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Il Piano per la Mobilità Turistica di Franceschini e Del Rio si è fermato ad Eboli come il Cristo

Il Piano per la Mobilità Turistica di Franceschini e Del Rio si è fermato ad Eboli come il Cristo

Ufficio stampa UIL

"Le istituzioni locali facciano sentire la propria voce: basta con gli interventi spot, servono grandi opere infrastrutturali in grado di collegare il territorio ai grandi mercati turistici europei”

"Anche il Piano per la Mobilità Turistica elaborato dal Ministro Del Rio di concerto con il collega Franceschini, come il Cristo del romanzo di Carlo Levi, sembra essersi fermato ad Eboli, forse addirittura prima. Tranne l'apprezzabile intervento di digitalizzazione sull'autostrada del Mediterraneo e qualche finanziamento di poco conto, il Mezzogiorno è stato pressoché dimenticato. Basta dare uno sguardo alla cartina pubblicata sulle slide, tanto care a questo come al precedente Governo, per rendersi conto che, ancora una volta, quella di Franceschini e Del Rio, almeno sulla carta, rischia di trasformarsi nell'ennesima iniziativa a favore delle regioni centro-settentrionali, che avrà come unica conseguenza quella di allargare la forbice tra due ‘Italie’ che già viaggiano a velocità completamente diverse".

Lo dichiara Aldo Pugliese, Segretario generale della UIL di Puglia, che aggiunge: "Forse non si è compreso che quello che serve alla Puglia, regione turistica per eccellenza di questo Paese, non è un (leggero) potenziamento, pur apprezzabile, delle (poche) strutture esistenti, ma un piano infrastrutturale organico, in grado di collegare il territorio con i mercati turistici che contano. Non si potrà, in eterno, vivere di rendita su un marchio che in questi anni si è reso oggettivamente di moda: senza una base infrastrutturale solida ed efficiente, la bolla turistica pugliese e meridionale in generale è destinata ad esplodere".

"Lo diciamo da una vita: il turista va dove gli è permesso andare. Ecco perché ci chiediamo - attacca ancora Pugliese - perché non si accelerino i lavori per la dorsale adriatica, fondamentale per connettere la Puglia a tutte le regioni centro-settentrionali del versante orientale, oltre che ai mercati mittle e nord europei. Non concepiamo il fatto che due aeroporti dei quattro disponibili siano chiusi per motivi di difficile comprensione, due cattedrali nel deserto che invece potrebbero diventare poli d'attrazione per il turismo verso il Gargano o l'intero arco ionico, opere simbolo della sprecopoli all'italiana, mentre gli altri due scali funzionanti sono ormai al limite delle loro potenzialità. Oppure che i collegamenti ferroviari regionali siano pressoché da far west. E' assurdo che da anni si parli, spesso a vanvera, della linea ferroviaria Bari-Napoli, opera che forse vedrà la luce definitivamente, a questo ritmo, fra dieci anni. Fa specie che un intero capitolo del Piano per la Mobilità Turistica sia dedicato alla digitalizzazione dell'Autostrada del Mediterraneo (A2), che per le altre regioni del Mezzogiorno è difficilmente raggiungibile o comunque in condizioni da dopoguerra. Lo ribadiamo: da una prima lettura del Piano, sembra che la morale sarà sempre la stessa, ovvero un potenziamento del Centro-Nord a discapito del Mezzogiorno e della Puglia, che pure, nonostante tutto, stanno incrementando anno dopo anno, a velocità vertiginosa, i fatturati derivanti dal turismo, dando spesso vita a eccellenze imprenditoriali, nel settore ricettivo, apprezzate a livello mondiale. Invece di attrarre nuovi e indispensabili investimenti, utili a creare nuove realtà qualitativamente e quantitativamente rilevanti, con evidenti risvolti positivi sull’occupazione, si fa di tutto per ribaltare la situazione e per far 'scappare' il turista".

“Riteniamo – conclude Pugliese – che la politica delle iniziative spot debba finire, una volta per tutte. La Puglia e il Mezzogiorno hanno bisogno di infrastrutture serie, di livello europeo, per uscire dallo stato di isolamento in cui sono piombati da anni. Non è più tempo delle mance, ma dei grandi investimenti pubblici, in tempi credibili, peraltro in grado di generare lavoro sano e duraturo, diretto e nell’indotto. Ci auguriamo che le istituzioni locali, pugliesi e del Mezzogiorno, facciano sentire la propria voce, non cedendo al suono dei campanili, ma offrendo una visione di insieme che permetta di compiere il tanto agognato salto di qualità a un settore vitale per l’economia e per la società della Puglia e del Sud”.

 

 

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