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Home Legalità Stipendi: stop al pagamento in contanti dal 1 luglio 2018

Stipendi: stop al pagamento in contanti dal 1 luglio 2018

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di SAVINO ALBERTO RUCCI

A partire dal 1° luglio 2018 non sarà più possibile per i datori di lavoro e committenti il pagamento in contanti degli stipendi. E’ quanto stabilito dalla Legge di Bilancio 2018 (legge 205/2017).


La nuova norma sulle buste paga tracciabili servirà a combattere il cosiddetto lavoro grigio. Si tratta di un comportamento fraudolento di alcune aziende che pagano lo stipendio in contanti ai lavoratori corrispondendo loro una somma più bassa del netto in busta paga, in modo da tutelare il lavoratore che riceva importi non corrispondenti a quanto scritto.

Il datore di lavoro potrà versare le retribuzioni tramite bonifico, strumenti di pagamento elettronico oppure assegno bancario o circolare consegnato.

I  contratti a cui si applica tale normativa sono di lavoro subordinato, co.co.co e cooperative.

Oltre allo stop del pagamento in contanti degli stipendi la norma fissa anche un altro principio. La firma apposta dal lavoratore sulla busta paga non costituisce in alcun caso prova dell’avvenuto pagamento della retribuzione spettante.

Le due norme sono correlate, infatti se in precedenza la firma della busta paga poteva in alcuni casi avere valenza di quietanza ora non vi potranno essere più dubbi. Questo perchè la prova dell’avvenuto pagamento sarà la traccia del pagamento stesso.

Fatta la legge trovato l’inganno, come ci ha fatto notare qualche attento lettore. Vi potrà essere infatti qualche datore di lavoro che pretenderà di avere indietro una parte del pagamento direttamente dal lavoratore in contanti. Tuttavia è chiaro che con il pagamento tracciato il lavoratore sarà pienamente consapevole del fatto che la sua retribuzione è inferiore a quella realmente spettante. Potrà quindi agire di conseguenza contro il datore di lavoro o committente.

La tracciabilità dei pagamenti non si applicherà ai rapporti di lavoro instaurati con la pubblica amministrazione ed a badanti e colf che lavorano almeno quattro ore giornaliere presso lo stesso datore di lavoro (rientranti nell'ambito di applicazione dei contratti collettivi nazionali per gli addetti a servizi familiari e domestici).

Negli anni scorsi si era già parlato di stop all’uso del contante. La normativa antiriciclaggio - l’articolo 49 del Dlgs n. 231/2007, da ultimo modificato dal Dlgs n. 90/2017 – vieta il trasferimento di denaro contante, effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi, siano essi persone fisiche o giuridiche, quando il valore oggetto di trasferimento sia complessivamente pari o superiore a 3mila euro. Prevista una sanzione da 3mila a 50mila euro, i trasferimenti attraverso “money transfer” la soglia è ridotta a mille euro; la soglia dei 3mila euro vale anche per i “cambiavalute”.

Il trasferimento superiore al predetto limite è ovviamente vietato anche quando viene effettuato con più pagamenti, inferiori alla soglia, che appaiano artificiosamente frazionati.

Il legislatore ha previsto specifiche soglie per l’utilizzo del contante anche da parte di determinate categorie di soggetti: per i “compro oro” sono bandite le operazioni superiori a 500 euro con mezzi diversi dal contante. A tal fine, il “compro oro” è tenuto ad utilizzare un conto corrente dedicato in via esclusiva a tali operazioni; per gli esercenti attività di commercio al minuto e simili o gli agenti di viaggio il limite al contante, invece, è elevato a 10mila euro. Si precisa , però, che il limite opera solo per i trasferimenti aventi ad oggetto l’acquisto di beni e prestazioni di servizi legati a turismo ed effettuati da soggetti extracomunitari che abbiano residenza fuori dal territorio italiano. Nel settore dei giochi è invece possibile utilizzare il contante per giocate fino a 3mila euro, così come per le relative vincite.