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Sicurezza del trasporto pubblico e politica. Il caso Micaela Quintavalle

Sicurezza del trasporto pubblico e politica. Il caso Micaela Quintavalle

 

 


di PIERDOMENICO CORTE RUGGIERO

Solo a sentire “trasporto pubblico“, partono scongiuri e imprecazioni. Ritardi, corse saltate, mezzi vecchi, aumenti tariffari, metropolitane e autobus affollati. Sotto il sole, il freddo o la pioggia, aspettiamo con rabbiosa rassegnazione il passaggio del mezzo pubblico. Esiste poi una parola che terrorizza ogni utente del trasporto pubblico. Sciopero. Quando viene proclamato uno sciopero, parte l'indignata (per non usare termini più coloriti) reazione degli utenti, di noi passeggeri. Perché ad ogni sciopero del trasporto pubblico, i disagi sono enormi. Bisogna prendere la macchina lottando con il traffico e il parcheggio, o fare i salti mortali per prendere una delle corse garantite. Lo sciopero è l'unica arma a disposizione del lavoratore per difendere i propri diritti. Spesso, però, lo sciopero viene usato dai sindacati per scopi puramente politici o non tenendo conto delle esigenze dell'utenza. Il sindacato difende i diritti del lavoratore, questo almeno dovrebbe essere. Certi legami tra politica e alcuni sindacati, sono fatti documentati. Gli autoferrotranvieri possono elencare una lunga lista di motivazioni per scioperare. Orari massacranti, dure condizioni di lavoro, stipendi bassi spesso pagati con grosso ritardo, costretti a guidare mezzi non a norma. A ricordarci le condizioni degli autoferrotranvieri, negli ultimi anni ha pensato Micaela Quintavalle, diventata in poco tempo personaggio mediatico. Quintavalle è autista ATAC e anima del sindacato Cambia-menti 410. Il suo modo di fare sindacato è sicuramente passionale e schietto. Non ha mai esitato, con linguaggio esplicito, a denunciare tutto quello che non funziona in ATAC e nelle altre realtà del trasporto pubblico. Contestazioni dirette ai sindacati confederali, alle amministrazioni comunali guidate da Alemanno e Marino. Ma anche dura autocritica nei confronti della categoria degli autoferrotranvieri. Micaela Quintavalle usa i social senza filtri, scrivendo esattamente quello che pensa. Questo è motivo di molti apprezzamenti, ma crea anche nemici. Non ha esitato ad esprimere il proprio appoggio alla candidata sindaco Virginia Raggi, come non ha nascosto di essere elettrice del M5S. Questo è bastato, per molti, per etichettare Cambia-menti come sindacato grillino. Ad onor del vero, nei primi due anni di amministrazione Raggi, la Quintavalle non ha mai smesso di denunciare le criticità di ATAC e di criticare le scelte sbagliate in tema di trasporto pubblico del M5S. Nonostante ciò Cambia-menti appoggia la richiesta di concordato preventivo per ATAC. Appoggio dettato dalla esclusiva volontà di salvare ATAC. Tutti concetti spiegati ripetutamente da Quintavalle sui social e non solo. Poi ad inizio 2018, esplode, è il caso di dirlo, il caso dei bus ATAC che vanno in fiamme. Micaela Quintavalle spiega i motivi di questi incendi e denuncia problemi nella manutenzione dei bus. Lo spiega anche in una intervista alle “Iene“. La reazione di ATAC è drastica. Micaela Quintavalle viene sospesa a tempo indeterminato. Anticamera del licenziamento. Ha violato il codice etico. In pratica ha detto ciò che tutti hanno visto, tanto che la procura apre un'inchiesta sugli autobus in fiamme. Quintavalle perde lo stipendio, riceve sostegno da autoferrotranvieri e utenti. Molti, però, iniziano a voltare le spalle a questa anomala sindacalista, prossima alla laurea in medicina. Tanto anomala da rifiutare una proposta di reintegro. Proposta che somigliava molto ad una richiesta di resa incondizionata. In questi giorni l'ATAC ha avviato la procedura di licenziamento di Micaela Quintavalle. Persone che prima l'attaccavano perché vicina al M5S ora le offrono sostegno, invece sostenitori del M5S l'accusano di tradimento per aver osato criticare l'amministrazione capitolina. La vicenda Quintavalle, rispecchia questa Italia sempre più incapace di lottare per dei diritti, sempre più devastata dalla faziosità e da una mentalità da lupanare. Non è sempre condivisibile l'attività sindacale di Micaela Quintavalle, anzi si presta a diverse critiche. Ma una persona disposta a perdere stipendio e lavoro per difendere dei diritti, merita rispetto e sostegno. Invece niente mobilitazione, niente interrogazioni parlamentari. Micaela Quintavalle, si è rivolta ad un giudice, a settembre l'udienza. Può solo aspettare, nella solitudine istituzionale, che spesso in Italia tocca alle persone capaci di andare controcorrente, e che si rifiutano di dare un colore politico alla verità, perché in Italia troppi hanno paura della nuda verità, come ricorda il grande Trilussa. Quando saliamo su un bus, un tram o una metropolitana, la nostra vita è affidata al conducente e allo stato di efficienza del mezzo. Non sono, quindi, battaglie che possiamo guardare con indifferenza. I morti della Bari Barletta, sono un drammatico monito.

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