fatto finta, una tra i tanti politici, di non conoscerla, è valsa e vale per tutti, tranne che per i docenti della scuola statale, dove le forme e gli usi del termine “precariato” si sono stratificati al punto da aver da un lato stravolto il senso stesso del termine, dall'altro generato una guerra fratricida tra gruppi che si percepiscono come antagonisti ma che in realtà sono il frutto di normative sul reclutamento e scelte politiche diverse a seconda dell'epoca e della compagine che le ha varate.

Oggi siamo sull'orlo di una crisi sociale, dopo che, come extrema ratio,  i docenti si sono trovati costretti a rivolgersi alla Magistratura che, dopo numerosissime Ordinanze e sentenze favorevoli, in uno dei suoi massimi livelli, ha cambiato orientamento, determinando un esito negativo che segnerà tutti i procedimenti ancora non terminati. In sostanza, con i provvedimenti ottenuti finora, diverse migliaia di docenti e aspiranti docenti possessori del titolo di diploma magistrale, sono stati inseriti nelle Graduatorie ad esaurimento. Da qui, sono stati assunti a tempo determinato ma, una parte considerevole, è stata immessa in ruolo ed ha superato l'anno di prova, confermativo della stabilizzazione. Chi si è visto assegnare incarichi ora vedrà stracciare il proprio contratto, nonostante abbia dimostrato, con gli strumenti di valutazione definiti dallo stesso MIUR, di avere le capacità professionali che il ruolo richiede. Chi non è stato assunto a tempo indeterminato, tuttavia, non è in una posizione professionalmente diversa: docenti precari da oltre dieci anni che, per pura casualità, non si è trovato in posizione utile per l'assunzione a tempo indeterminato ma di fatto inserito da precario nel sistema in maniera stabile e strutturale, come dimostrano le migliaia di contratti stipulati in questi anni. La sentenza dell'Adunanza Plenaria, con cui si è stabilito che il possesso di un'abilitazione non è sufficiente per essere inseriti nelle Graduatorie ad esaurimento e, quindi, essere stabilizzati, costituisce l'anticamera per il più grande licenziamento di massa operato dallo Stato, soltanto che, invece di mostrare imbarazzo, la maggioranza di Governo ha gongolato e gruppi di precari “antagonisti” moralmente discutibili hanno esultato. Questo succede quando uno Stato non sa garantire equità e giustizia a monte e permette che le stratificazioni normative, mal gestite e utilizzate ad arte per manipolare numeri e strumentalmente dal potere di turno, siano il pretesto di esclusioni strategiche dai piani assunzionali, dal momento che il precariato costa meno. Poco o nulla importa se dietro ci siano persone, famiglie, vite, storie, debiti, vita... importante è sbandierare il merito e la selezione, quando poi a ricoprire gli incarichi che non sono contabilizzati dai piani assunzionali ci sono precari, completamente anonimi, senza diritti ed invisibili.

La scuola si è retta in questi anni sul precariato a tempo indeterminato ma sembrava possibile una soluzione legale, visto che quella politica è stata totalmente ignorata, anche se richiesta a gran voce per anni. Miracolosamente, però la sentenza negativa citata, ha permesso che dal cilindro uscisse una proposta, targata PD, in piena campagna elettorale, con la promessa di attuarla nella prossima legislatura. Miracolo di Natale o specchietto per allodole? Ai posteri l'ardua sentenza... ma intanto il “pacco” di Natale lo hanno ricevuto i docenti che da anni vivono una situazione paradossale e illogica sulla loro pelle, quei docenti che, loro malgrado, hanno conseguito l'unico titolo valido all'insegnamento entro una certa data ma che si sono visti negare ogni possibilità di migliorare la loro posizione, sia per scelte politiche sia per vie legali. La necessità e l'urgenza di una seria proposta politica necessaria a risolvere le contraddizioni tra la presenza strutturale dei diplomati magistrali nella scuola statale e il risultato dell'udienza dell'Adunanza plenaria è evidente. Imbarazzante è l'aperura politica dell'attuale partito di maggioranza, adesso al Governo, perché tardiva e marcatamente elettorale. Tuttavia, la strada politica adesso rimane urgente e necessaria, ma immeditata, non differibile. Pertanto la mobilitazione è già partita e alla riapertura delle scuole si prevede una massiccia azione di piazza, già il giorno 8 gennaio, organizzata dalle due associazioni storiche (Adida e Mida) che da anni si battono per il precariato delle graduatorie d'istituto.