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Home Legalità Pensioni, dal 2019 si andrà via a 67 anni

Pensioni, dal 2019 si andrà via a 67 anni

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di SAVINO ALBERTO RUCCI

L’ISTAT ha confermato ieri che per gli italiani che hanno 65 anni l’aspettativa di vita è cresciuta di cinque mesi rispetto al 2013. La principale conseguenze di questa stima è che dal primo gennaio 2019 l’età di pensione legale, cioè l’età a cui si andrà in pensione se non saranno soddisfatti prima altri requisiti, salirà a 67 anni rispetto agli attuali 66 anni e 7 mesi.


Salirà anche l’età prevista per la pensione anticipata, quella che si può ottenere a qualsiasi età a condizione di aver versato un certo numero di anni di contributi. Questo aumento è frutto di tre fattori: la riforma Fornero, che impone un adeguamento dell’età pensionabile all’aspettativa di vita, le stime delle ISTAT e infine la decisione del governo di non intervenire per bloccare l’aumento dell’età pensionabile.

Nel corso dell’estate si era parlato molto della possibilità di sospendere l’aumento dell’età pensionabile. A chiederlo erano stati soprattutto i sindacati (che sono composti in gran parte da pensionati) e diversi esponenti di quasi tutte le forze politiche, come i membri della commissione Lavoro Cesare Damiano, del PD, e Maurizio Sacconi, di Forza Italia.

All’inizio il governo sembrava incline ad assecondare le richieste, ma alla fine dello scorso settembre una serie di indiscrezioni filtrate dal ministero dell’Economia e da quello del Lavoro avevano lasciato intendere che il governo non aveva le risorse sufficienti a bloccare l’aumento. Sia il presidente dell’INPS Tito Boeri che la Ragioneria generale dello Stato avevano avvertito il governo che la sospensione dell’aumento dell’età pensionabile avrebbe messo seriamente a rischio la tenuta dei conti pubblici nei prossimi anni.

Tutta colpa della riforma delle pensioni targata Fornero ed approvata nel 2011, secondo la quale l’età di pensione legale viene aumentata semi-automaticamente al crescere delle aspettative di vita, una norma pensata per mantenere sostenibile il sistema pensionistico sul lungo periodo.

Aumenta quindi l'aspettativa di vita alla nascita, che in Italia arriva adesso a 82,8 anni (più 0,4% sul 2015). Si tratta come sempre di una media: per le donne è di 85 anni e per gli uomini 80,6. Nel 2016 si registra anche una leggera riduzione delle disuguaglianze territoriali di sopravvivenza, tuttavia le differenze sono sempre notevoli: nel Nord-Est le donne possono contare su un'aspettativa di vita a 85,6 anni mentre nel Mezzogiorno si scende a 84,3  e per gli uomini si scende sotto gli 80 anni. Gli italiani più longevi vivono in Trentino Alto Adige mentre quelli meno longevi in Campania.

La riforma prevede dunque che l’età pensionabile venga aumentata a partire dal 2019 con un provvedimento del governo, in mancanza del quale l’età aumenterà automaticamente a partire dal 2021. Secondo i giornali, il governo approverà il provvedimento per aumentare l’età pensionabile entro la fine dell’anno.

Oltre all’età di pensione legale, quella a cui tutti possono andare in pensione, aumenterà anche l’età per la pensione anticipata, quella che si può ottenere a qualunque età a patto di aver versato contributi per un certo numero di anni. Attualmente, gli uomini possono andare in pensione anticipata dopo aver versato 42 anni e 10 mesi di contributi, mentre le donne dopo averne versati per 41 anni e 10 mesi. Con l’approvazione dell’aumento dell’età pensionabile, gli uomini potranno andare in pensione dopo 43 anni e tre mesi, mentre le donne dopo 42 anni e 3 mesi.

L’Italia si conferma così uno dei paesi sviluppati con la più alta età di pensionamento legale.

Ad accendere le polveri contro l'innalzamento dell'età per il ritiro dal lavoro è il vicepresidente del Pd, e ministro dell'Agricoltura, Maurizio Martina che attacca: "Non tutti i lavori sono uguali. E non tutti i lavoratori hanno la stessa aspettativa di vita per le mansioni che fanno. Le norme volute dal governo Berlusconi e poi modificate dal governo Monti sull'aumento automatico dell'età pensionabile vanno riviste e per questo serve un rinvio dell'entrata in vigore del meccanismo. I tempi per una discussione parlamentare a partire dalle commissioni preposte ci sono tutti ed io credo sia giusto prendersi tutto lo spazio utile per aggiornare questa decisione anche alla luce di nuove valutazioni".

La sua voce non resta isolata: dal fronte renziano Lorenzo Guerini, coordinatore della segreteria del Pd, ne ripercorre la linea: "Giusto ripensare le regole, i tempi ci sono". Una nota, anche Gianni Cuperlo si iscrive alla lista di coloro che chiedono lo stop allo scatto.

Indossa i panni del pompiere il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, per il quale ad oggi "c'è una legge e la legge si applica". Ma visto che "la legge andrà in applicazione all'inizio del 2019, c'è oltre un anno di tempo: se si vuole discutere e confrontarsi sul merito di questo tema, il tempo c'è".

Vedremo piuttosto se ci sarà la volontà politica di bloccare questo ennesimo aumento dell’età pensionabile, ponendo fine alla vicenda.