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Home Legalità La stangata del Governo per il nuovo anno

La stangata del Governo per il nuovo anno

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di SAVINO ALBERTO RUCCI

Energia, gas, autostrade, alimentari: ecco tutti i rincari in arrivo

Con l’arrivo del 2018 ecco arrivare i soliti numerosi e spesso ingiustificati rincari per le famiglie italiane.

A cominciare da delle bollette luce e gas, come confermato dall’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico che ha anche indicato i presunti motivi alla base dell’aumento dei costi complessivi.

Dal prossimo 1° gennaio la famiglia tipo registrerà un incremento del +5,3% per le forniture elettriche e del +5% per quelle gas. È quanto prevede l’aggiornamento delle condizioni economiche di riferimento per le famiglie e i piccoli consumatori nei servizi di tutela.

Secondo l’Authority, l’aumento dell’elettricità è legato ad una serie di fattori concomitanti (ben 9), tutti al rialzo, che hanno portato ad una decisa crescita dei prezzi all’ingrosso nell’ultimo trimestre.

Per il gas invece l’aumento è sostanzialmente determinato dalle attese dinamiche legate alle stagioni invernali, con consumi e quotazioni in aumento a livello europeo, che – in un mercato unico – implicano la crescita dei prezzi anche nei mercati all’ingrosso italiani.

La variazione del gas è sostanzialmente legata alla crescita della componente ‘materia prima’, cioè all’aumento delle quotazioni del gas attese nei mercati all’ingrosso nel prossimo trimestre, anche per effetto della maggiore domanda dei mesi invernali. Incrementi all’ingrosso influenzati anche dalla riduzione del 50% della capacità di utilizzo del gasdotto TENP (il gasdotto che collega i giacimenti olandesi all’Italia) per manutenzione.

Nel dettaglio, per l’elettricità la spesa (al lordo tasse) per la famiglia-tipo nell’anno scorrevole (compreso tra il 1° aprile 2017 e il 31 marzo 2018) sarà di circa 535 euro, con una variazione del +7,5% rispetto ai 12 mesi equivalenti dell’anno precedente (1° aprile 2016 – 31 marzo 2017), corrispondente a un aumento di circa 37 euro/anno.

Nello stesso periodo la spesa della famiglia tipo per la bolletta gas sarà di circa 1.044 euro, con una variazione del +2,1% rispetto ai 12 mesi equivalenti dell’anno precedente, corrispondente ad un aumento di circa 22 euro/anno.

L'annuncio dell'aumento dei costi della bolletta si traduce in una nuova offensiva pro-gas e contro le rinnovabili da parte del più importante giornale italiano, spesso inspiegabilmente scettico sulle rinnovabili. Nell'intervista sul Corriere della Sera di oggi a Tabarelli, direttore di Nomisma, si vuole fare credere, pur senza dirlo direttamente, che la responsabilità dell'aumento dei costi in bolletta è delle rinnovabili e che il gas è un'alternativa simil-verde più a buon mercato e dunque via a gasdotti e ri-gassificatori. La realtà è ben diversa.

Le rinnovabili non c'entrano niente con gli aumenti. Anzi, è lo stesso governo che riconosce che il costo per incentivi in bolletta - come previsto - si sta riducendo e nel 2018 sarà di 12 miliardi. In Germania se ne pagano oltre 20.

Invece uno dei motivi veri dell'aumento in bolletta, che Tabarelli dimentica, è lo "sconto" alle industrie energivore che verrà pagato dagli altri consumatori, comprese le famiglie. In pratica, le imprese energivore pagano di meno per quello che consumano e inquinano e il costo va in bolletta. Uno sconto accettato dall'Unione europea dopo lunghe trattative e giustificato dal fatto che i grandi consumatori in Italia pagano di più della media europea. Vero.

Peccato però che nel concedere lo sconto il Governo non abbia imposto a quelle aziende energivore alcun impegno per diventare più efficienti; nessuna prospettiva di miglioramento da questo punto di vista; altra dimostrazione che, esattamente come succede con i concessionari per le scelte in materia di trasporti e le priorità infrastrutturali, in Italia le scelte vere sull'energia le fanno le imprese energivore e l'Eni.

Ma sono in arrivo anche copiosi incrementi sulle tariffe autostradali: viaggiare sulle autostrade italiane costerà di più. A partire dal primo gennaio 2018 infatti, entreranno in vigore gli aumenti dei pedaggi  previsti nel decreto del ministero dei Trasporti. I nuovi rincari alzeranno in media i costi per gli automobilisti del 2,74% (dato calcolato sulla base delle percorrenze 2016) e interesseranno 23 concessionarie autostradali.

L'aggiornamento annuale delle tariffe - si legge in una nota del ministero delle Infrastrutture - deriva dall'applicazione di quanto contrattualmente previsto dalle Convenzioni Uniche stipulate dal 2007 in attuazione della legge di riforma del settore n. 296/2006 unitamente alle Delibere Cipe del 2007 e del 2013 che hanno stabilito le formule tariffarie e criteri di calcolo. La successione delle norme e degli Atti convenzionali ha dato luogo a diversi regimi tariffari che tengono conto, pur con diverse modalità, dei parametri legati all'inflazione (programmata o reale), alla qualità, al recupero della produttività nonché agli investimenti in beni devolvibili effettuati.

Ma si prospettano rincari sui prodotti alimentari confezionati - come formaggi, mozzarella, salumi - mentre i prezzi di quelli ortofrutticoli potrebbero rinculare dopo un'annata segnata dal meteo pazzo che si è fatto sentire sul costo di frutta e verdura.

Si potrebbe muovere così il carrello della spesa alimentare degli italiani, secondo un'elaborazione di Unioncamere in base all'andamento dei prezzi alla produzione, ovvero il livello dei costi nella prima fase di commercializzazione dei prodotti, quando si è ancora a livello di scambi tra imprese fornitrici e produttrici e prima che si arrivi al consumatore finale.

Ebbene, secondo Unioncamere i prezzi alla produzione nel complesso dovrebbero salire del 3%: "L'aumento è atteso dopo i segnali di rialzo dei prezzi alla produzione della filiera lattiero-casearia: +6% latte, +8% parmigiano reggiano, +3% mozzarella vaccina, negli ultimi dodici mesi", dice l'analisi.

A incidere su questa dinamica, oltre al recupero dei prezzi delle materie prime alimentari, anche alcune recenti tendenze dell'industria di trasformazione, spiega Unioncamere, come quella riguardante il burro, "protagonista di incrementi superiori al 10% nel 2017 per effetto di una intensificazione degli impieghi da parte dell'industria che lo sta sempre più utilizzando in sostituzione dell'olio di palma".