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Nuovi scenari di sfruttamento: automazione e logistica

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di MARCO SPGNUOLO

Nostra inchiesta


Logistica», «automazione»: cosa hanno in comune questi termini? Quali importanza hanno, oggi, per comprendere il mercato del lavoro e la nuova economia? Sempre più, l’economia sta tendendo a nutrirsi di risorse “immateriali” e a produrre beni “immateriali”. Le prime, spesso nominate, sono tutte quelle peculiarità cognitive dei singoli, che generalmente si usa chiamare “capitale umano”; i secondi, invece, sono i prodotti e i servizi a cui ogni giorno accediamo – dai social network a servizi di logistica online fino a servizi più specializzati.

Questa tendenza, cioè di impiegare nella produzione la forza-lavoro “cognitiva” – o, come la si usava chiamare negli anni ’70: forza-invenzione –, viene affiancata da una crescente corsa all’automazione dell’intero arco di produzione: informazione, progettazione, produzione, trasporto, pubblicità. Cento passi, possiamo dire, sono stati fatti da quando si iniziò a parlare di “informatizzazione” delle aziende: ci ritroviamo, ora, infatti, di fronte ad alcuni casi in cui l’automazione ha preso il comando sul lavoro e sulla sua organizzazione. È il caso, per esempio, dei lavoratori di Amazon e di Deliveroo – giusto per citare due grandi lotte, una passata da poco e l’altra in corso, in questo settore produttivo. Ma anche, all’inverso, dai consumatori ai lavoratori: il caso emblematico e tanto discusso degli algoritmi.

Automazione e precarietà: nuovi scenari di comando sul lavoro (vivo)

I lavoratori della logistica informatizzata, nel giorno del Black Friday scorso, si sono rivelati alla società. Uno sciopero che ha colpito duramente la rete di distribuzione europea di Amazon, mostrando le contraddizione di un portale che appare smart, veloce e conveniente ai consumatori e che, nei magazzini e sulle strade, sfrutta migliaia di lavoratori e lavoratrici, in ogni parte del mondo. A quasi tre mesi di distanza, altri lavoratori dello stesso settore – questa volta, di Deliveroo – hanno portato avanti uno sciopero, occupando a Bruxelles la sede centrale dell’azienda e forzando un tavolo in cui avanzare le proprie rivendicazioni. Due esempi, che hanno avuto dure ripercussioni sul funzionamento della catena produzione-distribuzione-consumo, facendo saltare l’anello centrale, portando alla luce le nuove forme di sfruttamento. In una rincorsa forsennata dei luoghi da collegare, dal distributore-ristoro al consumatore, in preda al controllo e al comando dell’algoritmo, questi lavoratori corrono per le città, a tutte le ore del giorno, in tutti i giorni. Senza garanzie, senza diritti, senza rappresentanza. Perché l’algoritmo non conosce alcuna legge garantista (delle poche che restano) riguardanti orari e condizioni di lavoro, né accetta alcun giorno di riposo. Accanto a questo, anche la giornata lavorativa ha subito una grande trasformazione: da parte della giornata di vita, ne è diventata la totalità. E, coincidendo giornata lavorativa e giornata di vita, anche lavoro e vita tendono a coincidere – fino ad un’accumulazione folle di ore lavorative nell’arco di 24 ore, per rispettare i ritmi, sempre crescenti, dell’algoritmo.

La rete e il lavoro: dal lavoratore al consumatore e viceversa

Ma recenti inchieste, e pubblicazioni, hanno registrato come la catena di comando nel ciclo di produzione immateriale non ci siano solo i lavoratori ad essere sfruttati sempre di più, ma anche – e in un crescendo vertiginoso – i consumatori stessi. Come? Poco sopra, parlavamo di come le punte più avanzate dell’economia stiano usando in maniera massiccia le risorse cognitive, come l’informazione e le conoscenze, per riorganizzare quotidianamente l’organizzazione del lavoro e della produzione. E in questo quadro, sono proprio i consumatori – o, meglio, gli utenti – dei motori di ricerca, dei grandi siti di distribuzione online, dei social network, a lavorare quotidianamente, senza esserne consapevoli. Infatti, proprio grazie al dibattito sull’algoritmo, da una critica al controllo pressante si è passati ad un’analisi dell’incidenza produttiva dell’uso di questi portali: in un’ora passata in rete, un consumatore ha inviato centinaia di informazioni ad Amazon, Deliveroo, Facebook, Ibs, Ikea, ecc. Così, come i più giovani possono confermare, ci capita sempre più spesso di trovare annunci di vendita di libri, articoli di arredamento, film – merci che, al di là delle loro specifiche particolarità e delle loro reciproche differenze, si rintracciano su internet – mentre si fa tutt’altro. E che questi annunci ci consiglino di comprare prodotti che “ci interessano”, ed effettivamente ci interessano. Questa non è una semplice “operazione di marketing”, ma una ristrutturazione del comando sul lavoro; cioè gli algoritmi risultano essere dispositivi di raccolta dati, forniti da utenti/consumatori, di interessi personali e particolari, al fine di riorganizzare quotidianamente, in base all’utente, l’offerta – e riuscendo (quasi) sempre a far coincidere offerta e domanda.