Il SudEst

Saturday
Dec 16th
Dimensione carattere
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home Legalità Reversibilità, il Governo di nuovo all’attacco per tagliarle

Reversibilità, il Governo di nuovo all’attacco per tagliarle

Email Stampa PDF

di SAVINO ALBERTO RUCCI

Dopo il tentativo della scorsa primavera sta sollevando un autentico polverone il ritorno da parte del Governo del tentativo di tagliare alcune prestazioni considerate essenziali, tra cui le pensioni di reversibilità.


E’ allo studio infatti un disegno di legge volto a riordinare le prestazioni di natura assistenziale e previdenziale come strumento unico di contrasto alla povertà.

Il principio guida della revisione dell’assistenza prevista dal ddl delega prevede il superamento delle attuali diversità categoriali mediante l’utilizzazione di un principio unico rappresentato dal reddito ISEE.

Nel mirino del Governo vi sono una serie di interventi previdenziali che potrebbero andare in contro a limitazioni e tagli: si parla, ad esempio, della riforma della pensione di reversibilità, ma sarebbero previsti interventi di spending review anche sulle cosiddette maggiorazioni sociali, sulla cosiddetta integrazione al minimo, sulla quattordicesima e l’assegno sociale. Si tratta, insomma, di una riforma complessiva e che potrebbe riguardare diverse centinaia di migliaia di persone; le uniche prestazioni a restare escluse da ogni intervento sono le pensioni di invalidità e l’assegno di assistenza mensile.

Cosa vuol dire? L’accesso alla pensione di reversibilità sarà legato all’Isee e quindi al reddito familiare: andrà inevitabile a diminuire il numero delle persone che continueranno a vedersi garantito tale diritto.

L’indicatore Isee, infatti, serve a misurare la ricchezza di una famiglia: la misura, però, non si basa solo sui redditi percepiti, ma anche sul patrimonio di ogni componente del nucleo familiare.

In parole povere, questo significa che potranno avere la reversibilità solo coloro che non possiedono nulla o quasi perché basta avere qualche risparmio in banca, o la convivenza con una persona con un minimo di reddito, per far alzare l’indice Isee.

L’indicatore Isee serve in pratica a misurare la ricchezza di una famiglia: la misura, però, non si basa solo sui redditi percepiti, ma anche sul patrimonio di ogni componente del nucleo familiare.

È sufficiente, cioè, che un familiare possieda una casa o un terreno, anche se non frutta un euro, perché si sfori la soglia Isee utile per percepire i trattamenti assistenziali; così come un conto corrente bancario, o un libretto postale, possono far andare oltre la soglia, anche se si tratta dei risparmi di una vita di lavoro e sacrifici.

Tale qualifica, però, appare ingiusta, poiché la reversibilità è un trattamento che si basa sui contributi versati nell’arco della vita lavorativa del deceduto: si porrebbe in essere dunque un furto legalizzato da parte dello Stato, che incamererebbe i contributi previdenziali versati dai lavoratori, senza devolverli agli eredi aventi diritto.

Non tranquillizza inoltre il fatto che le prestazioni già in essere non saranno toccate, ma soltanto quelle concesse dall’entrata in vigore della norma: in questo modo, al contrario, si andranno a colpire proprio i più bisognosi in quanto le future pensioni saranno sempre più magre.

Riteniamo paradossale che un Governo che si definisce di sinistra in un momento di già così grave crisi economica punti a tagliare una prestazione percepita da circa tre milioni di anziani, in genere vedove, che percepiscono come unico reddito per tutta la loro restante vita il 60% di quella che era la pensione del marito.

Auspichiamo dunque una totale marcia indietro sul disegno di legge, che avrebbe come unica conseguenza quella di creare una nuova generazione di poveri.